Credit: Francesco Cabras

L’Armenia vuole mettere al bando gli aborti selettivi

19 gennaio, 2016

Il governo armeno sta considerando la possibilità di proibire per legge gli aborti selettivi, vietando gli interventi di interruzione della gravidanza tra la 12ma e la 22ma settimana di gestazione (quelle in cui si determina il sesso del bambino) senza il consenso esplicito di un medico.
Il documento, redatto dal Ministero della Salute, vieta la possbilità che una donna abortisca solo in base al sesso del nascituro. Il Paese, infatti, ha una bilancia demografica fortemente sbilanciata a favore dei maschi: già oggi tra i ragazzi che hanno meno di 18 anni, ci sono ben 39maschi in più rispetto alle femmine. E se i tassi attuali di selezione pre-natale non cambieranno, nel 2060 mancheranno all’appello circa 93 mile donne.

Gayane Avagian, ministro della salute materna e del dipartimento di salute riproduttiva calcola che in Armenia ogni anno vengano abortite circa 2mila bambine. Per il Fondo delle Nazioni Unite per lo studio della popolazione (Unfpa) il corretto rapporto tra maschi e femmine alla nascita oscilla tra 102-106 maschi ogni 100 femmine. In Armenia, invece, il rapporto è di 114 maschi ogni 100 femmine. Uno dei tassi più elevati al mondo, di poco inferiore a quello che si registra in Cina (118 maschi ogni 100 femmine).

Malgrado siano previste multe severe per i medici che praticano aborti selettivi (fino a 11mila dollari) molti osservatori non pensano che un possibile divieto della pratica possa invertire il trend. Al contrario, c’è il timore che possa far crescere la corruzione, incoraggiare gli aborti clandestini e, di conseguenza, la mortalità materna. “Per molte famiglie armene avere un figlio maschio è la cosa più importante. E dubito fortemente che si possano ottenere risultati con un semplice divieto. Per prima cosa serve un cambio di mentalità”, commenta Aharon Adibekian, direttore del centro di ricerca sociale “Sociometer” intervistato da Eurasianet.org.

Gli aborti selettivi sono particolarmente diffusi nelle regioni orientali del Paese, quelle più povere, dove il rapporto maschi-femmine è di 118-100. Le cose non vanno meglio nella capitale, dove le giovani donne subiscono forti pressioni per uccidere le figlie femmine prima che nascano. La venticinquenne Lilit, residente a Yerevan, racconta di aver subito forti pressioni dalla suocera e dal marito per abortire la bambina che aveva in grembo: “La mia prima figlia era femmina, una seconda sarebbe arrivata. Avrei dovuto abortire o avrei rovinato la famiglia”, racconta. Alla fine, ha piegato la testa, ha accettato di abortire, ma lacerata: credeva di non avere altre opzioni.

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