Un'immagine proposta dall'associazione "28 too many"  per sensibilizzare sul tema delle MGF

Salviamo Roweida

29 gennaio, 2016

Roweida è una ragazza somala di 14 anni. Vive in Arabia Saudita con la mamma e con la nonna. Rischia di andare incontro a un destino atroce. La ragazza infatti è stata promessa in sposa a un uomo (molto più anziano di lei) che ha fatto alla famiglia una richiesta ben precisa: vuole che la ragazza sia “cucita” prima delle nozze. Vuole che venga infibulata.
Roweida rischia di subire una procedura dolorosissima e molto pericolosa che mette a rischio la sua stessa vita. Capita infatti che le infezioni o le eccessive perdite di sangue possano provocare la morte delle bambine e delle ragazze che vengono sottoposte a questa pratica.
A decidere il destino della ragazza è la nonna materna. Ha stabilito che Roweida dovrà tornare in Somalia per essere sottoposta all’operazione. A nulla valgono le proteste della madre e della ragazza. “Spesso sono proprio le nonne o le madri, che hanno subito queste mutilazioni in passato, a perpetrarle – spiega Maryan Ismail, esponente della comunità somala milanese -. Da vittime diventano carnefici, paladine della purezza delle ragazze”.
Nella società somala, infatti, la pratica delle mutilazioni genitali è diffusissima. E viene percepita come una vera e propria necessità per le bambine che, se non sono escisse, non trovano marito. Diventando così un disonore per la famiglia. Ad aggravare la situazione, la violenza da parte degli uomini, come quello che ha chiesto in sposa Roweida. Disposti a pagare profumatamente la dote di una ragazza “cucita”.

A denunciare la vicenda di Roweida è l’Associazione donne somale Iskafiri che da diversi anni è impegnata a contrastare le mutilazioni genitali femminili. “Tali pratiche – spiega la presidente Faduma Abdulle – rappresentano non solo la volontà di sottomettere le donne ma costituiscono un pericolo reale  per la loro salute e la loro vita, per questo l’Associazione lancia un appello a tutte le persone che vogliono sottrarre Ruweida a questa umiliante e pericolosa  pratica”.
L’associazione Iskafiri ha anche lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org per chiedere all’onorevole Emma Bonino, già ministro degli Esteri, di intervenire per salvare Roweida.

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