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Caschi blu, ancora violenze contro le bambine

4 aprile, 2016

Continua a crescere lo scandalo di abusi e violenze sessuali commesse dai Caschi blu in Repubblica Centrafricana. Circa cento ragazze, hanno denunciato di essere state costrette a subire abusi sessuali da parte dei peacekeepers. Sotto accusa, sarebbero in modo particolare i militari francesi della missione “Sangaris” che, in base al racconto di tre ragazze, le avrebbero portate all’interno del loro compound e poi avrebbero abusato di loro in maniera particolarmente crudele.

Un episodio avvenuto nel 2014, che va ad aggiungersi alla lunga lista di violenze commesse in Repubblica Centrafricana dai peacekeepers, tra cui vari Caschi blu delle Nazioni Unite. Una vicenda che è stata resa pubblica solo grazie alla denuncia di un funzionario Onu che, nonostante il silenzio dei suoi superiori sulla vicenda, ha deciso di rendere pubblico un documento riservato in cui si descrivono in maniera dettagliata gli abusi perpetrati dai militari delle Nazioni Unite su alcuni bambini nei pressi di Bambari, cittadina a 380 chilometri da Bangui, nel cuore della Repubblica Centrafricana.

Il rapporto documenta gli abusi subiti da diversi minori (maschi e femmine) tra il dicembre 2013 e il luglio 2014, durante il periodo di transizione tra l’operazione “Sangaris” dell’esercito francese e la missione delle Nazioni Unite “Minusca”. Si tratta di un numero consistente di bambini di età compresa tra gli 8 e i 15 anni diventati preda di 14 Caschi blu: piccoli sfollati, orfani e affamati. Predati senza pietà da coloro che avrebbero invece dovuto proteggerli, in cambio di pochi dollari o di un po’ di cibo.

La vicenda dei militari francesi, purtroppo, non rappresenta una novità. Sebbene non esista una ricerca sistematica su questi temi, vari rapporti in Paesi diversi tra loro documentano come spesso siano peacekeepers e operatori umanitari a commettere violenze e abusi sessuali ai danni di donne e bambini. Una ricerca condotta in un campo profughi della Liberia (era il 2006) ha rivelato che gli abusi sui bambini – in particolare sulle ragazze con meno di 15 anni – erano molto diffusi e perpetrati dagli ufficiali del campo, da operatori umanitari, peacekeeper e impiegati del governo”.
Più di recente, le truppe delle Nazioni Unite ad Haiti e in Sudan sono state accusate di abusi sessuali su minori. Nel 2015, un report delle Nazioni Unite composto da interviste a 200 donne haitiane (un terzo delle quali minorenni) denuncia la pratica dello sfruttamento sessuale da parte dei Caschi blu in cambio di cibo e altri aiuti materiali.

Eventi catastrofici come un terremoto o una guerra precipitano le famiglie già povere in una condizione di ulteriore povertà. A chi non ha più nulla, non resta altra alternativa che vendersi. Ad approfittare di questa situazione sono – spesso – anche coloro che dovrebbero invece portare aiuto. Un vecchio studio dell’Unicef (datato 1996) rivela che “in sei Paesi sui 12 esaminati l’arrivo delle forze di peacekeeping è associato a un rapido aumento della prostituzione minorile”. Un aggiornamento realizzato otto anni dopo, dimostra che questi abusi continuano.

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