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AGIRE: UN’ALTRA GIORNATA DI SANGUE IN SIRIA AUMENTANO GLI SFOLLATI E I BISOGNI UMANITARI

9 agosto, 2012

La risposta delle 9 Organizzazioni Non Governative del network di AGIRE

In Siria si continua a combattere. Solo ieri le vittime sono state più di 200 e ad Aleppo la giornata di oggi è cominciata con bombardamenti e artiglieria pesante che hanno già provocato decine di morti. La capacità degli ospedali di far fronte al numero crescente di feriti è ormai insufficiente, mancano medicinali e personale.

Il conflitto in Siria assume ormai i contorni di una grave crisi umanitaria e aumenta il numero di coloro che varcano il confine nella speranza di sfuggire alle violenze.
In Giordania il numero di rifugiati siriani è cresciuto notevolmente negli ultimi 3 mesi, soprattutto a seguito dell’inasprirsi degli scontri Dera’a, Homs e Damasco. Le Nazioni Unite ne hanno registrati 40 mila, ma si stima che siano almeno 150 mila i Siriani fuggiti in Giordania. L’afflusso medio verso la Giordania è di 1.500 persone al giorno.

Per far fronte a un esodo così massiccio, il governo giordano ha allestito un nuovo campo rifugiati a Za’atri, a pochi chilometri dal confine con la Siria. Attualmente il campo ospita 2.500 persone in tende a 5 posti, ma si prevede nelle prossime settimane di ampliarne la capienza fino a 120 mila persone. A Za’atri Intersos si occupa dei servizi comunitari. Gli operatori lavorano a pieno ritmo per facilitare l’ingresso dei rifugiati, che avviene soprattutto nelle ore notturne, e per garantire loro tutti i servizi di base necessari. E’ una corsa contro il tempo: già nei prossimi giorni la popolazione del campo potrebbe raddoppiare.

“Le condizioni di vita all’interno del campo sono difficili.” – racconta Alda Cappelletti, capo missione di Intersos. “Molti rifugiati hanno visto o subito violenza, donne e bambini sono traumatizzati e frustrati per aver abbandonato in Siria parte della propria famiglia. C’è un senso di paura e disperazione molto forte, che emerge immediatamente quando parliamo con loro. Purtroppo la qualità di vita nei campi non aiuta a ritrovare serenità: sotto le tende fa molto caldo e il vento alza continuamente la sabbia del deserto. Ma quasi tutti sanno che c’è il rischio che questo campo sia casa loro per molto tempo”.

In Libano non ci sono invece campi rifugiati. Per accogliere i 35 mila rifugiati registrati, il governo ha deciso di favorire soprattutto l’ospitalità nelle case private e in numerose strutture pubbliche, soprattutto scuole. Ma anche in Libano il numero reale dei rifugiati è ben superiore alle cifre ufficiali. La maggior parte si è stabilita nelle regioni settentrionali del paese e nella valle della Bekaa.

Terre des Hommes Italia gestisce ad Arsal, a pochi chilometri dal confine con la Siria, alcuni programmi di scolarizzazione e supporto psico-sociale per i bambini rifugiati.
“All’inizio non riuscivamo neanche a parlare con i bambini perché temevano ritorsioni” – ricorda Mauro Clerici, capo missione dell’organizzazione. “Sono rimasti giorni interi chiusi in casa, sotto le bombe, aspettando una tregua negli scontri che consentisse loro di fuggire. Molti sono adesso in Libano accompagnati da altre famiglie a cui i genitori li hanno affidati. Non è facile aiutarli a superare il trauma di quello che hanno visto e subito”.

L’Iraq ha riaperto il confine lo scorso 23 luglio e ospita circa 9 mila rifugiati siriani. Inoltre, almeno 20 mila rifugiati iracheni fuggiti in Siria (1/4 del totale) hanno fatto rientro in Iraq. Sono invece oltre 46 mila i siriani che hanno trovato rifugio in Turchia. Secondo le stime ufficiali del governo, la popolazione nei campi è cresciuta quasi dell’80% negli ultimi 2 mesi, compromettendo la capacità di accoglienza complessiva del paese e rendendo necessaria la costruzione di ulteriori siti rispetto ai 7 campi già operativi nelle province di confine di Hatay, Gaziantep, Kills e Ceylanpinar. In crescita, infine, il numero di persone che cercano riparo al di fuori della regione: alcune fonti sostengono che circa 25 mila rifugiati siriani siano entrati in Algeria, mentre più di 12 mila richieste di asilo sono state presentate da cittadini di nazionalità siriana che hanno raggiunto i paesi europei.

“Se gli scontri continueranno con questa intensità in Siria – dice Marco Bertotto, direttore di AGIRE – le organizzazioni umanitarie prevedono che già dai prossimi giorni altre carovane di persone in fuga si riverseranno nei paesi confinanti, mettendo a seria prova la capacità di accoglienza finora dimostrata e contribuendo ad alimentare situazioni di potenziale tensione e instabilità interna. Diventa quindi sempre più importante sostenere le popolazioni sfollate e rifugiate e contribuire ad alleggerire la pressione che grava anche sui paesi ospitanti.”

AGIRE ha lanciato un appello di raccolta fondi per sostenere 9 ONG del network impegnate in programmi di assistenza umanitaria in Siria e nei paesi confinanti.
E’ possibile offrire il proprio sostegno attraverso i seguenti canali: On-line: con carta di credito, Paypal o PagoInConto (per clienti del gruppo Intesa Sanpaolo) sul sito www.agire.it
In banca: con bonifico bancario su conto corrente di Banca Prossima intestato ad AGIRE ONLUS, Via Aniene 26/A – 00198 Roma.

IBAN: IT64 R 03359 01600 100000013915 Causale: “Emergenza Siria”, oppure presso le agenzie delle Banche del Gruppo Intesa Sanpaolo utilizzando il codice “Grande Beneficiario” 9660 per ottenere la gratuità dell’operazione.

In posta: con bollettino postale sul conto corrente postale n. 4146579, intestato ad AGIRE ONLUS, Via Aniene 26/A – 00198 Roma.

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