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Bimbi detenuti in Italia: le ICAM non possono e non devono essere l’unica risposta. Case Famiglia Protette: adesso è ora di aprirle

6 marzo, 2015

A quattro anni dall’approvazione della legge di riforma delle madri detenute con i figli (8 marzo 2011), sono ancora una quarantina i bambini che vivono con le loro mamme nelle carceri italiane. Denunciando questa grave violazione dei diritti dell’infanzia Terre des Hommes, assieme all’Associazione A Roma, Insieme e Bambinisenzasbarre, esprimono forte preoccupazione per l’assenza di una politica nazionale realmente funzionale alla risoluzione di questo delicato e urgente problema.

Al 30 giugno 2014 risultano essere 43 le madri detenute in Italia con al seguito i propri figli, per un totale di 44 bambini presenti nelle nostre carceri. Nel 2011 una legge di riforma (n.62/2011) prevedeva per le detenute madri prive di una casa e con un profilo di bassa pericolosità le Case Famiglie Protette come alternativa al carcere, o alla carcerazione attenuata delle cosiddette ICAM (Istituti a Custodia Attenuata per Detenute Madri). A tutt’oggi però non ne risulta aperta nessuna in Italia e i bambini rimangono in carcere, con gravi conseguenze sul loro benessere e corretto sviluppo.

Il problema sembra essere di carattere squisitamente economico: le Case Famiglia Protette infatti devono essere identificate dagli enti locali e da loro finanziariamente sostenute. Nulla invece può essere fatto ricadere sull’amministrazione penitenziaria, come chiarisce la legge 62/2011 laddove afferma che il principio del ‘… senza oneri aggiuntivi per il Ministero…”.

 

All’assenza di Case Famiglia Protette fa da contraltare invece una politica ministeriale di forti INVESTIMENTI in favore delle ICAM, che dal 2011 ad oggi sono diventate tre: Milano, Venezia e Cagliari. Tuttavia queste strutture hanno un costo elevato a fronte di evidenti inadeguatezze, rispetto alle esigenze di protezione, cura e crescita dei bambini ospitati. Si tratta infatti di Istituti detentivi, pur attenuati, l’utenza accolta è molto varia (donne incinte, madri con bambini, padri); e si riscontra un’ampia differenza di età dei bambini che possono accedervi (0 – 10 anni).

Di contro le Case Famiglia Protette risponderebbero al bisogno di un ambiente a misura di bambino, di un supporto efficace alla genitorialità e all’inserimento sociale delle madri, di una risposta variabile rispetto alle specifiche esigenze di età dei bambini accolti, nonché infine, di un minor costo di gestione. Pertanto si configurano come la soluzione migliore per le detenute madri con le caratteristiche definite dalla legge 62/11.

Terre des Hommes, Aromainsieme e Bambinisenzasbarre tornano a chiedere quindi che, senza alcun onero aggiuntivo per il Ministero della Giustizia, siano stornati dei fondi dal piano di costruzione delle nuove ICAM in favore delle Case Famiglia Protette.

Stante l’esiguo numero dei bambini presenti nelle carceri, infatti, poche Case Famiglia Protette identificate localmente potrebbero essere finalmente attivate e rese sostenibili se anche il Ministero riconoscesse ad esse un minimo contributo.

Tale impegno, infatti, sarebbe sufficiente a rendere più accettabile agli enti locali, già stremati dai continui tagli di bilancio, l’assunzione delle proprie responsabilità a tutela di questi bambini.

 

Terre des Hommes da 50 anni è in prima linea per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo. Attualmente Terre des Hommes è presente in 65 paesi con oltre 840 progetti a favore dei bambini. La Fondazione Terre des Hommes Italia fa parte della Terre des Hommes International Federation, lavora in partnership con ECHO ed è accreditata presso l’Unione Europea, l’ONU, USAID e il Ministero degli Esteri italiano. Per informazioni: www.terredeshommes.it

A Roma, Insieme Riconosciuta per il suo impegno e la sua professionalità a livello nazionale, A Roma, Insieme è un’associazione di volontariato che si occupa da diciotto anni dei bambini che si trovano nel carcere di Rebibbia detenuti al seguito delle proprie madri. L’associazione offre una serie di servizi volti a rendere la vita di questi bambini quanto più vicina, nel possibile, a quella che spetterebbe loro di diritto. Parallelamente ai servizi sul territorio e le uscite settimanali del sabato, A Roma, Insieme svolge, da sempre, una forte azione di lobbying sulle istituzioni per incidere positivamente sul quadro legislativo che disciplina questo delicato settore, con particolare riguardo alla condizione dei bambini: http://aromainsieme.altervista.org/blog/

 

Bambinisenzasbarre è un’associazione impegnata in Italia in ambito penitenziario nei processi di sostegno psicopedagogico alla genitorialità in carcere con un’attenzione particolare ai figli, colpiti dall’esperienza di detenzione di uno o entrambi i genitori.  Priorità dell’azione di Bambinisenzasbarre è la cura e il mantenimento della relazione figlio/genitore durante la detenzione di uno o di entrambi di questi, nonché la tutela del diritto del figlio alla continuità del legame affettivo

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