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Dichiarazione congiunta di 30 agenzie internazionali e ONG per gli aiuti umanitari: “Non dobbiamo fallire a Gaza”

27 febbraio, 2015

27 febbraio 2015) – Sono passati sei mesi dal cessate il fuoco del 26 agosto 2014 dopo 7 settimane di combattimenti tra l’esercito israeliano e i gruppi armati palestinesi nella Striscia di Gaza. Le agenzie dell’ONU e le ONG che operano a Gaza esprimono grande preoccupazione dagli pochi passi in avanti fatti finora per il miglioramento della qualità di vita della popolazione civile e nell’affrontare le cause che stanno alla base del conflitto.

Continua il blocco imposto da Israele mentre il processo politico, assieme all’economia, sono paralizzati e le condizioni di vita dei Gazawi sono peggiorate. La ricostruzione e la ristrutturazione delle decine di migliaia di abitazioni, ospedali e scuole danneggiate o distrutte durante l’operazione, vanno molto a rilento a causa della mancanza di materiali da costruzione e di fondi. Sporadicamente riprendono i lanci di razzi da parte dei gruppi armati palestinesi. Questa situazione fomenta la disperazione e la frustrazione nella popolazione, che è composta per due terzi da rifugiati palestinesi e che viveva in pessime condizioni già prima dell’ultima operazione Protective Edge. La maggior parte degli abitanti da anni non ha accesso a una quantità sufficiente di cibo e gli oltre sette anni di blocco hanno gravemente compromesso l’accesso ai servizi di base fondamentali come sanità, acqua potabile e servizi igienici.

Da luglio 2014 la situazione si è drammaticamente deteriorata. Circa 100.000 palestinesi hanno passato l’inverno fuori dalle loro case, in scuole e rifugi di fortuna assolutamente non adatti a una lunga permanenza. L’elettricità manca anche per 18 ore al giorno, a causa di black-out programmati. Nel settore pubblico gli impiegati continuano a non percepire i salari e la mancanza di passi in avanti nel governo di unità nazionale accresce ulteriormente le tensioni. A causa delle forti limitazioni nei movimenti la maggior parte del milione e ottocentomila residenti sono intrappolati nella Striscia senza speranza per il loro futuro.

A essere maggiormente colpiti da questa situazione sono i più vulnerabili come gli anziani, i disabili, le donne e quasi un milione di bambini e adolescenti che hanno vissuto inimmaginabili sofferenze durante le tre maggiori operazioni israeliane che hanno avuto luogo negli ultimi sei anni. I bambini in particolare non hanno accesso a un’istruzione di qualità e oltre 400.000 di loro avrebbero subito bisogno di assistenza psicosociale.

Nonostante ciò, la comunità internazionale non sta dando adeguato sostegno a Gaza. Pochi dei 5,4 miliardi di dollari promessi al Cairo sono arrivati a Gaza. Sono stati sospesi i risarcimenti alle famiglie che hanno perso tutto nei bombardamenti e altri importanti aiuti sono stati bloccati per mancanza di fondi. E’ inevitabile un ritorno alle ostilità se non verranno fatti dei passi in avanti e non si affronteranno le cause che stanno alla base del conflitto.

Israele, in quanto potenza occupante, ha doveri ineludibili e deve ottemperare ai suoi obblighi dettati dalle norme internazionali. In particolare deve sollevare il blocco come richiesto dalla risoluzione 1860 del 2009 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il fragile cessate il fuoco deve essere rafforzato e le parti devono riprendere i negoziati per raggiungere un accordo definitivo della questione israelo-palestinese. Tutte le parti devono rispettare le norme internazionali e coloro che sono responsabili delle violazioni devono essere portati davanti alla giustizia. La responsabilità e l’adesione alle regole umanitarie internazionali e alle norme sui diritti umani sono i prerequisiti essenziali per una pace duratura. L’Egitto deve inoltre aprire il varco di Rafah, una misura urgente in particolare per i casi d’interesse umanitario. Infine le promesse dei donatori devono tradursi in effettivi fondi erogati per l’emergenza Gaza.

Non possiamo fallire un’altra volta abbandonando Gaza. Dobbiamo contribuire a rendere Gaza un luogo dove è possibile vivere e un esempio di pace e sicurezza per tutta la regione.

Firmato:

1.        ActionAid

2.        Alianza por la Solidaridad

3.        DanChurchAid

4.        Diakonia

5.        Handicap International

6.        Helpage International

7.        Medical Aid for Palestinians (MAP)

8.        Médecins du Monde

9.        medico international

10.     Mennonite Central Committee

11.     Movement for Peace – MPDL

12.     Norwegian Church Aid

13.     Norwegian People’s Aid

14.     Norwegian Refugee Council

15.     Office of the Humanitarian Coordinator and UN Resident Coordinator

16.     Oxfam

17.     Première Urgence – Aide Médicale

Internationale

18.     Rebuilding Alliance

19.     SAVE the Children International

20.     Secours Islamique France(SIF)

21.     Terre des Hommes

22.     The Kvinna till Kvinna Foundation

23.     The Swedish Organisation for Individual Relief

24.     UN OCHA oPt

25.     UN OHCHR

26.     UN Relief and Works Agency (UNRWA)

27.     UN Women

28.     World Food Programme

29.     World Health Organization

30.     World Vision Jerusalem – West BANK – Gaza

 

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