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L’ Europa “gonfia” gli aiuti internazionali per oltre €5 miliardi nel 2010 perdendo di vista la “lotta alla povertà”, affermano le ONG

20 maggio, 2011

Lanciato contemporaneamente in tutta Europa il 19 maggio, il rapporto Aidwatch di quest’anno Sfida all’aiuto-egoista: allenare l’aiuto europeo alla lotta contro la povertà sostiene che:

·         Nel 2010 gli Stati Membri della UE hanno rendicontato 5,1 miliardi di euro di aiuto gonfiato, pari a quasi il 10% degli aiuti complessivi forniti ai Paesi partner lo scorso anno. Di questi 2,5 miliardi di euro corrispondono alla cancellazione del debito, all’incirca 1,6 miliardi di euro per borse di studio e 1,1 miliardi di euro sono stati spesi nei Paesi europei per i rifugiati.

·         L’Unione Europea resta il maggior donatore al mondo, ma nel 2010, solo nove Paesi1 hanno raggiunto gli obbiettivi di aiuto che si erano posti.

·         L’aiuto allo sviluppo è sempre più dettato dall’agenda della politica interna, dall’immigrazione e dagli interessi commerciali.

Questa analisi è basata sui dati pubblicati in aprile dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Europea), che mostrano un aiuto europeo a quasi 55 miliardi di euro (0,43% del PIL), fallendo l’obiettivo ambizioso sottoscritto nel 2010 per 15 miliardi di euro.

Stanziamenti degli aiuti sempre più legati ai propri interessi

Al di là dei numeri, gli Stati Membri sono sempre più concentrati sulle sole vicende interne, e promuovono politiche di aiuto che hanno come priorità gli obiettivi di politica interna o estera.

Per esempio, mentre l’OCSE classifica almeno 44 Paesi come fragili, più del 30% di tutto l’aiuto allo sviluppo destinato ai paesi fragili dal 2002 è andato solo a tre Paesi: Iraq, Afghanistan e Pakistan. L’Afghanistan è una Paese prioritario per 11 Stati europei, che includono Finlandia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito. I Paesi più poveri che rischiano di restare orfani di aiuti sono la Sierra Leone, l’Eritrea, il Laos, il Cha, le Comoro e il Malawi.

Gli alti livelli di povertà e le significative sfide dello sviluppo in Afghanistan non possono pienamente spiegare l’interesse che l’Europa mostra in quel Paese. Come indica il sondaggio condotto da Aidwatch sui 27 Paesi dell’Unione, gli stanziamenti dei paesi europei per l’Afghanistan sono giustificati al proprio interno prevalentemente basandosi sui timori per la sicurezza e l’immigrazione.

Jean Kamau di ActionAid Kenya afferma: “L’aiuto allo sviluppo è sotto assalto e sembra guidato dagli interessi interni. È già abbastanza grave che la maggior parte degli Stati Membri stiano tagliando gli aiuti, ma usarli per altri scopi rispetto alla lotta alla povertà è inaccettabile”.

L’efficacia dell’aiuto: i processi di sviluppo marginalizzati

Il rapporto evidenzia anche come l’approccio basato esclusivamente su interessi interni riguardi tutto l’aiuto, non solo le scelte di destinazione sui Paesi.

Il prossimo novembre gli Stati Membri della UE prenderanno parte al summit di Busan, in Corea del Sud, per analizzare quale sia stato il loro contributo2 per il miglioramento dell’efficacia degli aiuti e per elaborare delle linee guida per gli impegni futuri. In tutta Europa c’è l’ossessione di volere dimostrare risultati immediati e misurabili con indicatori. Il rischio è l’ulteriore abbandono di Paesi “difficili” o di interventi lunghi e complessi, con scarsa considerazione dei bisogni effettivi e dell’impatto sulla povertà e trasformazioni sociali delle comunità.

Stephen Doughty di Oxfam International ammonisce: “I governi europei faranno un grave errore se gli sforzi volti a provare che l’aiuto è efficace alla propria opinione pubblica finissero per ridurre l’efficacia degli aiuti. Sradicare la povertà deve rimanere l’obiettivo primario delle politiche europee di aiuto. Qualsiasi altra cosa metterà a repentaglio la credibilità dell’Europa a Busan”.

Il coinvolgimento di tutti gli attori sociali deve essere al centro delle politiche di sviluppo europee: sostegno e trasparenza

I recenti rivolgimenti nel mondo arabo hanno mostrato quanto sia importante che la gente possa rivendicare i propri diritti e possa chieder conto al proprio governo del suo operato, così come quanto sia importante che le istituzioni di governo siano disposte – e capaci – a rispondere a tali richieste.

Aidwatch ribadisce all’Europa la richiesta di porre il coinvolgimento e il sostegno di tutti gli attori sociali nei Paesi al centro della politica di sviluppo dell’Unione. Un importante primo passo sarebbe aumentare i fondi a sostegno della società civile locale.

Nel biennio 2008-2009, il 10% dell’aiuto bilaterale complessivo, al netto del debito, è andato al rafforzamento della governance e della società civile, in nord Africa era appena al 4%. L’Italia ha destinato l’8,5% del suo bilaterale a sostegno del miglioramento della governance nel periodo di riferimento, ma solo il 4,5 % in Nord Africa. Concord ha suggerito che il 15% degli stanziamenti della Commissione Europea siano destinati alla società civile nel prossimo budget europeo.

Donne e ragazze devono avere un ruolo centrale in qualsiasi serio tentativo di contrastare l’ingiustizia e la povertà globale. Le donne rappresentano più del 70% dei poveri nel mondo, ma la maggior parte dei Paesi EU non hanno strategie specifiche per sostenere l’empowerment femminile sono primi di operazionabilità. Il Piano strategico EU per le questioni di genere è stato largamente ignorato dai Paesi membri.

Coinvolgere tutte le componenti della società civile significa anche massima trasparenza delle informazioni da sottoporre allo scrutinio pubblico. Nessuno dei Paesi Europei pubblica sistematicamente tutte le informazioni necessarie per gli aiuti. Regno Unito, Danimarca, Estonia, Svezia, Commissione Europea e Repubblica Ceca sono tra i più trasparenti; Francia, Ungheria, Polonia e Malta i meno trasparenti.

Nick Roseveare di Bond ha dichiarato: “La ownership democratica e la parità di genere sono i mattoni di un efficace aiuto allo sviluppo. L’Europa ha l’opportunità di ricostruire la propria credibilità di partner solo ponendo questi valori alla centro di tutti i suoi futuri sforzi negli aiuti”

Un Focus sull’Italia

Nel 2010 il rapporto APS/PIL è sceso dallo 0,16% del 2009 a 0,15%. Il che significa una differenza rispetto all’obiettivo di aiuto Europeo pari a 5,4 miliardi di euro, uno degli scarti più ampi in termini assoluti. L’Italia rappresenta in effetti una delle ragioni principali che hanno impedito all’UE di raggiungere i suoi obiettivi di aiuto responsabile del 38% dell’ammanco

Nel 2011 l’APS Italiano ha subito un’ulteriore contrazione del 45%. Nessuna quota è stata versata in favore della cooperazione multilaterale, malgrado esista un debito di oltre 1 miliardo di euro, e nessun contributo è stato versato al Fondo Globale o alla convenzione per l’aiuto alimentare. Gli stanziamenti della cooperazione italiana allo sviluppo all’interno del Ministero degli Affari Esteri hanno subito tagli più estesi rispetto ad altre spese interne allo stesso Ministero, evidenziando la mancanza di interesse del vertice politico a difendere i fondi a favore della cooperazione allo sviluppo, mentre l’accentuatasi assenza cronica di organico di quasi un quinto ha ridotto la struttura tecnico della cooperazione italiana quasi al collasso. Ormai le disponibilità dell’azione bilaterale pubblica sono pari a 158 milioni di euro quando le organizzazioni di solidarietà internazionale ne raccolgono 500 milioni.

La cooperazione italiana allo sviluppo ha continuato ad impegnarsi nella realizzazione delle azioni previste dal piano nazionale sull’efficacia dell’aiuto. Eppure molte delle condizioni previste da tale piano devono ancora essere soddisfatte. Tra queste le ONG Italiane evidenziano l’assenza di linee guida multilaterali e il mancato snellimento delle procedure amministrative a sostegno delle ONG. In termini di trasparenza, nella valutazione di AidWatch l’Italia è in 19° posizione per trasparenza nell’UE a 27. L’azione sugli aiuti ‘legati’all’acquisto di beni e servizi nazionali non ha prodotto nessun cambiamento concreto, specie sui prestiti agevolati. Al contrario, la quota di aiuti italiani ‘legati’ è aumentata. La prima richiesta di tutte le ONG italiana per evitare la dismissione della politica pubblica di cooperazione allo sviluppo è “nominare un sottosegretario con un chiaro ed esclusivo mandato sulla cooperazione allo sviluppo”

L’intero rapporto si può trovare all’inidirizzo:

http://aidwatch.concordeurope.org/

Cosa è Concord?

Concord è la Confederazione europea delle ONG di sviluppo ed emergenza. La sue 24 associazioni nazionali e 18 network internazionali rappresentano più di 1.600 ONG, sostenute da milioni di cittadini in tutta Europa: www.concordeurope.org

Note

1 Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia e Gran Bretagna.

2 all’ High Level Forum in Paris (2005) donatori e governi hanno concordato un’azione concreta per riformare l’aiuto in 5 aree cruciali: rafforzare la titolarità dei governi partner nelle strategie di sviluppo, armonizzare le prassi dei donatori, allineare i donatori alle procedure dei governi partner, gestire lo sviluppo con risultati e mutua accountability. Questi impegni sono stati ulteriormente approfonditi e ampliati nel seguente forum di Accra (2008).

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