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A scuola con Barakat

4 giugno, 2014

Assomiglia a Roberto Benigni nel film La vita è bella. È magro, col naso grande, gli occhi innocenti e un po’ stanchi ma con il sorriso sempre pronto. Il suo obiettivo non è nemmeno così diverso da quello che aveva Benigni nel film vincitore di un Oscar. Hisham Barakat, siriano di 33 anni, si impegna affinché i bambini siriani rifugiati in Libano, soffrano il meno possibile.

 

Barakat è Area coordinator di Terre des Hommes Italia nell’area di Jbeil,  all’interno di un programma educativo finanziato da UNHCR nella regione del Monte Libano. Il suo telefono squilla da mattina a sera, fin quando la batteria non è scarica del tutto. È diventato punto di riferimento per i siriani che arrivano nell’area e tutti lo chiamano o gli mandano messaggi per spiegare le proprie necessità. Principalmente, si tratta di questioni relative all’alloggio,  a problemi medici e all’accesso all’educazione per i bambini. Queste persone hanno bisogno di assistenza anche per la registrazione come rifugiati,  requisito fondamentale per usufruire dei servizi sociali finanziati da UNHCR.

 

Sono già otto anni che Barakat divide la sua vita tra il Libano e la Siria.  Precedentemente infatti, lavorava nel settore marketing di una ditta privata e i suoi impegni lo obbligavano a passare lunghi periodi in Libano. Quando è scoppiata la guerra in Siria però,  ha deciso di dimettersi con l’intento di lavorare presso le ONG che assistono i rifugiati. Dopo varie esperienze con altre organizzazioni,  è ormai da più di un anno membro dello staff di Terre des Hommes Italia.

 

Secondo i calcoli di Barakat, nell’area di Jbeil, abitano tra le 4.000 e le 5.000 famiglie siriane, un numero che aumenta di giorno in giorno. Si calcola che la metà dei rifugiati siano bambini. Barakat si prende cura di tutti, li conosce bene ormai e tutti si rivolgono a lui come ad un amico.  Anche i bambini, quando lui si reca nelle due scuole presenti in zona, si confidano con lui, gli raccontano tutto, come fosse uno zio. È ben consapevole che non sarebbe responsabile per tutta la comunità ma non può fare altro. Questo è un lavoro che impegna 24 su 24 e per 7 giorni a settimana con la conseguente rinuncia ad una vera e propria vita personale. Barakat non ha mai fumato, ma da quando ha iniziato questo lavoro, accende una sigaretta dopo l’altra. “Il numero di rifugiati adesso è molto alto; è frustrante non poter aiutare a tutti”, si lamenta. Spesso accompagnato da Rita, l’operatrice che lavora con lui, la sera si incammina per le strade della città per conoscere i bambini che lavorano come venditori ambulanti; dopodiché  si reca dalle famiglie per convincerle a portare i figli a scuola. Sa come deve trattare con loro. “L’istruzione è la cosa più importante. I bambini devono imparare”, ripete sempre.

 

La sua passione per i bambini si vede da come parla. “La guerra genera dei bambini stanchi e pieni di traumi” ci dice ricordando una bambina che si faceva la pipi addosso per la paura al solo ricordo di quello che aveva vissuto durante la guerra. “Adesso che sono lontani dal conflitto, voglio che niente e nessuno faccia loro male”. Non è facile, la situazione per i siriani in Libano è molto dura. Il numero di rifugiati siriani registrati nel paese è di un milione, ma si stima che la popolazione totale possa addirittura essere il doppio. In un paese piccolo come il Libano,  di appena qu
attro milioni di abitanti, questo aumento demografico si fa sentire in tutti gli ambiti. Per tanti libanesi i siriani sono diventati un capro espiatorio. “Non e giusto”, dice Barakat. “I siriani non si sentono bene qui, sono trattati come mendicanti, come cittadini di seconda classe”.

 

Mai avrebbe immaginato che la guerra stesse per scoppiare, ci spiega. Da tre anni e mezzo ormai non fa più ritorno in Siria, ma la sua famiglia è ancora lì, nel sud del paese. “La morte è diventata una presenza quotidiana per loro. Io ho perso dei cugini e mi mancano tanto”, dice. Una volta finita la guerra, vuole tornare in Siria per continuare a lavorare con le ONG,  per continuare ad aiutare.

 




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