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Gaza, un anno dopo

10 novembre, 2015

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Nonostante i buoni propositi e la periodica ma alla luce dei fatti insufficiente attenzione che riceve il territorio, a Gaza rimangono ancora molti problemi da affrontare.

Solo nel 2014, a causa dei bombardamenti, ci sono stati più di 11mila feriti, di cui più di 2000 donne e quasi 3400 bambini. Delle oltre 2100 persone che hanno perso la vita, vi erano più di 250 donne e, purtroppo, più di 270 bambini.

La situazione sanitaria è agli estremi, parecchi ospedali distrutti o inagibili, ad oggi le liste di attesa per alcuni interventi di chirurgia elettiva arrivano a 18 mesi.

Quasi 40000 case danneggiate, di cui più di 17000 distrutte (oltre 12000 completamente), con meno dell’1% dei materiali necessari alla ricostruzione pervenuti nelle zone disastrate. Inoltre solo circa 560.000 tonnellate di detriti sono state rimossi sugli oltre 2,1 milioni di tonnellate.

DaI
HomeDestruction Una situazione energetica disastrosa con solo 210MW di potenza disponibile rispetto agli oltre 600 necessari. Le persone usano candele o legna per il riscaldamento e per cucinare che causano incidenti, altri feriti, altri morti.

La mancanza di energia genera problemi di qualità alla rete idrica che non dispone di sufficiente potenza: l’acqua viene infatti fornita via tubi dalle 6 alle 8 ore al giorno, e anche la rete fognaria è insufficiente. Non c’è nessuno spazio operativo per la gestione di qualsivoglia emergenza.

Con il tasso più alto al mondo di disoccupazione, 43% ed una disoccupazione giovanile che passa il 60%, si stima che oltre l’80% della popolazione può sopravvivere solo grazie gli aiuti internazionali. Putroppo nonostante la conferenza internazionale de il Cairo, convocata per sostenere la ricostruzione della Striscia solo il 27% dei fondi decisi è arrivato a destinazione e le autorità israeliane non permettono l’entrata di molti materiali necessari per questa opera (ferro, cemento etc).

Fonti delle Nazioni Unite indicano che nel 2020 le condizioni della vita nella striscia diventeranno tali da non soddisfare i bisogni di base della popolazione (acqua potabile, cibo e salute primaria).

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E’ necessario che noi tutti ci mobilitiamo per evitare questa catastrofe facendo sentire la nostra voce a tutte le istituzioni nazionali e internazionali chiedendo un’azione urgente per il ripristino di condizioni di vita accettabili nella Striscia di Gaza.

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