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Il pulcino di Barouk

1 dicembre, 2014

I bambini guardano con curiosità e attenzione quello che succede sul palco. C’è silenzio nella sala, in questo caso, il patio della Scuola Pubblica di Barouk. Sul palco, una gallina e un gallo giganteschi guardano come le loro uova si schiudono e i pulcini ne escono. Tutte le uova si schiudono, tranne una, che è in ritardo. Mentre la gallina nutre i pulcini già nati, il gallo deve custodire l’uovo ancora chiuso, ma presto perde l’interesse e quando l’uovo finalmente si schiude lui non se ne rende nemmeno conto.

Dall’uovo esce un pulcino spaurito che si guarda intorno con circospezione e non vede altro che una nube, e subito la chiama: ‘mamma’! La nube spiegherà al pulcino che non è sua madre e lo aiuterà nei primi passi della vita.

Ovvio dire che non sono una gallina e un pulcino veri. Quelli nascosti sotto i costumi sono gli artisti della compagnia libanese Khayal, Arts & Education, che da dieci anni in Libano fanno divertire piccoli e grandi con i loro spettacoli di pupazzi. In questa occasione, rappresentano lo spettacolo ‘Let it Rain Chicks’, creato dal Lebanese Puppet Theater nel 1996 per commemorare i 50 anni di UNICEF. Non a caso lo spettacolo parla dei diritti dei bambini.

Durante lo spettacolo, nel patio di Barouk, gli studenti, un’ottantina tra libanesi e siriani, si preoccupano, applaudono, ridono delle avventure del pulcino protagonista. Tutti vogliono partecipare quando gli attori chiedono il loro aiuto. È l’obiettivo dello show: offrire ai bambini siriani rifugiati e ai libanesi più vulnerabili un momento di gioia da condividere insieme, in una società sempre più divisa. Dopo quasi quattro anni di guerra in Siria, con 2 milioni di rifugiati in Libano e una situazione difficile nel paese a livello politico, sociale e economico, la relazione tra i libanesi e i siriani peggiora ogni giorno. La gioia dei bambini è anche l’obiettivo di Terre des Hommes Italia, ONG che ha organizzato l’evento nell’interno dal progetto “Assistenza ai bambini rifugiati siriani e alle loro famiglie in Monte Libano”, finanziato dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo e l’Ambasciata Italiana a Beirut. Questo spettacolo, celebrato agli inizi ottobre, è l’evento di chiusura del progetto, che per sette mesi ha contribuito a fomentare l’educazione e la coesione sociale dei bambini con eventi sportivi e culturali.

Mohamed, 14 anni, dice aver sentito molto sollievo quando il pulcino si è ritrovato con i suoi genitori (si, il finale è felice). Gli è piaciuto molto, lo spettacolo, soprattutto la musica. Anche Tahmir si è divertita molto a cantare. È specialmente fiera di aver aiutato a fermare la pioggia con i suoi applausi. Come spiega Natalia Fais, manager del progetto: “Lo spettacolo fa emergere tutto un mondo di emotività che normalmente i piccoli siriani devono tenere nascosto. La guerra li ha resi più fragili e li ha induriti. Ci vuole tempo per risvegliare in loro la voglia di aprirsi al mondo e esprimere nuovamente le loro emozioni. Questo spettacolo può esser considerato come un piccolo punto di partenza per l’inizio di un percorso educativo più articolato”. Tutti i spettacoli di Khayal hanno un messaggio -sulla coesistenza, la tolleranza, l’ecologia, ecc.- anche se i bambini non se ne rendono conto immediatamente. Per Jad Hakawati, uno degli artisti, questo non è una cosa negativa: “A volte è sufficiente che i bambini se divertano e per un po’ facciano volare la loro immaginazione”.

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