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Jennifer e Laurice, due bambine a scuola di riconciliazione

8 aprile, 2014

Jennifer è libanese. Laurice invece è siriana. Hanno rispettivamente 13 e 14 anni. Ad una prima occhiata sembrano due bambine come tante, sorridenti e all’inizio dell’adolescenza. Stanno sempre insieme nel cortile della Scuola Pubblica di Mansourieh, dove studiano. Non per niente sono “migliori amiche”. Ma non sempre è stato così. “Litigavamo tanto all’inizio a causa delle nostre origini diverse”. Quando i pregiudizi e i timori vengono trasmessi di generazione in generazione è difficile venirne fuori.

 

Jennifer racconta di come i suoi gli avessero messo in testa  idee ostili contro i siriani: “mi hanno raccontato della rivoluzione dal 2005, di come abbiamo cacciato i siriani dal Libano riprendendoci il paese”. Come è ovvio, le atrocità commesse dall’esercito siriano durante la guerra e i successivi anni di occupazione rimangono impresse nella memoria degli abitanti del Monte Libano, nell’area centrale del paese ed è difficile farci i conti.

 

Laurice mostra più imbarazzo nel raccontare i motivi del suo astio. Alla fine, quando le sue amiche si sono allontanate un po’, ci spiega: “Quando siamo arrivati in Libano, scappando dalla guerra che sta devastando la Siria, ci pareva che le libanesi non si vestissero adeguatamente. Pensavamo che si comportassero in modo spudorato. Perciò, i miei genitori mi hanno chiesto di non avere alcun rapporto con loro”.

 

La storia di Jennifer e Laurice non è un caso unico. Ovunque in Libano, da quando è iniziata la guerra siriana, la diffidenza tra le due comunità, specialmente dei libanesi verso i siriani, è comune. Tanti sono i fattori che la nutrono: le stragi del conflitto civile in Libano e l’occupazione, la povertà dei rifugiati siriani, una povertà che spesso spaventa, le differenze religiose e a volte semplicemente la xenofobia . Per i bambini siriani, già traumatizzati dalla guerra e in situazione di grande  vulnerabilità, la diffidenza con cui vengono accolti è un ostacolo in più a un pieno recupero.

 

Laurice, la bambina rifugiata di Aleppo, e Jennifer, la bambina libanese in situazione di vulnerabilità, si sono conosciute giusto un anno fa quando hanno iniziato il loro percorso formativo in un programma di educazione non formale portato avanti da Terre des Hommes Italia nella scuola di Mansourieh. Quando Maya Mubarak, la giovane coordinatrice del programma educativo, si è resa conto delle difficoltà nelle relazioni tra bambini siriani e libanesi, ha deciso di intervenire. “Prima di tutto, abbiamo organizzato una lezione straordinaria di storia – racconta – dove abbiamo raccontato di come, prima dell’indipendenza, la Siria e il Libano fossero uniti”. Maya ricorda di aver portato a scuola un suo vecchio libro di testo che contiene una mappa che mostrava i vecchi confini. “Per i bambini è stata una sorpresa”, dice sorridendo.

 

La squadra di Maya non si è fermata qui. Si sono susseguite altre attività, come l’avvio di una serie di  incontri dibattito sugli effetti della crisi siriana in Libano, o come la rappresentazione teatrale di una canzone popolare siriana. Poco alla volta, grazie a queste attività, anche Laurice e Jennifer  hanno iniziato a parlarsi, a conoscersi, a fare amicizia. “Adesso abbiamo imparato a rispettare le nostre origini diverse e non litighiamo più, neanche per motivi religiosi”, garantisce Laurice. Lei è cristiana, Jennifer musulmana. Le barriere mentali sono cadute.

 

“Ci aiutiamo tanto, studiamo anche insieme. Lei mi aiuta con l’arabo; io le do una mano con il francese e l’inglese”, dice Jennifer. E Laurice ci confida: “Quando la guerra finirà dovremo ritornare in Siria. Ma adesso le mie amiche sono qua”.

 

“La situazione a casa delle due bambine non è  facile”, spiega Maya, “e le attività organizzate da Terre des Hommes hanno su di loro un effetto molto positivo”. “La scuola deve diventare una seconda casa, nella quale i bambini possano sviluppare una vita sociale propria, indipendente dalla famiglia”.

 

I genitori di Laurice e Jennifer conoscono le bambine, ma non si conoscono ancora tra di loro. “Adesso tocca ai bambini accompagnare i loro genitori nel ristabilimento di corrette relazioni tra siriani e libanesi”, conclude Maya.

 

 





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