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La storia di Asma’ Majed al Majdalawi

17 aprile, 2014

 

Asma’ vive con la sua famiglia nel campo di rifugiati di Jabalia, il piu’ popoloso di tutta la Striscia di Gaza.

L’8 aprile compira’ 11 anni; frequenta la quinta elementare in una scuola non lontana da casa. Le piace studiare, leggere, disegnare. Le piacciono i colori.

 

Mentre si muove, esile e tenerissima, emana tutto intorno un senso di gioia e di normalita’; accarezza la sorellina, scherza coi gemelli piu’ grandi, cerca con insistenza lo sguardo del suo papa’.

Asma’ e’ esile, troppo. E’ la terza di cinque figli e a guardarli tutti insieme la differenza si nota eccome.

 

Perche’ a differenza dei suoi fratelli e della piccola Yasmeen, Asma’ ha bisogno di tante cure per vivere.

 

Come ogni bambina, ha un rapporto speciale con il suo papa’; nell’ingresso spicca la loro foto, come a dare il loro benvenuto agli ospiti. Ed e’ proprio Majed che inizia a raccontare. Del matrimonio con Najwan, 18 anni fa, dei sacrifici, della loro vita insieme; della nascita dei primi due figli, e dell’arrivo di Asma’, la loro prima bambina, l’8 aprile 2003.

 

Degli anni spensierati, fino all’ottobre 2007. Un giorno Asma’ si sente male, vomita, vomita sangue. La corsa in ospedale serve solo a sentirsi dire che probabilmente e’ scoppiata una varice nell’esofago. I medici non riescono a spiegarne il motivo, si affannano a visitarla, le fanno esami, provano a curarla. Dopo poche settimane si arrendono, le strutture di Gaza non bastano, qui Asma’ non puo’ essere curata.

 

Faticosamente, i genitori ottengono un permesso per portare la loro bambina all’Echlof Hospital di Tel Aviv. Compilano documenti, sopportano interrogatori, bussano a tante porte e alla fine Majed parte da Gaza sperando di tornare con delle risposte. Najwan lo aspetta a casa con i bambini e con Yasmeen, appena nata. Ma le risposte arrivano solo in parte.

 

A Tel Aviv, i medici rilevano che la milza di Asma’ e’ ingrossata. La bambina ha dei blocchi nelle arterie, ripercussioni all’esofago e al fegato. Il suo sistema circolatorio non funziona ma la diagnosi non si trova.

Aveva cinque anni Asma’ la prima volta che ha varcato il confine per essere ricoverata. Da quel momento, la sua vita e’ scandita dalle notti in ospedale, il silenzio, le visite, le attese.

 

Majed non la lascia mai sola, in questi anni ha imparato un po’ di ebraico, non sempre in ospedale ci sono gli interpreti e lui ha bisogno di capire tutto. Vuole capire cosa succede, perche’ la sua bambina non guarisce, il perche’ dei continui prelievi, dei cambi di reparto, delle operazioni.

 

In ospedale, Asma’ si e’ abituata a fare tutto. Fa compagnia agli altri bambini, disegna, crea braccialetti e collane, ascolta la musica, gioca. E studia. E’ bravissima a scuola ed ha creato una rete di persone che la aiutano. Le amichette la chiamano tutte le sere, per raccontarle delle ore in classe, dei compiti, dei compagni. La maestra programma le verifiche e la didattica cercando di fare in modo che il percorso di Asma’ non venga turbato dalle continue assenze. Ma ogni volta che parte, nessuno sa dire con esattezza quando Asma’ potra’ tornare tra i banchi della sua classe. Qualche volta sono pochi giorni, una settimana, spesso un mese.

 

Asma’ deve andare in ospedale una volta al mese. L’ultimo ricovero e’ stato difficilissimo: tra il 28 gennaio e il 16 febbraio ha dovuto subire cinque operazioni alle arterie e la rimozione del 60% della milza. I suoi problemi di circolazione le hanno causato fortissimi dolori ai denti e cosi’ la lista delle medicine si e’ ulteriormente allungata.

Ma il Ministero della Salute non copre le cure dentistiche, e la famiglia deve pagare di tasca propria. Cosi’, alle spese di viaggio si sono aggiunti 1354 shekel (circa 270 euro) per le medicine, ogni volta.

 

Najwan non lavora, Majed fa il tassista e guadagna 1500 shekel (300 euro) al mese. In questi anni ha dovuto chiedere prestiti che adesso sta restituendo con rate di 700 shekel al mese; non restano soldi a sufficienza per prendersi cura della famiglia e garantire le cure necessarie alla sua bambina. Di tanto in tanto riceve aiuto attraverso associazioni e reti di solidarieta’, ma non basta.

 

Il 25 marzo e’ previsto un nuovo ricovero. Il viaggio, le medicine, la scheda del telefono per rimanere tenacemente attaccati alla normalita’.

 

Senza contare che per ogni viaggio Majed e Asma’ devono ottenere un nuovo permesso; ci vogliono giorni, a volte settimane, talvolta il permesso arriva tardi, il letto di Asma’ non e’ piu’ libero e lei e’ costretta ad aspettare. E nell’attesa il senso di impotenza dei suoi genitori aumenta, perche’ a Gaza non c’e’ nessuno che possa curarla. Forse e’ per questo che Asma’ e’ cosi’ decisa: da grande diventera’ dottoressa.

 

Prima di uscire mi prende la mano e mi mette al polso un braccialetto di gomma, di quelli che crea nei momenti di noia, in ospedale. Sono tanti piccoli elastici colorati intrecciati insieme. Perche’ questo non e’ cambiato: Asma’ e’ una bambina, e come a tutte le bambine, le piacciono i colori.

 

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