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Quattro stagioni per creare una comunità

5 maggio, 2014

Sabrine è sulla scala. Con una mano tiene il libro, al quale si rivolge spesso, con l’altra, impugna una penna. Con gesti calmi traccia delle linee sul muro. Sotto di lei, ci sono altre ragazze, tutte tra i 10 e i 15 anni. Una di loro ripassa con un pennello la forma tracciata precedentemente dalla sua compagna.

È un albero, un bell’albero autunnale, almeno da quello che si può intuire. Un campo tutto giallo lo circonderà, una volta finito il disegno. Sono un gruppo di dieci quelli che pitturano, perlopiù ragazze. Ridono e si divertono senza però perdere la concentrazione e fare un buon lavoro.  Bisogna fare a turno con i pennelli, ma non ci sono né litigi né prepotenze: quando qualcuno ha voglia di lavorare, semplicemente si avvicina, aspettando che si liberi un pennello. Marie Noelle Malti Zahkhour, professoressa e responsabile delle attività artistiche nella scuola, indossa una tuta gialla di plastica, per evitare di macchiarsi. Di tanto in tanto, si avvicina per tenere sotto controllo la situazione e dispensare qualche consiglio.

La Scuola Pubblica di Mansourieh è piccola. 200 bambini tra rifugiati siriani e libanesi in situazione di vulnerabilità, di età compresa tra i 5 e i 15 anni, studiano grazie a un programma di UNHCR portato avanti da Terre des Hommes Italia. Il cortile della scuola, più simile a un garage, si trova nel seminterrato, mentre le aule si sviluppano ai piani superiori. Questo significa che soltanto una piccola parte del cortile è all’aperto: insomma, è un posto grigio, o piuttosto, era un posto grigio. Oggi infatti, è diventato uno spazio allegro grazie ai colori delle pitture con cui gli studenti hanno decorato i muri.

“Nella scuola, devi sentire che fai parte di una famiglia, non di una organizzazione. Questa è la mia idea di educazione”, spiega Marie Noelle. “I bambini erano traumatizzati e restavano isolati all’inizio”, spiega. La maggioranza dei bimbi siriani ha vissuto in prima persona gli orrori dalla guerra che da tre anni sta distruggendo la Siria. Nonostante ora siano in salvo dalle bombe, avendo trovato rifugio in Libano, devono comunque affrontare un duro processo di recupero.  Da una parte, hanno bisogno di elaborare il lutto per i parenti e gli amici persi, accettare la situazione e provare a superare traumi e paure. Dall’altra, devono potersi ricostruire una loro dimensione di bambini e adolescenti, un compito reso ancor più difficile da un contesto familiare, dove tutti sono stati colpiti direttamente dalla guerra. Non solo problemi economici quindi ma anche di relazione tra i genitori e con i genitori.

Per questo, c’era bisogno di realizzare delle attività che generassero il senso di comunità e stimolassero la creatività dei bambini,  facendo sentire lo spazio della scuola come il loro. Una di queste iniziative è stata quella di pitturare i muri della scuola: “L’idea ci è venuta in mente un po’ di tempo fa, ma non avevamo soldi a sufficienza”, ci racconta la professoressa, “quando però è iniziato il rapporto con Terre des Hommes”, continua, “con il primo finanziamento ricevuto, abbiamo comprato i materiali necessari”.

Adesso l’opera è già praticamente finita. Il motivo sono le quattro stagioni e un’ispirazione giunta dai libri di testo, così da rendere il disegno facilmente riconoscibile per tutti. Sabrine, siriana, 14 anni, assieme a Riad e Hawa, è stata una delle studentesse incaricate di effettuare i disegni originali sui muri. Per Sabrine, questa è stata la sua esperienza più felice: “Ho scoperto nella pittura una passione e adesso quando mi sento stressata o triste, dipingo”.  Anche Riad, Hawa, Rola e Aya mostrano entusiasmo. “È stato un grande stimolo per noi, abbiamo passato veramente un bel periodo. Mentre dipingiamo sul muro, evadiamo dalla nostra realtà di tutti giorni”. Questi sono solo alcuni dei commenti che si possono ascoltare dai ragazzi, ma tutti sono d’accordo su una cosa: è stata un’esperienza molto positiva.

È un processo orizzontale e partecipativo: “Se qualcosa dei loro disegni non è venuto bene, possono cancellarlo. Tutti i bambini hanno partecipato, tutti hanno preso in mano il pennello e lavorato”, spiega Marie Noelle. Il risultato è ben visibile: “Quando abbiamo iniziato il dipinto, si sentivano estranee alla scuola.  Adesso sentono che questo è il loro posto e se ne prendono cura: stanno attenti a non danneggiare i muri e non buttano mai niente per terra, mantengono tutto il loro spazio pulito”.

Questa non è l’unica attività educativa non formale ad essere organizzata. Con l’appoggio dello staff di Terre des Hommes, infatti, si sono potuti cimentare in un laboratorio di teatro e in uno sull’artigianato. Ogni tre mesi poi, si organizza una festa per mostrare le ultime creazioni.  Grazie a queste attività, la scuola ha instaurato un rapporto molto stretto con le famiglie. “Forse è proprio per questo”, conclude Marie, “ che anche le famiglie per le quali economicamente, vivere a Mansourieh non è semplice, fanno uno sforzo per restare: per permettere ai loro figli di frequentare questa scuola”.




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