mauritania2

Scuola materna di Cinghetti

29 ottobre, 2013

Sono una principessa Idawally (1) di Cinghetti. Ma mio padre dice che ho dimenticato il mio rango, che ho dimenticato lui e chi siamo e da dove veniamo. Gli ribatto, con il miglior sorriso filiale che posso trovare, che ormai conta dove andiamo e non chi siamo e da  dove veniamo. Ho cercato tante volte spiegargli che peraltro se non sappiamo e capiamo dove andiamo, presto non ci sarà più memoria di chi siamo e da dove veniamo. Perché noi abbiamo governato Cinghetti per mille anni, ma non governiamo il mondo e ora è il mondo che governa Cinghetti e così sarà per i prossimi mille anni e noi dobbiamo andare con il mondo. E il mondo va verso oasi sempre più grandi di libertà e d’uguaglianza. E’ la mondializzazione. Che durerà se saprà essere fonte di maggiore libertà e di maggiore uguaglianza e che salterà in aria se invece sarà fonte di nuove schiavitù. Nel tempo dei nostri padri, la libertà era solo per noi nobili e c’era uguaglainza solo tra noi nobili. Oggi, la vita non si basa su tributi e possedimenti, ma si lega alla produzione industriale dei beni e  al commercio internazionale che ne segue e che sarà durevole se lasciamo libertà e uguaglianza  a tutti.  Mio padre non capisce e dice solo che se è per questo che mi ha lasciato studiare, allora era meglio maritarmi ragazzina. Ho infatti studiato pedagogia, con l’idea di diventare ispettrice scolastica o comunque funzionaria nel Ministero dell’Educazione Nazionale. I miei fratelli sono tutti dirigenti ministeriali e anch’io, che sono la più piccola e l’unica femmina, volevo seguire le loro tracce.

E’ stato invece quasi per caso, durante una mia visita a Cinghetti, per la guetna (2)  che il Sindaco mi ha chiesto di partecipare a una selezione per coordinatrici didattiche, insegnanti e sorveglianti della nuova scuola materna e asilo nido di Cinghetti, realizzata dall’associazione italiana di beneficienza Giovanni Lorenzin. Questa associazione prende il nome di un cooperante morto accidentalmente in Mauritania, e gestita con l’assistenza tecnica della ONG Terre des Hommes Italia.

M’è piaciuta subito l’idea di contribuire all’avvio di una struttura nuova, sociale ed educativa,  della nostra povera Cinghetti, città storica e capitale religiosa della Mauritania, ma ormai impoverita dalla fine del turismo per colpa dei rapimenti dei terroristi di Al Qeida.

Ho vinto la selezione e sono andata con le altre donne in formazione presso una scuola materna di Nouackhott, gestita con metodi pedagogici dei più avanzati e innovatori.

Tornate sei mesi dopo a Cinghetti, abbiamo inaugurato la scuola e cominciato l’anno scolastico. Nella scuola, siamo tutte e solo donne e veniamo da tutte le component sociali e culturali della nostra piccolo città, che é piccola ma di «componenti» ne ha di più di una città grande.

Mio padre pensava che io mi limitassi a insegnare e a organizzare la didattica, ma la scuola fornisce anche i servizi di mensa e poi i bambini hanno bisogno di giocare, di cambiarsi, d’essere confortati se piangono, e hanno voglia di tornare dalla mamma, o d’essere curati se si fanno qualche sbucciatura alle ginocchia.

Mio padre è venuto in visita alla scuola e la direttrice lo ha ricevuto come si riceve uno come lui, uno dei notabili più in vista della città. Non sapevo che avrebbe fatto questa visita e mi ha colto di sorpresa, intenta com’ero ad aiutare la cuoca a tagliare le carote e a pelare le patate, attività che ho imparato qui perché in casa mia madre ha domestiche e servitù in abbondanza e nessuno di loro mi permette di avvicinare la cucina, da dove i migliori profumi di spezie e odori di buone salse ti richiamano irresistibilmente.

Il mio vecchio era senza parole, scandalizzatissimo, nel vedere le mie mani principesche lavorare maldestramente carote e patate. S’è limitato a chiedermi con un filo di voce che stessi facendo. E io ho capito cosa davvero mi stesse domandando e senza controllarmi gli ho risposto che prima ho anche cambiato il pannolino a un bimbetto che se l’era appena fatta addosso. Allora la sua voce è tremata per la mia impertinenza e mi ha solo detto che i nobili non sono al mondo per fare i servi e io, ormai presa dall’impertinenza, non sono riuscita a non dirgli che se i nobili hanno avuto una ragione d’essere al mondo è per difendere i deboli e oggi i deboli si difendono così, non con la scimitarrra.

Non so se perderò la mia famiglia, non credo, ma oggi non ho solo la mia famiglia, oggi ho tante famiglie, quella composta dai bambini poveri di Cinghetti che trovano in questa scuola istruzione, gioco, cure e cibo e quella più grande del mondo che non vuole essere dominato, ma servito. E che altro c’é di più nobile che essere figlia di tutte queste famiglie?

Gian Andrea Rolla, delegato di Terre des Hommes in Mauritania

 

 

(1)      E’ una delle due etnie, l’altra é quella degli Aglhall, che hanno fondato e ancora popolano la città antica di Cinghetti

(2)      E’ la vendemmia stagionale dei datteri che si effettua una volta all’anno in periodo estivo ed è un momento di festa e partecipazione popolare

 

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