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Terre des Hommes interviene nei campi profughi vicino a Mosul

31 marzo, 2016

Nella provincia di Mosul (kurdistan iracheno) si combatte oramai da quasi un mese. Negli ultimi giorni, però, i combattimenti sono aumentati di intensità: l’esercito iracheno e i peshmerga curdi hanno infatti ripreso le operazioni militari che sembrerebbe possano aprire la strada a una futura liberazione di Mosul, occupata dai miliziani di Isis. Anche se finora non ci sono state comunicazioni ufficiali in merito e i tempi non saranno di certo immediati.

Quel che è certo, è che queste operazioni militari produrranno nuove ondate di sfollati, che andranno ad aggiungersi alle migliaia di profughi attualmente ospitati nel centro per sfollati di Debaga, dove Terre des Hommes è attiva con un’equipe di sette operatori per prestare il primo sostegno psicologico e organizzare momenti ricreativi per i circa 1.500 bambini presenti nel campo.

In un primo momento, circa 1.900 famiglie di sfollati erano state accolte in alcune strutture pubbliche di Makmour, una città a circa 50 chilometri da Mosul. Successivamente, il 2 aprile, sono stati tutti trasferiti a Debaga, già operatovo da circa un anno e collocato in una zona più sicura.
La situazione, come del resto sempre in emergenza, è molto delicata. Perchè se da una parte c’è l’impegno di tutti gli operatori umanitari e delle autorità locali a garantire un’accoglienza dignitosa a quanti arrivano e il pieno rispetto dei loro diritti, d’altra parte c’e’ una comprensibile necessità di controlli e sicurezza. All’interno di questi campi di transito, infatti vengono messi in atto stringenti misure di sicurezza per evitare atti terroristici da parte di infiltrati di Isis, come purtroppo era già avvenuto a Makmour pochi giorni dopo l’arrivo degli sfollati.

Gli operatori di Terred des Hommes sono stati tra i primi a intervenire all’interno di questi campi di transito (prima a Makmour, oggi a Debaga) in coordinamento con gli altri attori locali e internazionali che si occupano di protezione dell’infanzia.

Bruno Neri, responsabile dei progetti in Iraq, sta seguendo tutte le operazioni di emergenza e ci ha descritto un quadro drammatico:

“Purtroppo nelle prossime settimane ci aspettiamo in crescendo di arrivi. E questo significa nuovi bisogni, oltre alla necessità di nuove risorse per offrire ai bambini e ai ragazzi spazi di gioco dove possano, nonostante tutto, sentirsi ancora bambini e non solo vittime di guerra – spiega Bruno – ma soprattutto con maggiori risorse potremo essere in grado di provvere loro un piu forte e continuativo sostegno psicologico”.

Inoltre, all’interno dei campi le situazioni di accoglienza per i bambini non sono certo ottimali:

  • le scarse condizioni igieniche (nel campo come all’interno delle abitazioni) espongono i bambini al rischio di contrarre malattie. Non c’è raccolta dei rifiuti all’interno del campo e spesso i bambini sono costretti a giocare o a passeggiare tra cumuli di spazzatura
  • le abitazioni sono sovraffollate e la conseguente mancanza di privacy espone i bambini al rischio di subire abusi o violenze.

Gli operatori di Terre des Hommes oltre a prestare il primo sostegno psicologico e a realizzare momenti ricreativi per i bambini stanno portando avanti diverse attività di sensibilizzazione e monitoraggio sul rispetto dei diritti dei bambini nella speranza che la vita delle migliaia di persone coinvolte dal dramma della guerra torni presto alla normalità.
Inoltre in collaborazione con Unicef hanno consegnato kit di emergenza alle famiglie in difficoltà.

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