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Terremoto Ecuador: Terre des hommes Italia presente nella zona del disastro

26 aprile, 2016

Terre des Hommes Italia realizza progetti di sostegno all´infanzia da più di 12 anni nella zona di Esmeraldas in collaborazione con “Fundacion Amiga”, nostro partner locale. È per questo che da subito ci siamo attivati per riconoscere l’entità del disastro, in particolare nell’area più colpita a sud della provincia di Esmeraldas: la zona di Muisne e soprattutto la cittadina costiera di Chamanga.

Martedì 19 aprile sono partito da Lima per aiutare nel lavoro di valutazione dei danni provocati dal sisma. Insieme ai colleghi di “Terre des Hommes” in Ecuador ci siamo diretti immediatamente da Quito a Esmeraldas, dove ci aspettavano i colleghi di “Fundacion Amiga” che sin da domenica, nonostante le difficoltà e avendo vissuto loro stessi il trauma delle scosse, avevano avviato il lavoro di verifica della dimensione del disastro e iniziato a raccogliere i primi dati rispetto ai bisogni più urgenti della popolazione, in particolare dei bambini.

Ancora durante il viaggio di avvicinamento alla zona di Muisne ero poco convinto della reale utilità del mio viaggio. Come molti ero probabilmente influenzato dal fatto che le persone decedute erano poche centinaia. Una tragedia immensa, certo, ma pur sempre di proporzioni molto inferiori rispetto ad altri terremoti recenti come quelli che hanno sconvolto Haiti o il Nepal, avvenuto esattamente un anno fa.

La realtà che ho potuto constatare poche ore dopo, però, mi ha fatto immediatamente ricredere. La zona vicina all´epicentro, Muisne e in particolare la cittadina costiera di Chamanga, appariva come un’area appena colpita da un bombardamento. Almeno l’80% delle costruzioni erano distrutte. La maggioranza delle persone raccolte in campi improvvisati erano ammassate a gruppi di 3 o 4 sui pochi materassi disponibili, coperti in parte solo da teli di plastica nera. La situazione già di per se drammatica per le condizioni estremamente precarie, era ulteriormente peggiorata dal caldo terribile che caratterizza la zona, con temperature oltre i 30 gradi. A questo si deve poi aggiungere il rischio di trovarsi in pieno periodo delle piogge, che fortunatamente durante i giorni successivi al terremoto si sono miracolosamente interrotte, perché in caso contrario avrebbero creato un contesto realmente dantesco.

Alcune foto scattate in questi giorni

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Gli sfollati nella zona di Chamanga sono più di 4mila, complessivamente oltre 26mila nell’area colpita dal terremoto, la maggioranza sono bambini. Queste persone hanno perso tutto, compresi scarpe, vestiti e generi di primissima necessità. Moltissime le persone ancora sotto shock, non solo per quanto avevano vissuto ma anche per le forti scosse di assestamento, varie centinaia sino ad oggi, di cui molte superiori ai 6 gradi della scala Richter.
A Chamanga in particolare era davvero avvenuta una tragedia che fortunatamente aveva provocato un numero relativamente ridotto di vittime (comunque rilevante considerando ad oggi 655 deceduti, 48 dispersi e migliaia di feriti) ma certo molto minore rispetto ad altri terremoti di simile intensità Questo é stato possibile grazie soprattutto a causa dell’orario in cui é avvenuta la scossa principale e alle caratteristiche dell’area, relativamente poco urbanizzata e con spazi aperti che hanno permesso una rapida evacuazione delle persone.

Ma l’intensità del terremoto in sé, superiore a quello di Haiti e dello stesso livello di quello in Nepal, oltre alle vittime ha provocato una totale distruzione dell’area. Non solo degli edifici, compresi scuole e ospedali, ma dello stesso tessuto socio economico e produttivo che caratterizza l´area del disastro, dove popolazione locale si dedica prevalentemente ad attività agricole, alla pesca, al commercio e turismo. Tutto distrutto all´80% almeno.
Durante il sopralluogo nella zona di Muisne e Chamanga, realizzato insieme agli amici di “Fundacion Amiga” abbiamo trovato una situazione estremamente critica soprattutto per i bambini, i tantissimi bambini raccolti nei campi di prima emergenza. Ancora sotto shock come i loro genitori, i bambini mantenevano però una tranquillità emotiva allo stesso tempo disarmante e commovente. Pur di fronte all’evidente drammaticità della situazione erano disposti a parlare e a raccontare con le loro parole semplici ma incredibilmente precise non solo quello che avevano vissuto, ma anche quelli che erano i loro bisogni essenziali.

Molto più di tante analisi tecniche ci dicevano loro stessi quali erano le necessità immediate: un gioco, un paio di scarpe, vestiti, un materasso in più per poter dormire insieme alla famiglia, una tenda per ripararsi dal sole e dalla pioggia, del sapone, un asciugamano, disponibilità di acqua per lavarsi. Bisogni primari esattamente come il bisogno di mangiare, che ci è apparso sufficientemente soddisfatto insieme all’acqua potabile, grazie alla buona organizzazione degli aiuti iniziali assicurata dallo Stato e all´incredibile catena di solidarietà dei cittadini dell’Ecuador nei confronti dei loro fratelli vittime del disastro.
Rispetto alle condizioni di difficoltà dei bambini colpiti dal terremoto, esiste un’ ulteriore necessità urgente che abbiamo potuto evidenziare quando abbiamo visitato la scuola di Chamanga, completamente distrutta dal sisma. Qui abbiamo trovato bambini che ci mostravano orgogliosi la loro aula, con alle pareti i lavori appesi e quaderni negli scaffali, che potevamo purtroppo vedere senza entrare perché i muri erano crollati.

L’inizio dell’anno scolastico era previsto per il 2 maggio e dovrà essere rimandato a causa dei danni alle strutture e all’impossibilità di riorganizzare una funzionalità pedagogica adeguata. Per questo motivo risulta urgente e necessario identificare forme alternative di accompagnamento scolastico in strutture temporanee, che assicurino ai bambini la possibilità di seguire un percorso scolastico adeguato. In modo da non accumulare ritardo e di occupare in maniera proficua il tempo, con attività educative e di stimolo ludico pedagogico che parallelamente favoriscano un processo di resilienza, riorganizzando in maniera positiva la vita dei minori per superare le difficoltà di cui sono stati vittime.
In sintesi, grazie soprattuto al dialogo con i bambini e le loro mamme, abbiamo potuto identificare quali sono le principali necessità dell´infanzia nella zona del terremoto: in primo luogo ridare dignità piena alle vittime, attrezzando adeguatamente i campi in maniera tale da consentire loro di condurre una vita dignitosa per il periodo, purtroppo lungo, che si prevede passerà prima della ricostruzione. Organizzare rifugi adeguati alle condizioni climatiche della zona, offrire alimenti equilibrati, oggetti necessari per igiene personale e condizioni di vita quotidiana che assicurino un adeguato livello di sicurezza e protezione alla popolazione.
Si considera però oltremodo urgente anche abilitare spazi adeguati in favore dei bambini e degli adolescenti, che permettano la realizzazione di attività di stimolo ludico pedagogico e ricreativo, utili a permettere in maniera il più possibile naturale la resilienza e superamento del trauma, offrendo la possibilità di riassorbire al massimo il danno conseguente al ritardo dell´inizio dell´anno scolastico, attraverso la realizzazione di moduli formativi adeguati per età e livello di istruzione richiesto dalle vittime.

I giorni passati nella zona del terremoto sono stati intensi e pieni di tristezza per il dolore immenso che ci trasmettevano le persone che in pochi secondi avevano perso tutto: familiari e amici, ma anche beni materiali che significavano lo sforzo e il sacrificio di una vita. In mezzo a tanto dolore siamo stati però anche testimoni di gesti di solidarietà e fratellanza incredibili, non solo per atti puntuali di generosità e persino eroismo, ad esempio dei soccorritori che a rischio della propria vita cercavano di salvarne altre, ma anche della generosità anonima ma diffusa del popolo ecuadoriano, che da subito si é attivato con gesti di solidarietà che mi hanno commosso. E poi lo sforzo, l´impegno e la competenza dei funzionari dello Stato nei campi dei rifugiati, come anche della polizia per assicurare l´ordine in mezzo a tanta distruzione, mi ha fatto ricredere rispetto alla diffidenza che spesso nutriamo nei confronti della burocrazia del settore pubblico in America latina, e non solo..
Terre des hommes Italia farà la sua parte per dimostrare che di fronte al dolore altrui la solidarietà non é un concetto astratto, ma un gesto concreto che accompagna chi soffre. Per farlo abbiamo però bisogno anche del vostro contributo. Siamo sicuri che non lo negherete.

Mauro Morbello – Terre des Hommes Italia


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