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Fare di più per le ragazze in fuga

6 ottobre, 2015

Mentre l’Europa affronta la più grave crisi umanitaria dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, tra le centinaia di migliaia di rifugiati che cercano asilo nel Vecchio Continente c’è un gruppo di persone che rimane invisibile ai media e riceve pochissima attenzione. “La situazione delle ragazze e delle adolescenti non è stata documentata a sufficienza. E, fatto ancora più preoccupante, non ci sono sforzi per garantire loro un’adeguata assistenza. Sappiamo che le ragazze in fuga dalle guerre sono esposte a rischi particolarmente elevati. Durante la fuga, le ragazze sono vere e proprie calamite di violenze e sfruttamento”.
La denuncia viene da Sarah Costa, direttore esecutivo del “Women’s refugee Commission”. Quella dei rifugiati rappresenta una sfida estremamente impegnativa e la portata del problema è in aumento. Solo in Svezia sono arrivati circa 12mila minori non accompagnati nel corso del 2015. E lo stesso numero è atteso per l’anno successivo. Molte di loro sono ragazze orfane, altre giovani vedove che hanno perso il marito. “Senza famiglia e nessuno che li protegga, sono facilmente esposte a stupri e altre violenze – spiega Sarah Costa -. Inoltre una ragazza sola può essere facilmente vittima di tratta”.
Spesso le ragazze sono “invisibili” perché sono le loro stesse famiglie a “nasconderle” nel tentativo di proteggerle, ad esempio accelerando i matrimoni come avviene tra le giovani siriane rifugiate in Libano e Giordania. “Ma se gli operatori umanitari non vedono le ragazze, non possono tenerne conto nell’elaborazione dei programmi di assistenza”, spiega Sarah Costa.
Oggi l’Europa deve affrontare una grande sfida per dare un futuro a queste ragazze. Una sfida resa ancora più difficile dal fatto che “non sappiamo esattamente cosa succede alle giovani che arrivano in Europa – commenta Costa -. Non ci sono dati né informazioni questo dovrebbe preoccupare tutti noi”. Ai Paesi del Vecchio Continente si chiede di accogliere queste ragazze dando loro la possibilità di tornare a scuole e rimettere così in gioco il proprio potenziale.

Il testo completo dell’intervento di Sarah Costa sul sito “The girl’s effect”

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