Sadegh Souri

Iran, la sposa bambina condannata a morte

12 ottobre, 2016

Zeinab ha 22 anni e potrebbe morire domani. Zeinab Sekaanvand è una giovane donna curdo-iraniana, proveniente da una famiglia molto povera e conservatrice. Sposa bambina da quando aveva solo 15 anni, quando ha detto “sì” al suo primo marito, Hossein Sarmadi. Un uomo che subito ha iniziato a picchiarla, a urlarle contro, a umiliarla. Stanca di questi abuti, Zeinab ha sporto diverse denunce alla polizia locale, che però non sono mai state prese in considerazione. Ha persino chiesto il divorzio, che però il marito ha rifiutato. Nemmeno i suoi genitori l’hanno aiutata, quando ha provato a fugire.

A soli 17 anni, poi, Zeinab si ritrova vedova. Il marito è stato ucciso a coltellate e lei viene subito indicata come responsabile e viene arrestata dalla polizia: dopo venti giorni di interrogatori e detenzione confessa l’omicidio.

Per tutto questo lasso di tempo, la ragazza non ha potuto avere un avvocato e ha incontrato quello d’ufficio solo nell’ultima udienza del processo, il 18 ottobre 2014. In quell’occasione, Zeinab ha ritrattato la “confessione” resa quando era priva di assistenza legale, denunciando che ad aver ucciso il marito era stato il fratello di quest’ultimo. Il vero assassino, ha raccontato Zeinab Sekaanvand, l’aveva violentata numerose volte e l’aveva convinta ad assumersi la responsabilità dell’omicidio promettendole che l’avrebbe perdonata (secondo la legge islamica, i parenti di una vittima di omicidio possono perdonare l’assassino in cambio di un risarcimento). 

Ma le dichiarazioni rese da Zeinab Sekaanvand nell’ultima udienza del processo sono state ignorate. E la ragazza è stata condannata a morte. Dal codice penale iraniano, infatit, sono praticamente assenti le garanzie previste dal diritto internazionale a favore degli imputati minorenni e anche la parziale garanzia che un condannato per un reato commesso da minorenne possa chiedere un nuovo processo viene spesso ignorata.


La sentenza di condanna nei suoi confronti risale a ottobre 2014, ma l’esecuzione era stata rinviata quando Zeinab si è risposata nel 2015 con un prigioniero in carcere ed è rimasta incinta. La nascita del bambino, lo scorso mese, ha rimesso in moto la macchina dell’esecuzione.


“Il continuo ricorso alla pena di morte contro rei minorenni illustra come le autorità iraniane disprezzino persino gli impegni presi ufficialmente. Chiediamo che la condanna sia annullata e che Zeinab Sekaanvand sia nuovamente processata, senza infliggerle la pena di morte e nel rispetto dei principi della giustizia minorile”, commenta Philip Luther, del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

La foto di copertina fa parte del progetto “Waiting for Capital Punishment” realizzato dal fotografo iraniano Sadegh Souri.

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