Credit: Unfpa

“Basta mutilare le bambine”

18 novembre, 2015

Asiya Hamed ha passato la maggior parte della sua vita praticando mutilazioni genitali tra le bambine della sua comunità. Non riesce a ricordare quante siano le bambine che ha mutilato. Ma conosce bene le conseguenze di questa crudele pratica: dolori cronici, cisti, difficoltà a urinare, ma anche complicanze durante il parto che possono mettere in pericolo la vita della madre.
Per buona parte della sua vita, Asiya non è stata consapevole della gravità di questa pratica, convinta com’era che le mutilazioni genitali fossero un bene per le bambine. Ma due anni fa, un corso di formazione organizzato dall’Afar pastorali development associazion e dall’Afar region’s women in collaborazione con l’Unfpa (l’agenzia delle Nazioni Unite per la popolazione) ha cambiato completamente il suo punto di vista. E la sua vita. “Mi ha aperto gli occhi su quanto dolore io abbia provocato a donne e ragazze per causa della mia ignoranza”, spiega la donna, che oggi lavora per sensibilizzare sui danni provocati alle ragazze delle mutilazioni genitali e dei matrimoni precoci.

Sebbene sia diventate una fervente sostenitrice della lotta alle mutilazioni, ad Asiya viene ancora chiesto di tanto in tanto di tornare al proprio vecchio mestiere: “Rispondo che mai e poi mai sottoporrò di nuovo una bambina di dolori e alle sofferenze delle mutilazioni genitali”, spiega.

Oggi Asiya è impegnata in un programma di prevenzione delle mutilazioni genitali e dei matrimoni precoci nella regione dell’Afambo, nel Nord-Est del Paese. Un progetto non facile: ci sono molte resistenze ad abbandonare queste tradizioni che, in molti, associano ai precetti religiosi. Altri, invece, pensano che le mutilazioni genitali e i matrimoni precoci siano un deterrente per il sesso pre-matrimoniale.
Malgrado le difficoltà, Asiya dice che le persone lentamente si stanno convincendo a estirpare le mutilazioni genitali e i matrimoni precoci. La sua esperienza di ex infibulatrice la rende un interlocutore credibile agli occhi dei suoi interlocutori. I suoi sforzi hanno contribuito a convincere molte persone della sua comunità che la salute, la felicità e il rispetto dei diritti umani delle donne devono essere la priorità. Dopo una vita trascorsa a praticare mutilazioni genitali, Asiya mostra a tutti che non è mai troppo tardi per cambiare.

Leggi la storia di Asiya sul sito dell’Unfpa

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