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Bambine sfruttate come domestiche: nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile Terre des Hommes chiede forti misure per l’eliminazione di questa forma di schiavitù

11 giugno, 2013

Maria Luisa, 13 anni, dal villaggio natale sulle Ande viene mandata a Cusco a lavorare come domestica, nonostante una displasia all’anca che le rende difficoltosi e dolorosi i movimenti. Tra i patti, col padre, c’era che l’avrebbero mandata a scuola. Invece la famiglia dove lavora per 16-18 ore al giorno non la lascia studiare, la paga pochissimo, non ha giorni di riposo. Maltrattata continuamente perché non è abbastanza veloce, non può raccontare alla sua famiglia che sta male e che zoppica sempre di più, perché la signora la tiene chiusa in una stanza quando suo padre la viene a trovare.

Il lavoro minorile domestico è una piaga nascosta che ogni anno colpisce milioni di bambine. Considerata popolarmente una forma “naturale” di occupazione per le ragazze delle famiglie più povere, quello domestico può diventare una vera e propria schiavitù in cui viene leso ogni diritto fondamentale dei bambini: alla salute, allo studio, al gioco, alla libertà, ecc. La loro dignità viene continuamente umiliata, con maltrattamenti, vessazioni e privazione di cibo. Non sono rari gli episodi di violenza e abusi, anche sessuale, ma le bambine e le ragazze che lavorano come domestiche sono quasi sempre invisibili alla società, in quanto confinate nelle case, spesso senza più alcun contatto con la famiglia d’origine.

“E’ necessario che la comunità internazionale adotti tutte le misure possibili per eliminare questa intollerabile forma di sfruttamento delle bambine e assicurare protezione e assistenza alle vittime”, dichiara Mauro Morbello, delegato di Terre des Hommes in Perù. “I numeri sono ingenti: si stima che nella sola regione di Cusco quasi 4.000 bambine dai 6 ai 13 anni lavorino come domestiche senza godere di alcun diritto”.

Terre des Hommes sostiene dal 2007 in Perù il centro Yanapanakusun di Cusco che si occupa dell’assistenza delle bambine vittime di sfruttamento lavorativo come domestiche e cerca di prevenire il fenomeno della migrazione delle bambine dalle campagne alle città. La causa principale è ‘estrema povertà della popolazione rurale: il 49,5% degli abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. Nel distretto andino di Huancarani (3.800 m.s.l.m.), dove interviene Terre des Hommes, il 49% dei bambini tra i 6 e i 9 anni soffre di denutrizione cronica e il 56% è anemico.

Il centro Yanapanakusun di Cusco gestisce un hogar (centro d’accoglienza) per le ragazze che scappano da maltrattamenti e abusi perpetrati dalle famiglie e una scuola serale per bambine e bambini lavoratori (ciclo primario e secondario, con formazione professionale), oltre a sostenere le scuole rurali e organizzare attività di sensibilizzazione dei genitori per evitare che mandino le bambine piccole a lavorare in città.

Alla fine, dopo mille insistenze, Maria Luisa riesce afarsi mandare a scuola. Una sera arriva con un orecchio sanguinante: la signora glielo aveva tirato fino a ferirla. Le compagne lo dicono alla professoressa che la indirizza al centro Yanapanakusun, dove viene accolta. Il giorno dopo la accompagnano dalla Polizia a denunciare il maltrattamento. In seguito il centro si è occupato di farla curare in ospedale. Nonostante tre operazioni all’anca Maria Luisa è riuscita a diplomarsi: “Adesso – dice – voglio solo essere felice”.

Nell’ultimo anno le attività del centro sono state beneficiarie della raccolta fondi tramite sms solidale 45501 della campagna ‘indifesa’ di Terre des Hommes per la protezione delle Bambine e delle ragazze.

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