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Per i bimbi disabili della Striscia di Gaza

29 aprile, 2011

Da due anni Terre des Hommes interviene in supporto dei bambini maggiormente vulnerabili nella Striscia di Gaza, in particolare dei villaggi di Umm an-Nasser e Izbet Beit Hanoun e di una parte delle aree di Jabalia e Beit Lahiya.

In questa intervista rilasciata al Magazine della Cooperazione Italiana Federica Loretoni di Terre des Hommes, parla di un progetto che negli ultimi mesi è riuscito a portare assistenza a 5000 bambini e bambine disabili di età inferiore ai 5 anni e a oltre 2000 famiglie.

Vivere nella Striscia di Gaza è difficile per ogni bambino, ma ancor più per chi quotidianamente convive con una disabilità cronica. Quanti sono i bambini in questa situazione e su quali casi intervenite maggiormente?

I dati ufficiali rivelano la percentuale di disabili nei Territori Palestinesi al 5,3% della popolazione totale, tra questi circa un terzo delle persone sarebbero affette da disabilità fisiche e un altro 25% circa da disabilità sensoriali.Con il nostro progetto siamo voluti intervenire presso tutte le famiglie con bambini disabili individuati senza prefissarsi un obiettivo in termini di tipologia di disabilità, solo in un secondo momento si è reso evidente che la maggior parte dei bambini con cui si è lavorato è affetta da paralisi cerebrale.

Come avete affrontato la sfida di rendere la disabilità un fattore di minore vulnerabilità per i bambini coinvolti nel progetto? Come ha influito nella loro vita quotidiana il vostro apporto?

Il primo passo verso l’integrazione del bambino nella comunità, e contro la stigmatizzazione della disabilità è educare le famiglie e gli stessi bambini ai diritti del disabile, ai servizi disponibili e ad una migliore comprensione della condizione del bambino e delle sue potenzialità di sviluppo e miglioramento.

A questo si abbina poi il lavoro di riabilitazione, per lo più svolto a domicilio, nel quale i membri della famiglia svolgono un ruolo determinante, aiutando i bambini nell’esecuzione degli esercizi di fisioterapia e logopedia prescritti e, dove possibile, nel raggiungimento di una maggiore autonomia.

A Gaza sta aumentando la sensibilità sociale nei confronti del tema della disabilità? Qual è stato il contributo del vostro progetto in questo senso?

Dal 1999 esiste nell’ordinamento palestinese una legge a tutela dei diritti dei disabili che sancisce l’accesso ai servizi di salute, educazione e riabilitazione, promovendone l’integrazione nel mondo del lavoro. La strada per la reale applicazione di queste leggi appare tuttavia ancora lunga. Ad esempio solo il 20% dei disabili in età adulta ha un’occupazione, mentre più della metà dei disabili non ha ricevuto alcun tipo di educazione, e meno del 70% accede a servizi di riabilitazione.

Abbiamo lavorato con campagne di sensibilizzazione e informazione per influire sulla percezione del disabile e sulla conoscenza dei temi legati alla disabilità. Nel mese di dicembre, abbiamo fatto partecipare un gruppo di bambini coinvolti nel progetto alle manifestazioni pubbliche che si sono svolte a Gaza in occasione della giornata mondiale della disabilità. I bambini hanno così avuto la preziosa opportunità di uscire dalla propria casa e incontrare i loro coetanei con cui hanno trascorso una giornata di gioco e divertimento.

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