Naufragio 2015, recuperato relitto, i morti furono circa 700

Relitto recuperato: parte l’identificazione delle vittime anche grazie Terre des Hommes

1 luglio, 2016

È stata portata ad Augusta la nave Ievoli Ivory, che si era inabissata il 18 aprile 2015 provocando la morte di almeno 700 profughi. Dopo il recupero del relitto a 380 metri di profondità da parte della Marina Militare, tramite la Impresub-Diving, partirà presto l’operazione di identificazione delle vittime che verrà eseguita dal Labanof (Laboratorio di antropologia e odontologia forense della Sezione di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano), anche grazie alla collaborazione di Terre des Hommes.

“La nostra organizzazione ha stanziato dei fondi che permetteranno al team del Labanof di acquistare i reagenti chimici per le analisi genetiche e di sostenere alcune spese per le missioni in Sicilia”, spiega Federica Giannotta, responsabile dei Progetti Italia per Terre des Hommes. “Da anni lavoriamo con i bambini soli che sono sopravvissuti a questi viaggi terribili. Ma siamo convinti che il nostro impegno non si debba fermare qui. Per noi è eticamente importante dare un nome a queste piccole vittime. Ma anche ricostruire il tessuto tra i vivi e i morti per dare una risposta a quei genitori che hanno perso i propri figli in mare ed eventualmente facilitare il ricongiungimento dei piccoli sopravvissuti con i parenti ancora in vita”.

Quella della Ievoli Ivory è la più grave tragedia delle migrazioni mai avvenuta nel Mediterraneo. Che va ad aggiungersi al naufragio del 3 ottobre 2013 davanti all’isola di Lampedusa (366 morti accertati e 22 dispersi) a quella dell’11 ottobre dello stesso anno (260 morti) e alle centinaia di naufragi piccoli e grandi che, negli ultimi 25 anni, hanno provocato più di 33mila vittime nel “Mare Nostrum”. Pochissimi di questi corpi sono stati identificati: la maggior parte delle vittime è stata sepolta in fosse singole o comuni nei cimiteri dei Paesi del Sud Europa.

Su mandato del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse il Labanof sta portando avanti insieme ad altre università italiane il complesso lavoro di identificazione per dare un nome alle vittime del mare.
Un dramma senza precedenti cui l’Italia ha dato una risposta (primo Paese europeo a farlo), dotandosi di una banca dati nazionale per la registrazione dei dati “ante mortem” e “post mortem” dei cadaveri non identificati. Un’attività che viene svolta grazie al lavoro congiunto dell’Ufficio del Commissario Straordinario per le persone scomparse e delle università italiane coordinate dall’Università di Milano. Tuttavia la mancanza di un’analoga rete europea, le dimensioni della tragedia e le difficoltà a contattare i familiari delle vittime (provenienti da diversi Paesi africani) rende questo compito molto complesso.

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