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Purnima, picchiata e ustionata

25 febbraio, 2016

La notizia è una di quelle che lasciano senza fiato per l’orrore. Purnima è una bambina bengalese di 12 anni appena, ma invece di trascorrere le sue giornate tra i banchi scuola e i giochi con le amiche, da due anni è costretta a lavorare come domestica presso la casa del manager di un’industria di tabacco. Dove, peraltro, veniva regolarmente picchiata dalla padrona di casa per ogni minima mancanza.

Una vicenda già di per sé drammatica, ma che nei giorni scorsi ha avuto un epilogo tragico. Venerdì scorso la padrona di casa dopo aver duramente picchiato la bambina è arrivata persino a darle fuoco. I vestiti di Purnima si sono infiammati e la ragazzina ha riportato gravi ustioni. Una volta spento il rogo, però, la padrona di casa decide di non portare la bambina in ospedale, ma chiede a un inserviente di portarla nel magazzino della fabbrica di tabacco del marito (a 15 chilometri da casa). Inutilmente l’uomo aveva cercato di convincere la padrona a portare Purnima in ospedale. Solo molte ore dopo l’aggressione la piccola è stata soccorsa portata all’ospedale dalla polizia che ha anche arrestato i suoi datori di lavoro. Maruful Islam, capo del reparto ustionati e chirurgia plastica dell’ospedale ha riferito che tutta la parte superiore del corpo di Purnima (dal collo alla vita) e il braccio sinistro sono ustionati. 


Una notizia che ci riempie di orrore e disgusto”, si legge in un editoriale del quotidiano “The daily star”, che stigmatizza non solo le violenze inferte dalla padrona di casa alla bambina, ma anche l’atteggiamento del marito “che non ha fatto nulla per fermarla. E piuttosto l’ha spalleggiata nel torturare la piccola”.
L’editoriale, dal titolo significativo “Legge e società devono garantire protezione” (ai baby lavoratori, ndr) ricorda come il lavoro domestico dei bambini venga considerato “tra i lavori più pericolosi al mondo” e pertanto non dovrebbe essere nemmeno consentito. Un fenomeno che, peraltro, riguarda soprattutto le bambine. Tuttavia, per molte famiglie povere, mandare le proprie figlie a servizio rappresenta una fonte di reddito (spesso l’unica), oltre alla speranza di garantire ai piccoli almeno i pasti quoditiani.
Questo genera una situazione segnata da grave sfruttamento: le bambine sono costrette a lavorare dall’alba al tramonto, spesso senza nemmeno un giorno di riposo, vengono separate dalle famiglie e non hanno modo di rivederle per mesi. Il fatto di vivere in casa di estranei, in molti casi in condizioni di semi-schiavitù e senza nemmeno avere contatti con l’esterno, le espone a maltrattamenti, abusi e persino violenze sessuali.

Episodi come quello di cui è stata vittima Purnima sono tutt’altro che infrequenti in Bangladesh. Al punto che anche il governo sta lavorando per elaborare una legge che garantisca i diritti fondamentali ai lavoratori domestici. “Tuttavia, siamo ancora in attesa di vederne l’implementazione”, conclude l’editoriale.

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