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Sierra Leone, cacciate da scuola perché incinte

9 novembre, 2015

Cacciate da scuola perché incinte. Succede in Sierra Leone, piccolo Paese dell’Africa occidentale, dove il ministero dell’Istruzione non solo ha allontanato dai banchi le ragazze in stato di gravidanza ma addirittura impedisce loro di sostenere gli esami di fine corso. Secondo Amnesty International (che sulla questione ha pubblicato un dettagliato rapporto) migliaia di ragazze incinte, escluse dal sistema scolastico principale e dagli esami, rischiano di essere lasciate indietro proprio mentre il Paese è stato finalmente dichiarato “Ebola free”.

“Ci toccavano il seno e la pancia per capire se eravamo incinte. Ad alcune è stata fatta fare l’analisi delle urine. Un’insegnante si è messa i guanti e poi ha iniziato a palparci. Mi sono sentita imbarazzatissima. Molte hanno rinunciato agli esami perché temevano che sarebbe stata scoperta la loro gravidanza. Una dozzina non si è presentata agli esami”, ha raccontato una giovane intervistata da Amnesty International

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“Escludere le alunne incinte dal sistema scolastico e impedire loro di sostenere gli esami è discriminatorio e avrà conseguenze devastanti. L’istruzione è un diritto, non qualcosa che il governo può negare arbitrariamente come punizione”, ha dichiarato Sabrina Mahtani, ricercatrice di Amnesty International per l’Africa occidentale. “Proprio mentre la Sierra Leone esce dalla gravissima crisi di Ebola, è fondamentale che queste alunne non vengano lasciate indietro”.

Un annuncio che arriva un un momento molto delicato per il Paese: proprio durante l’epidemia di Ebola (scoppiata nel marzo 2014) si è registrato un importante aumento delle gravidanze precoci, in buona parte dovuto all’assenza di protezione dalla violenza sessuale. Inoltre, la quarantena e un sistema sanitario già allo stremo hanno comportato per molte ragazze l’impossibilità di ricorrere ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva e alle informazioni su come evitare gravidanze precoci e non desiderate.

Secondo dati ufficiali, le ragazze colpite dal divieto di frequentare le scuole e di fare gli esami sarebbero tremila ma gli esperti locali stimano siano circa 10mila. Non solo vengono ulteriormente stigmatizzate, ma questo allontanamento dalla scuola rischia di distruggere le loro future opportunità. Per questo motivo Amnesty chiede di ritirare il provvedimento e permettere a tutte le ragazze di affrontare la prossima sessione di esami, previsti per il 23 novembre.
Una dura condanna è arrivata anche dalla Commissione per la verità e la riconciliazione, che già nel 2004 aveva raccomandato al governo di porre fine alla prassi di escludere dall’istruzione le ragazze incinte, definendola una pratica “discriminatoria e arcaica”. E che oggi torna a farsi sentire bollando questo divieto come discriminatorio, stigmatizzante. Che favorisce l’ulteriore marginalizzazione delle ragazze e delle donne incinte.

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