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Sister Fa, rapper senegalese contro le mutilazioni

16 giugno, 2016

“Quello che ricordo è il sangue che scorreva fino ai miei piedi e mia madre che mi diceva di non piangere. Ricordo esattamente quello che mi hanno fatto. E ricordo il dolore. È stato un trauma che mi seguirà per tutta la vita”. Fatou Mandiang Diatta, meglio nota come Sister Fa, ricorda ancora con dolore il momento in cui è stata costretta a subire una mutilazione genitale. Classe 1982, Sister Fa è un’esplosiva e talentuosa rapper senegalese che ha messo la sua musica al servizio delle tante ragazze del suo Paese: per evitare che subiscano una mutilazione genitale.

Sebbene il governo senegalese abbia messo al bando questa pratica nel 1999, le mutilazioni genitali sulle bambine continuano a essere praticate. Per questo motivo rapper, DJ e musicisti sono scesi in pista per sostenere i leader delle comunità locali impegnati nella lotta alle mutilazioni genitali femminili (Mgf).

Un’esperienza dolorosa e profondamente traumatizzante per le bambine che vengono “tagliate” senza anestesia. Inoltre, il rischio di morire dissanguate o di contrarre un’infezione è molto elevato, oltre alle conseguenze di lungo termine sulla salute, le complicanze durante gravidanza e parto.

Sister Fa, rapper e attivista, organizza workshop con Ong locali e internazionali, con l’obiettivo di diffondere informazioni chiare e precise sui rischi collegati a questa pratica. La ragazza racconta la sua storia, condivide la propria esperienza con i ragazzi che incontra per contribuire a sradicare la pratica del “cutting” dal suo Paese. Vuole sfatare quelle credenze profondamente radicate secondo cui “se una donna non è tagliata è sporca, non è in grado di pregare.”. Aliou Cisse, il Dj di una radio locale ha partecipato a uno dei workshop di Sister Fa: “Voglio poter parlare di questo argomento ai miei ascoltatori – spiega Aliou – sono venuto qui per avere informazioni corrette.

“Ho deciso di usare la mia voce per aiutare le ragazze più giovani a capire che le Mgf sono una violazione dei loro diritti – spiega -. È nostra responsabilità cambiare le cose e fare in modo che le prossime generazioni siano immuni da questo fenomeno. Nessuno può dire Non mi riguarda. Tutti possiamo fare qualcosa”.

Qui puoi leggere il racconto di Sister Fa

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