Bimbo nato morto, 19enne condannata a 30 anni di carcere

7 luglio, 2017

Violentata, processata e condannata a trent’anni di carcere. Evelyn è una ragazza salvadoregna di 19 anni, originaria di una piccola comunità rurale a Cuscatlà, nell’Est del Paese. Per mesi è stata violentata da un uomo affiliato a una gang e a seguito di quelle violenze Evelyn Beatriz Hernandez Cruz è rimasta incinta. Di quella gravidanza non voluta, la ragazza non si è accorta per mesi. Evelyn, una studentessa di scuola superiore, ha quindi partorito il bambino in una toilette nell’aprile 2016.

Il bambino non è sopravvissuto e i medici non sono stati in grado di verificare se il piccolo fosse morto ancora prima di venire al modo o subito dopo il parto. Il giudice del tribunale di El Salvador (donna, peraltro) non ha però avuto dubbi. E ha condannato Evelyn a 30 anni di carcere. La motivazione: non aver cercato cure e assistenza medica durante la gravidanza perché non voleva il bambino e di averlo poi gettato nella toilette per ucciderlo. Nel testo della sentenza, inoltre, la giudice si è spinta oltre, suggerendo che la ragazza non avrebbe potuto agire da sola accusando la madre di complicità.

El Salvador, aborto vietato anche se la salute è a rischio

Una sentenza drammatica ma tutt’altro che rara in Salvador. Nel Paese centro-americano l’aborto è illegale e vietato in tutte le circostanze dal 1998 anche nei casi di stupro, incesto, quando la salute o la vita della madre o del bambino sono a rischio. Dozzine di donne (soprattutto giovani provenienti dai ceti più poveri) vengono condannate al carcere per omicidio. Anche quando i neonati muoiono a seguito di complicanze o di aborti spontanei.

“La sentenza che ha condannato Evelyn a 30 anni di carcere dimostra chiaramente che in Salvador la giustizia viene applicata senza prove, senza sufficienti elementi che permettano di chiarire che cosa è successo a una donna”, ha commentato Morena Herrera, direttrice del Citizen’s group for the decriminalisation of abortion.

“Il divieto totale di aborto in Salvador viola il diritto delle donne alla vita, alla salute, alla privacy”, commenta Erika GuevaraRosas, direttore di Amnesty International America che chiede al governo del Salvador di liberare tutte le donne ingiustamente condannate in questi anni. “Questa legge non provoca altro che dolore e sofferenza a un numero inimmaginabile di donne e ragazze e alle loro famiglie”.

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