© UNFPA/Kasandi Mulaa

Aja, una donna contro le mutilazioni genitali

16 marzo, 2017

Per molti anni Aja Babung Sidibeh ha radunato tutte le ragazze che vivevano nel suo distretto (Central river region) in Gambia preparandole per partecipare al rito di iniziazione: le ragazze rimanevano con lei fino a quando non arrivava la persona incaricata di praticare la mutilazione genitale. Un ruolo che Aja Babung Sidibeh aveva ereditato dalla sua famiglia e a cui non si era mai opposta. Ma quando due ragazze si sono gravemente ammalate a causa di un’infezione contratta a causa delle pessime condizioni igieniche in cui veniva praticato il taglio, in lei è scattato qualcosa. E tutto è cambiato.

Fortunatamente, le ragazze sono state portate all’ospedale più vicino e curate. “I medici mi hanno spiegato tutto – spiega Aja Babung Sidibeh -. Era stata la mutilazione a far ammalare le ragazze. E sapevo che avevano ragione. Così ho radunato tutti i circoncisori della regione e ho condiviso con loro la mia esperienza. Ho detto loro di posare per sempre le lamette e di interrompere questa pratica”.

In base ai dati ufficiali, sono circa 200 milioni le donne e le ragazze che hanno subito questa pratica. Che è molto diffusa anche in Gambia, dove il 75% delle donne sono state mutilate, praticamente tutte da bambine.

Dopo quell’esperienza, Aja Babung Sidibeh si è messa a studiare. Ha imparato quali sono le conseguenze delle mutilazioni genitali sulla salute delle donne e ha imparato che la religione non impone queste pratiche alle donne. Inoltre ha iniziato a collaborare con le autorità locali e con il supporto dell’Unfpa (il fondo delle Nazioni Unite per la popolazione).
La donna è diventata una delle attiviste più impegnate nel contrasto delle mutilazioni genitali:
Sappiamo che fanno parte della nostra tradizione, ma non ha nulla a che vedere con l’Islam e violano i nostri diritti in quanto donne”, ripete spesso Aja Babung Sidibeh durante gli incontri con le autorità locali, i leader religiosi, gli uomini e le donne che mutilano (per professione) le bambine. Il suo obiettivo è uno solo: convincerli ad abbandonare questa orribile pratica.

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