(c)Tanya Habjouqa

Apre mostra a Betlemme sui diritti negati dei beduini

19 aprile, 2018

“Water and Scars” (Acqua e cicatrici) è il titolo della mostra fotografica organizzata da Terre des Hommes Italia e Oxfam all’Università di Betlemme aperta in questi giorni per mostrare attraverso gli scatti di Tanya Habjouqa le violazioni dei diritti e le difficoltà che le comunità beduine affrontano ogni giorno a causa dell’occupazione israeliana, ma anche i loro desideri e aspirazioni, aiutando a cambiare quindi la percezione delle fasce giovanili della società palestinese sui beduini, spesso stereotipata. La mostra è stata realizzata assieme a Palestinian Medical Relief Society (PMRS) e Palestinian Hydrology Group (PHG) all’interno del progetto 10910/OXFAMITA/AREAC/11, finanziato con il sostegno dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Come abbiamo denunciato più volte oltre 8.000 beduini che vivono nell’Area C della Cisgiordania centrale sono a rischio di trasferimento forzato. Circondati da muri, posti di blocco, aree militari e colonie in espansione, ogni aspetto delle loro vita è controllato dalle autorità israeliane. Non possono muoversi liberamente e hanno gravi problemi di accesso a scuole e ospedali. Vivono con l’ansia di subire violenze e sotto la minaccia costante di demolizione per le loro case.
I Palestinesi devono richiedere permessi alle autorità israeliane per costruire qualunque tipo di infrastruttura, incluse scuole e pozzi. Il 96% delle richieste viene rifiutato, come riportato dalle Nazioni Unite (OCHA, HNO 2017). Questa situazione comporta la mancanza di accesso, per molte delle comunità beduine, a servizi sanitari, educativi, ad aree gioco dove bambine e bambini possano giocare protetti e in libertà, ad acqua ed elettricità. Case, bagni e rifugi per animali costruiti senza permesso sono sistematicamente demoliti.

Negare i diritti più elementari e l’accesso ai servizi di base impedisce a intere comunità beduine ed in particolare ai gruppi più vulnerabili quali bambini/e e donne di accedere all’istruzione, alla salute e ad un tenore di vita adeguato.

Per i beduini che vivono in nell’Area C, che si estende per i 2/3 della Cisgiordania, è molto difficile avere accesso a i servizi essenziali, come l’acqua ed l’elettricità, dato che Israele controlla strettamente il territorio e impedisce che vengano installate nuove reti di approvvigionamento, in aperta violazione della legge umanitaria internazionale.
Al di sotto delle strade dell’Area C corrono I cavi elettrici e le condutture che corrono lungo tutta la Cisgiordania portano acqua ed elettricità agli insediamenti dei coloni, considerati illegali da numerose risoluzioni delle Nazioni Unite. I beduini, che da sempre vivono su queste terre, non ne possono usufruire.
Il 70% delle comunità beduine non è collegato ad alcun acquedotto. La mancanza di acqua potabile mette a rischio la salute delle persone e l’allevamento degli animali.
Il progetto di Terre des Hommes e Oxfam ha permesso di riabilitare le vecchie condutture d’acqua e garantire ad alcune comunità beduine cisterne mobili per trasportare e immagazzinare l’acqua potabile.
Abdullah, 9 anni, ha una lunga cicatrice sulla gamba, che gli ricorda quanto sia pericoloso attraversare la strada per andare a scuola. E’ stato investito da una moto mentre tornava da scuola a Ma’azi Jaba, il villaggiola comunità dove abita.
Abdullah, 9 anni, ha una lunga cicatrice sulla gamba, che gli ricorda quanto sia pericoloso attraversare la strada per andare a scuola. E’ stato investito da una moto mentre tornava da scuola a Ma’azi Jaba, il villaggiola comunità dove abita.
Molte comunità non hanno scuole perché Israele non ne permette la costruzione, quindi i bambini devono percorrere lunghe distanze per raggiungere la scuola più vicina. Circondati da strade, muri, zone militari e insediamenti di coloni, i bambini palestinesi devono percorrere tragitti sempre più pericolosi. Si stima che almeno 2.000 bambini dell’Area C debbano percorrere 5 o più km per andare a scuola.
Le donne e le ragazze sono le più colpite dalle restrizioni di movimento imposte dai checkpoint israeliani e da un sistema di permessi molto discriminatorio. Una volta le donne beduine prendevano l’autobus per portare lo yoghurt che producevano a Gerusalemme Est e venderlo al mercato. Adesso, impossibilitate a muoversi, hanno perso la loro principale fonte di guadagno e non possono dare il loro contributo all’economia familiare e della comunità. “Quando vedo un aeroplano mi chiedo se potrò mai volare. Finora, ho volato solo nei miei sogni”, dice Rida.
Con il progetto di Terre des Hommes e Oxfam per le comunità beduine più di 16 donne sono diventate educatrici o volontarie per l’organizzazione di attività di sensibilizzazione con i genitori sui diritti dell’infanzia, pronto soccorso, igiene, nutrizione e di attività psicosociali e ricreative per bambini. Ciò permette loro di apprendere cose nuove e fare qualcosa di concreto per la loro comunità, aumentando la loro autostima.
Le difficili condizioni di vita hanno un forte impatto psicologico sui beduini, soprattutto sui bambini. Su di loro grava la continua minaccia degli sgomberi, demolizioni e violenze da parte dell’esercito israeliano, che portano ad alti livelli di ansia e angoscia. La mancanza di servizi essenziali, la disoccupazione dei genitori e alla loro scarsa consapevolezza delle esigenze dei bambini fanno il resto. Quasi il 9% dei bambini che vivono nell’Area C e a Gerusalemme Est soffrono di forte stress psicosocialepsicologico, traumia e in un continuo stato di paura continua, secondo il Palestinian Central Bureau of Statistics.
L’isolamento e le restrizioni di movimento rendono molto difficile a donne, bambini e giovani trovare delle occasioni di svago, sport, attività culturali ed educative che possano alleviare lo stress e l’ansia che spesso si trovano ad affrontare. Il nostro progetto ha aperto e riabilitato quattro spazi comunitari per attività psicosociali per i bambini e per le campagne di sensibilizzazione, oltre a tre campi gioco all’aperto. Mentre i genitori apprendono nozioni di base sui diritti dei bambini e su come affrontare i traumi dei loro figli, i bambini possono divertirsi e imparare nuovi giochi con la guida di educatori comunitari e volontari.
L’isolamento e le restrizioni di movimento rendono molto difficile a donne, bambini e giovani trovare delle occasioni di svago, sport, attività culturali ed educative che possano alleviare lo stress e l’ansia che spesso si trovano ad affrontare. Il nostro progetto ha aperto e riabilitato quattro spazi comunitari per attività psicosociali per i bambini e per le campagne di sensibilizzazione, oltre a tre campi gioco all’aperto. Mentre i genitori apprendono nozioni di base sui diritti dei bambini e su come affrontare i traumi dei loro figli, i bambini possono divertirsi e imparare nuovi giochi con la guida di educatori comunitari e volontari.
I beduini hanno gravi problemi ad accedere ai servizi sanitari a causa delle restrizioni di movimento, dovute ai checkpoint israeliani, aree chiuse, insediamenti dei coloni e la lontananza dai centri medici. Grazie al progetto sono state attrezzate dellele comunità sono state visitate da cliniche mobili che offrono servizi medici di base alle comunità più isolate e ove necessario, inviano i pazienti ai centri medici della Palestinian Medical Relief Society o ad altri centri specialistici.
“Quando un bambino o un anziano si ammala, non è facile portarlo dal medico. Ma adesso è il dottore che viene da noi e questo ci aiuta molto”, dice Salha, educatrice comunitara e madre di 7 bambini di Ma’azi Jaba
“Il sogno della mia vita è costruire (le case) con mattoni” Le autorità israeliane demoliscono case ed edifici pubblici palestinesi situate nell’Area C perché non hanno dei permessi edilizi concessi da Israele. Tuttavia il 96% delle richieste di costruzione presentate da Palestinesi vengono rifiutate, per cui a loro non rimane altro che costruire per far fronte alle loro necessità abitative. Attualmente ci sono oltre 13.000 ordini di demolizione o fermo lavori su proprietà palestinesi nell’area C, tra cui ci sono anche scuole. Questo sistema fortemente discriminatorio costituisce una violazione dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale e crea forti tensioni e conflitti.

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