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DAD in Palestina: non solo svantaggi

23 settembre, 2020

Questa settimana è partito un nuovo lockdown in Israele, che coinvolgerà anche le scuole di Gerusalemme Est. Ritorna quindi la necessità di tornare alla didattica a distanza. Ne abbiamo parlato con Reem Osseili, insegnante di arabo della scuola Hassan Al Thani di Gerusalemme Est, una delle due scuole palestinesi coinvolte nel gemellaggio con una scuola italiana, l’Istituto Rinascita di Milano, creato per il nostro progetto Ta’lim Lil’Jami’a: Intervento di educazione inclusiva per i bambini di Gerusalemme Est.

Iniziato un anno fa grazie ai fondi della Commissione Europea e UEFA Foundation for Children, il progetto prevedeva la creazione di un legame tra scuole pubbliche palestinesi di Gerusalemme e scuole italiane che promuovano un modello inclusivo. Questo legame è una opportunità fondamentale sia per gli studenti italiani e palestinesi, che avranno la possibilità di condividere esperienze e conoscenze, di superare barriere linguistiche e culturali e di guardare oltre i propri confini, sia per i loro insegnanti, che potranno osservare come i processi inclusivi vengono applicati in contesti profondamente diversi e condividere pratiche e strategie didattiche ed educative.

Quando a marzo le scuole sono state chiuse ed è stata presa la decisione di passare alla didattica a distanza, vi sono state date delle linee guida, delle indicazioni da seguire?

Non proprio. Quando il Ministero dell’Istruzione palestinese ha deciso di attuare la DaD, non ha dato delle indicazioni precise a tutte le scuole su come si doveva applicare. Ogni scuola ha deciso autonomamente l’approccio da adottare e quale piattaforma o app utilizzare. Alcune scuole hanno adottato Zoom e AFAQ (Orizzonti). In altre scuole, la decisione di attuare la DaD o meno è stata presa dal singolo insegnante. La didattica a distanza è importante, perché non possiamo disconnettere, scollegare gli studenti dal processo di apprendimento… Tuttavia, gli strumenti di base non ci sono stati dati.

Sul sito del Ministero dell’Istruzione palestinese ho notato che è stata caricata una lunga serie di lezioni…

Certamente, ma non tutti gli studenti erano sufficientemente motivati per utilizzare i siti che offrivano opportunità di autoapprendimento. Per questi studenti è necessaria la presenza di un insegnante o dei genitori, per guidarli e seguirli. Inoltre, ci sono differenze fra gli studenti, differenze individuali o differenze dovute all’età.

La DaD viene attuata prevalentemente mediante i telefoni cellulari?

Sì, nella maggioranza dei casi avviene così, perché, per dirla tutta, non tutti gli studenti hanno un computer. Nella mia famiglia, per esempio, abbiamo dovuto condividere gli strumenti che avevamo e mia figlia, ad esempio, usava talvolta il mio telefono per seguire le lezioni e fare i compiti.

Da marzo in poi avete registrate le lezioni, quindi. Questo significa che non facevate lezione ogni giorno, ad orari definiti?

Tenevo in considerazione le diverse situazioni in cui si trovavano gli studenti. Questo per me era importante: non tutti gli studenti hanno un computer e accesso a internet. Caricavo su YouTube materiali per le lezioni di lingua araba che trovavo sul sito del Ministero dell’Istruzione, come il sito web “Al-Awael”, o specifici materiali che avevo registrato. Poi davo agli studenti schede e fogli di lavoro. Ho anche chiesto loro di prendere appunti e di scrivere le loro domande su un quaderno, poi di fotografarne le pagine e mandarmi le foto, in modo che io potessi controllare che fossero in grado di fare quando chiedevo.

Quanti studenti hai seguito utilizzando questo approccio e questi metodi?

Attualmente insegno ad una 7a Classe (27 studenti) e ad una 8a Classe (due sezioni, in totale 55 studenti). Fra gli studenti ai quali insegno ci sono ragazzi con difficoltà o che hanno difficoltà o problemi particolari… direi tuttavia che il 70-80% dei miei studenti è in grado di seguire.
Un aspetto positivo della DaD consiste nel fatto che c’è una maggiore flessibilità nell’uso del tempo. In una classe ci sono studenti che hanno differenze individuali e in passato, quando insegnavo in presenza, malgrado tutti i miei tentativi di integrare nella classe uno studente con bisogni specifici, di coinvolgerlo e farlo interagire con studenti con risultati migliori, mi scontravo continuamente con il fattore “tempo”. La mancanza di tempo era un vero ostacolo. Ho invece notato che con la DaD, gli studenti che avevano risultati scolastici modesti riuscivano a partecipare attivamente.

Perché pensi che succeda così?

Credo che con la didattica a distanza quegli studenti abbiano il tempo necessario per capire la lezione. Davo loro materiale e tempo sufficiente per rivederlo una o due volte a casa loro e capirlo. Quanto succede in classe è temporaneo e transeunte, mentre un video registrato può essere visto e rivisto più volte… Gli studenti con scarsi risultati scolastici hanno tratto beneficio da questa modalità.

Tu sei anche una madre: come sei riuscita a conciliare il tuo impegno come insegnante e quello necessario per sostenere i tuoi figli nei loro studi?

Ho vissuto un periodo di grande stress e stanchezza. Inoltre, il diffondersi della pandemia ha avuto un impatto importante sulle condizioni psicologiche delle persone, me inclusa. Vivevo in una situazione di panico continuo, pensavo che un membro della mia famiglia avrebbe potuto prendere il virus e trasmettermelo, proprio mentre era necessario che io mi mantenessi in buona salute e che fossi forte, per poter continuare ad insegnare ai miei studenti e per supportare i miei figli.

Esattamente, a parte le difficoltà relative all’insegnamento e all’apprendimento, è vero che il Covid 19 ha indotto il panico nella maggioranza delle persone!
Ma c’è un altro aspetto dell’insegnare in una classe, in presenza, ed è la relazione che si stabilisce fra gli studenti, e fra l’insegnante e gli studenti, cioè l’interazione sociale. Questo aspetto mancava nella didattica a distanza, sbaglio?

In un certo senso. È possibile che quando sono fisicamente con i miei studenti io esprima maggiormente i miei sentimenti e le mie emozioni. Ma la didattica a distanza, come dicevo, ha avuto anche i suoi aspetti positivi. Ho parlato degli studenti con bisogni educativi aggiuntivi, che erano più attenti di studenti con ottimi risultati scolastici. Quando uno dei miei studenti sì è fratturato le mani, se l’insegnamento fosse stato in presenza, in classe, il ragazzo non avrebbe mai avuto la possibilità di venire a scuola, ma, in ambito virtuale, l’unica cosa che non poteva fare era scrivere.

Usavi “Zoom”, vero?

Si, ho usato “Zoom” ma ho cercato di fare in modo che non si trasformasse in un peso per i miei studenti. Solo raramente ho dato lezioni “in diretta”, perché questo poteva creare difficoltà ai genitori. Sono un membro del “Comitato dei Genitori” e i genitori si lamentavano spesso con me della poca affidabilità delle connessioni internet, o per il fatto che in famiglia c’era più di uno studente e che i computer disponibili non bastavano per tutti. Allora ho scaricato dei video da siti come YouTube o “Al-Awael”. E ancora: non mi limitavo a fare l’insegnante di lingua araba, a dare cioè lezioni di arabo… Facevo attività extra, come chiedere ai miei studenti di scrivere brevi racconti, che ruotassero attorno alla realtà che vivevamo, alla nostra situazione al tempo del coronavirus. Uno di questi brevi racconti mi ha fatto scoppiare in lacrime perché descriveva e faceva capire quanto lo studente che l’aveva scritto fosse preoccupato per suo nonno, sua nonna, sua madre e suo padre, e quanto temesse che potessero ammalarsi. Ho anche organizzato competizioni di disegno e di scrittura sulla malattia. Voglio dire: non mi limitavo ad insegnare, ma ho anche dato spazio ai miei studenti per respirare un po’.

Grandioso! Mi è piaciuto quanto mi hai detto rispetto al fatto di chiedere ai tuoi studenti di scrivere della loro esperienza rispetto alla malattia! Un’ultima domanda: è possibile integrare la DaD con l’apprendimento in presenza, una volta che si tornerà a scuola?

Come dicevo in precedenza: ho notato che ci sono state reazioni positive fra gli studenti con differenze individuali e scarsi risultati. Come insegnante, io sono contenta se tutti i miei studenti hanno buoni risultati e se a loro piace imparare. Per questo continuerò ad utilizzare i gruppi Facebook. Inoltre, visto che i genitori sono interessati a conoscere cosa imparano i loro figli, e questo è possibile attraverso la loro partecipazione a questi gruppi, per quanto mi riguarda continuerò a utilizzare DaD.

Questo significa che sarai sommersa di lavoro.

Vero. Ma questa è una missione che mi è stata affidata. Se gli studenti conseguiranno risultati migliori io sarò contenta, convinta di aver fatto il mio dovere.

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