indifesa ande

Indifesa per le bambine delle Ande

4 novembre, 2016

Grazie al contributo del sostegno a distanza e della campagna Indifesa, da alcuni anni Terre des Hommes promuove in collaborazione con il Centro Yanapanakusun di Cusco (Perù) differenti interventi a favore di bambine e adolescenti di etnia Quechua che soffrono condizioni di sfruttamento e abuso. I servizi sono rivolti in particolare alle bambine provenienti dalle zone più alte delle Ande peruviane vittime di lavoro minorile domestico, abuso, maltrattamenti e, con sempre maggiore frequenza, purtroppo anche sfruttamento sessuale.

Le attività si sviluppano su due livelli:
1. a livello preventivo con progetti promossi nelle comunità rurali da dove provengono le potenziali vittime, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità e maggior consapevolezza sia alle bambine e adolescenti a rischio come anche alle loro famiglie. Le azioni sono volte a rafforzare l´autostima, l’istruzione, le opportunità di sviluppo personale, le relazioni familiari di protezione, la capacità di incidenza e partecipazione sociale, in modo che le bambine e adolescenti possano efficacemente esercitare i propri diritti in un contesto comunitario che non le escluda invitandole ad emigrare;
2. a livello di assistenza diretta in favore delle vittime di abuso e sfruttamento, il Centro Yanapanakusun promuove varie attività che si sviluppano nell´ambito di una “casa di accoglienza” nella città di Cusco denominata “Caith” (Centro di assistenza integrale alle lavoratrici domestiche) che rappresenta uno spazio protetto per bambine e adolescenti vittime di sfruttamento, abuso o in condizioni di alta vulnerabilità sociale.

Grazie anche al contributo della campagna Indifesa, negli ultimi tre anni sono state assistite dalla casa di accoglienza del Centro Yanapanakusun oltre 70 bambine e ragazze tra i 9 e 17 anni vittime di abuso e violenza (48%), in condizione di abandono e rischio sociale (47%) e sfruttamento (5%) provenienti nella quasi totalità dei casi da aree rurali andine della regione del Cusco. Le famiglie di origine delle beneficiarie sono caratterizzate da povertà estrema. Molto alte sono anche le percentuali di assenza di almeno un genitore (57%) e di bambine/adolescenti orfane (14%) situazioni che aumentano in maniera esponenziale la condizione di vulnerabilità, favorendo la probabilità che le bambine e adolescenti finiscano per essere vittime di sfruttamento, abuso o violenza.
Con il loro ingresso al Caith le beneficiarie ricevono un´assistenza integrale, attraverso cure mediche, assistenza psicologica, supporto educativo, stimoli ludico-pedagogici, accompagnamento personalizzato che offrono un´opportunità concreta di ricomposizione personale e reinserimento sociale alle ragazze.

Tutte le beneficiarie con soggiorni superiori ai 3 mesi vengono inserite o reinserite nel sistema scolastico e, anche grazie a un sistema integrato di doposcuola, recuperano il ritardo e i forti problemi di apprendimento che le caratterizzavano in origine, riuscendo a concludere la scuola superiore e ottenendo con frequenza borse di studio per continuare la propria formazione in istituti tecnici e in alcuni casi persino all´università.

La casa di accoglienza del Centro Yanapanakusun promuove la cultura dell´affetto, della solidarietà e del rispetto, considerati valori fondamentali delle relazioni tra le persone. In questo senso, come parte del reinserimento sociale delle beneficiarie, una componente centrale è anche la (ri)costruzione delle relazioni con le famiglie di origine, per fare in modo che la rinnovata capacità sociale delle vittime permetta loro di superare il risentimento verso la famiglia che spesso ha caratterizzato la fase anteriore del dolore e della sofferenza.

Pur dovendo affrontare anche esperienze di insuccesso, nella grandissima maggioranza dei casi l´assistenza offerta da Caith raggiunge gli obbiettivi volti a preparare le beneficiarie ad affrontare un reinserimento sociale opportuno, con coscienza dei propri diritti, condizioni e competenze utili per difenderli. Permettendo in questo modo che le ragazze che escano dal Centro abbandonino il ruolo di vittime per acquisire quello di protagoniste della propria esistenza.

Mauro Morbello, delegato di Terre des Hommes in Perù

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