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Madri troppo presto nei campi profughi iracheni

13 ottobre, 2020

Kadija ha 15 anni e vive nel campo profughi di Baharka, nella periferia di Erbil la capitale della Regione Kurda Irachena, assieme al marito di 22 anni. Il suo matrimonio è stato combinato dai genitori, i quali temevano che la ragazzina potesse subire episodi di violenza nel campo, dove erano sfollati a causa del conflitto in corso.

Un anno fa i genitori di Kadija sono rientrati nel loro villaggio di origine, lei e il marito invece hanno deciso di rimanere nel campo di Baharka perché essendo vicino alla città di Erbil garantiva migliori opportunità di lavoro, seppure sempre e solo a giornata. Inoltre il marito aveva paura che una volta tornato nel villaggio di origine le milizie potessero costringerlo ad arruolarsi. Proprio pochi giorni dopo la partenza dei genitori, Kadija ha scoperto di essere incinta del suo primo figlio. Sola e giovanissima, era molto spaventata e impreparata, accanto aveva solo il marito con il quale, per quanto sia un giovane buono, non aveva molta confidenza, dato che l’ha incontrato per la prima volta solo il giorno delle nozze.

E cosi Kadija ha deciso di recarsi presso la clinica del campo dove Terre des Hommes Italia in partnership con l’ONG polacca PMM e grazie al supporto economico del Ministero degli Esteri Polacco, garantisce da due anni le cure mediche di base per tutti i residenti. Qui la dottoressa Rania l’ha accolta e consigliata. Per nove mesi Kadija si è recata alla clinica, non solo per le visite ma anche per trovare conforto e consigli utili. E anche dopo la nascita della sua bambina, Kadija è grata di trovare presso la clinica medici in grado di consigliarla su tutte le cure necessarie per un neonato e di aiutarla in quei momenti di panico che ogni neo-genitore incontra durante i primi mesi. Se poi si tiene in conto che lei ha solo 15 anni ed è poco più che una bambina, questo supporto è più che fondamentale. I medici hanno anche consigliato alla ragazza di non avere altre gravidanze prima dei 18 anni, dato che potrebbero esserci dei rischi sia per lei che per il bambino.

Rania, sposa bambina di Mosul

Ancora più dura è invece la storia di Rania, 16 anni. Sposata a 15 anni ha raggiunto il campo di Harsham, sempre alle porte di Erbil, pochi mesi fa. Il marito è scomparso a Mosul pochi mesi fa, forse rapito o forse arrestato o chissà… Purtroppo il loro matrimonio è stato celebrato solo con rito religioso e non registrato civilmente a causa della giovane età della ragazza (per la legge Irachena il matrimonio prima dei 16 anni è illegale anche se largamente praticato) e così lei non ha nessun documento per provare che Ahmed era davvero suo marito e che il bambino che porta in grembo è suo. Al campo di Harsham ha trovato ospitalità presso alcuni parenti. Rimanere a Mosul era troppo pericoloso per lei. Quando è arrivata al campo era incinta di sei mesi ma non aveva mai fatto una visita. All’ospedale pubblico le avrebbero chiesto informazioni sul padre del bambino e nella sua situazione l’avrebbero respinta. Ad Harsham invece ha trovato la clinica gestita da Terre des Hommes Italia in partnership con PMM. Qui, le hanno spiegato, si accolgono tutti coloro che hanno bisogno di cure, non servono documenti o spiegazioni. Così Rania ha trovato il supporto che le serviva per affrontare gli ultimi mesi di gravidanza. Tramite gli operatori di Terre des Hommes ha anche potuto trovare un ospedale dove hanno accettato di farla partorire nonostante la sua situazione e poi con l’aiuto di un assistente legale ha potuto registrare il bambino all’anagrafe.

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