Perù Huancarani (c)Alida Vanni

Perú: la didattica dell’esclusione ai tempi del coronavirus

16 giugno, 2020

La pandemia provocata dal coronavirus ha incrementato le disuguaglianze sociali. Ha colpito i gruppi sociali più deboli, paradossalmente anche coloro che meno si ammalano a causa del virus. Come ad esempio i bambini che vivono in condizioni di esclusione sociale ed economica, ai quali sono da sempre negati gran parte dei loro diritti. Incluso il diritto di ricevere un’istruzione almeno dignitosa.

L’istruzione pubblica peruviana soffre degli scarsi investimenti dello Stato: gli ultimi dati disponibili della Banca Mondiale dicono che il Perù investe appena il 3,9% del PIL in istruzione, rispetto ad esempio al 7,4% della Bolivia, al 6,2% del Brasile, al 5,5% dell’Argentina, o il 4,9% dell’Uruguay. Un 35% in meno della media del resto dei paesi dell’America Latina. Ne derivano strutture scolastiche in pessimo stato e una scarsa qualità della didattica, per cui tutte le famiglie che possono permetterselo mandano i propri figli nelle scuole private. La situazione peggiora nelle aree rurali, dove non esistono alternative all’istruzione pubblica, e le condizioni della didattica sono da sempre oggettivamente molto meno che dignitose.

Secondo i dati del Ministero peruviano dell’Istruzione nel 2019 nelle scuole rurali peruviane appena il 20% degli alunni delle elementari era in grado di leggere e comprendere un testo adatto alla sua età e solo il 15% raggiungeva gli obbiettivi in matematica.
Le ragioni sono principalmente la mancanza di maestri che conoscano le lingue autoctone (il Quechua e Aymara) spesso le uniche conosciute dai bambini indigeni, l’analfabetismo dei genitori, un sistema di classi multigrado condotto da un unico docente utilizzato nel 70% delle scuole elementari delle zone rurali, la dispersione territoriale delle scuole e l’alta incidenza del lavoro minorile, che incrementa l’assenteismo scolastico.

Il programma “Imparo a casa”

In un contesto simile il virus è arrivato per rendere ancora più critica la situazione dell’istruzione nelle zone rurali del Perù. L’inizio del lockdown a marzo ha coinciso con la partenza dell’anno scolastico quindi il Ministero dell’Istruzione ha dovuto quindi approntare rapidamente un programma alternativo di didattica a distanza chiamato “Aprendo en casa” (Imparo a casa), che si sviluppa su tre livelli (prescolare, elementare, scuola media) e trasmesso a livello nazionale via televisione, radio e internet, ove possibile.

Le lezioni, registrate da personale del Ministero, consistono in una trasmissione con argomenti di carattere generale, differenziati per livello. Per gli alunni della scuola primaria si limitano a un’ora e mezza settimanale, mentre per la scuola secondaria le ore sono due e mezza a settimana.
Per i bambini in questo momento il rapporto con i loro docenti si limita alla realizzazione dei compiti o al ripasso degli esercizi programmati. Quei pochi che riescono a dialogare con i maestri, quando disponibili, lo fanno via telefono, whatsapp o altri canali, in base alla possibilità di sostenerne i costi.

Terre des hommes ha realizzato interviste a 400 famiglie beneficiarie dei suoi progetti in due distretti andini della regione di Cusco che evidenziano in maniera tangibile la criticità della situazione nelle aree rurali. Qui solo il 7% della popolazione ha accesso a internet con uno smartphone, il 38% delle famiglie ha un televisore e oltre il 97% ha in casa solo una radio, dove molto spesso il segnale è disturbato da interferenze.
 
Per i bambini di queste famiglie seguire le lezioni di “Aprendo en casa” è impossibile anche per altri fattori quali la velocità del linguaggio dei docenti che registrano le lezioni – tipica di coloro che vivono in città – e la lingua spagnola, difficile da comprendere per bambini che parlano solo quechua. La distribuzione di dispense, prevista per fare fronte a queste difficoltà, non semplifica la situazione, data la difficoltà per i genitori delle comunità rurali di aiutare nella didattica i propri figli, per via delle elevate percentuali di analfabetismo e per la mancanza di tempo.

Il risultato è che nelle comunità rurali più distanti solo il 27% dei bambini partecipa alle lezioni. Dato che il Perù ha uno dei lockdown più lunghi del mondo (al momento la fine è fissata al 30 giugno, ma i contagi continuano a salire ed è probabile un’ulteriore proroga) si rischia che centinaia di migliaia di bambini non riceveranno alcun tipo di istruzione per quest’anno scolastico.

Il 70% dei genitori contattati considera il programma a distanza assolutamente inutile, perché non è accompagnato da un’assistenza didattica adeguata e la maggior parte delle famiglie nelle zone andine e amazzoniche del Perù dichiara che la principale urgenza da risolvere è il ritorno dei figli a scuola.

Aiuti supplementari

Durante l’emergenza Covid Terre des hommes si è attivata nelle zone rurali delle Ande dove lavora da 15 anni per offrire un supporto supplementare alle famiglie con bambini in particolari condizioni di vulnerabilità. Gli aiuti spaziano dalla distribuzione di materiale didattico e la messa a disposizione di cellulari alle famiglie per comunicazioni d’emergenza e supporto dai maestri, al contributo per la riabilitazione di antenne radio per la più ampia diffusione di messaggi radio nelle comunità, anche di tipo sanitario.

I docenti del progetto sono disponibili tutti i pomeriggi della settimana per ricevere chiamate via WhatsApp o telefono e aiutare i bambini che avessero difficoltà di comprensione nelle tematiche proposte dal programma “Aprendo en casa”. E’ stato messo a disposizione delle famiglie beneficiarie delle comunità rurali un numero utile da utilizzare come “spazio di ascolto” che fa capo a una psicologa che assiste, consiglia o offre indicazioni di supporto a casi di violenza, depressione o solitudine sorti all’interno delle famiglie durante il periodo di lockdown. Sono state anche organizzate distribuzioni di pacchetti alimentari d’emergenza per le famiglie più povere.

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