Giordania apertura

Quando diventare mamma è un percorso a ostacoli

31 agosto, 2020

Facciamo finta che sei una donna, sei nata e hai vissuto in Siria finché non è scoppiata la guerra. Tu e tuo marito avete tenuto duro per qualche anno, poi avete deciso di scappare. Il posto sicuro più vicino era la Giordania e qui vi siete fermati, ma non avevate soldi e vi siete dovuti arrangiare a sistemarvi in un posto dove c’era qualche tenda di altri rifugiati, lontano da qualunque servizio, sia igienico che sanitario. Lì è nato il tuo primo figlio e adesso sei di nuovo incinta. E’ la primavera del 2020.

Se la storia di Aya – è lei la donna con cui vi ho chiesto d’immedesimarvi – fosse un videogioco a vari livelli di difficoltà l’epidemia di Covid-19 sarebbe solo l’ultima delle tante difficoltà che l’eroina deve affrontare per arrivare alla fine del game. Ma siamo nella realtà e Aya, 28 anni, non ha più molte frecce al suo arco. La seconda gravidanza le sta portando vari problemi e non sa bene cosa fare. Da qualche settimana vede un furgoncino che gira per l’insediamento informale dove sta la sua tenda e una sua vicina le dice che sono dei medici che fanno gratuitamente delle visite a chi ne ha bisogno.

È così che Aya si avvicina alla nostra clinica mobile e che scopre di aspettare dei gemelli. Date le sue condizioni di salute e sociali, è stata subito inserita tra i beneficiari del nostro progetto di assistenza medica finanziato dalla Polish Medical Mission. Questo intervento mette a disposizione dei rifugiati più vulnerabili un’unità mobile equipaggiata con tutti gli strumenti necessari per fornire servizi medici essenziali – tra cui un ecografo a ultrasuoni portatile per fare screening e follow-up ginecologici – sia per gli adulti che per i bambini. Inoltre, ove necessario, offre medicinali gratuiti.

Arriva la pandemia

La pandemia da Covid-19 ha reso ancora più difficile la vita ai rifugiati come Aya e, quando a fine marzo il governo giordano ha annunciato il lockdown nazionale e le restrizioni alla mobilità, ci ha costretto a sospendere le attività della nostra unità mobile. Ma il nostro team ha continuato a tenersi in contatto da remoto con Aya e il marito, come con altri rifugiati in condizioni critiche di salute. A maggio, ancora in pieno lockdown, la gravidanza di Aya ha subito un peggioramento perché uno dei due bambini che stava aspettando era venuto a mancare.

A quel punto erano necessarie cure immediate. Purtroppo la sua tessera di rifugiata rilasciata dal Ministero dell’Interno giordano era scaduta, per cui non aveva più la possibilità di accedere ai servizi forniti negli ospedali pubblici a tariffe accessibili per i rifugiati siriani stabiliti dal governo giordano. Per poter beneficiare di quelle tariffe, i rifugiati siriani devono avere una tessera valida e un Certificato valido dell’UNHCR (Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati) di Richiedente Asilo. Con il lockdown e le restrizioni alla mobilità, per Aya era impossibile rinnovare i suoi documenti.

Un approccio innovativo

È qui che l’intervento di Terre des Hommes è riuscito a risolvere entrambi i problemi. Mediante l’innovativo approccio di Cash for Health (rimborso delle spese mediche attraverso un e-wallet) offerto dal progetto il 16 maggio Aya è stata sottoposta con successo a un parto cesareo presso il Gynaecology and Paediatrics Hospital di Mafraq e ha dato alla luce un neonato in perfetta salute. Sebbene la sua tessera non fosse valida, siamo riusciti a ridurre le tariffe mediche attraverso un accordo con l’ospedale. Nel frattempo abbiamo supportato il marito per il rinnovo della documentazione legale nel più breve tempo possibile, in modo che potesse al più presto accedere ai servizi istituzionali a una tariffa accessibile.

Avere la possibilità di assistere alla gioia della famiglia nell’avere un neonato in salute durante un periodo così difficile e incerto è stato una ricompensa in sé. Aya e suo marito erano felici e grati del supporto ricevuto, tanto che hanno deciso, come segno di profonda riconoscenza, di dare al neonato il nome dell’operatore di Terre des Hommes che li ha seguiti in questi mesi: Ahmad.

Continuano le restrizioni

Aya è una dei più di 750.000 rifugiati siriani che vivono in Giordania, il secondo Paese nel mondo con il numero più alto di rifugiati rispetto alla sua popolazione. Attualmente in Giordania si sta registrando un leggero aumento di casi di contagiati per cui il governo ha deciso di aumentare le ore di coprifuoco dalle 6 del mattino fino alle 11 per gli abitanti e fino alle 10 per gli esercizi commerciali. Sono state inoltre imposte delle misure molto rigide riguardo il distanziamento sociale e l’obbligo di indossare mascherine sia in luoghi pubblici che privati. Le scuole riapriranno la settimana dell’1 settembre, le università pubbliche riapriranno il 27 settembre e le università private riapriranno il 18 ottobre. Tuttavia, il governo ha già annunciato che se dovessero aumentare i casi, le lezioni verranno seguite attraverso le piattaforme online.

Rimodulati gli interventi

In questa situazione Terre des Hommes non ha interrotto i propri interventi ma li ha rimodulati nel pieno rispetto delle misure di prevenzione imposte dal governo giordano. In particolare, durante il periodo di lockdown ha seguito i beneficiari degli interventi di Salute e Protezione attraverso colloqui telefonici, messaggi e video via Whatsapp e Facebook. Attraverso le pagine social, ad esempio, sono stati diffusi dei video realizzati ad hoc per i genitori e i bambini con attività ludico-ricreative da poter replicare in casa. Ha inoltre utilizzato le piattaforme quali Whatsapp e Facebook per sensibilizzare i beneficiari riguardo i rischi e le modalità di protezione e prevenzione del Covid-19.
Non appena la mobilità è stata ristabilita all’interno e tra i governatorati ha ripreso la propria attività di assistenza sanitaria grazie all’unità medica mobile e le attività di protezione dei bambini nel centro dell’organizzazione partner SFWS.

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