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Salvare vite: l’importante sfida dei nostri operatori comunitari in Libia

12 aprile, 2022

La pandemia di Covid-19 ha colpito pesantemente tutto il mondo causando più di 6 milioni di morti, ma la capacità di risposta dei vari sistemi sanitari nazionali a questa emergenza è stata molto differente.

Quasi tutti i paesi in via di sviluppo hanno potuto dispiegare risorse economiche e umane insufficienti sia per il trattamento dei casi che per la vaccinazione antiCovid. In Libia, poi, l’impatto negativo della pandemia è stato ulteriormente esacerbato da un sistema sanitario, un contesto politico e socio-economico già fragili.

Per sostenere il sistema sanitario libico nel suo insieme, e in particolare il lancio della vaccinazione antiCovid, un consorzio composto da Terre des Hommes, Helpcode e l’organizzazione locale ODP, grazie al supporto finanziario dell’Unione Europea, si è attivato affinché i vaccini raggiungano tutte le comunità libiche, persino quelle più remote del Sahara.

L’importanza dell’operatore sanitario di comunità

Per farlo ha deciso di avvalersi anche di una figura particolare d’operatore sanitario, il Community Health Worker, che può fare davvero la differenza grazie al suo radicamento nella comunità nella quale opera. Il progetto di risposta al Covid-19 del nostro consorzio infatti ha diverse componenti, come la formazione degli operatori sanitari, la fornitura di attrezzature mediche, ma anche una importante campagna di comunicazione in tutto il paese, attraverso messaggi radio, cartelloni pubblicitari e attività di sensibilizzazione con i gruppi più vulnerabili della popolazione condotte appunto da operatori sanitari comunitari e volontari.

Purtroppo la Libia non è immune dalla diffusione di fake news su coronavirus e vaccini: “Ci sono molte informazioni false sul Covid-19 che circolano in Libia, la gente ci crede perché sono facilmente accessibili e diffuse, soprattutto in aree remote come il Sud della Libia”, ci racconta Mohamed, un operatore sanitario comunitario di Ubari, mentre distribuisce mascherine e parla con venditori di strada e passanti.

Alla diffidenza generata da queste notizie si somma la diffidenza di migranti e rifugiati (si stima che siano quasi 640.000) e la paura tra i tanti migranti irregolari che presentandosi per la vaccinazione vengano identificati e segnalati alla polizia. Lavorando all’interno delle comunità dove vivono, gli operatori sanitari comunitari godono di grande fiducia e quindi sono in una posizione unica per diffondere informazioni affidabili sulla prevenzione del COVID-19, comunicarne i rischi e aumentare l’accettazione del vaccino tra le persone.

Come operatore sanitario, conosco l’importanza di sensibilizzare la mia comunità”, racconta Surayj, uno dei nostri volontari a Tripoli, “e so come è giusto farlo perché questo progetto abbia successo. Ogni volta che fornisco informazioni affidabili mi sento utile perché contribuisco a correggere alcune idee sbagliate e incoraggio le persone a sottoporsi al vaccino antiCovid, che le proteggerà in futuro”.

Dall’ottobre scorso sono quaranta, giovani e motivati, gli operatori sanitari comunitari e i volontari attivi da Tripoli, la caotica e trafficata capitale, e Misurata, la cosiddetta città “del commercio e dell’economia”, alle remote aree di Ghat e Ubari, nella torrida regione meridionale libica, caratterizzata da piccoli villaggi e cittadine circondate da deserti sabbiosi e montagne rocciose.

Oltre alle campagne di sensibilizzazione, questi operatori si occupano anche dell’identificazione delle persone vulnerabili, al di fuori della portata delle strutture sanitarie come anziani, persone con varie malattie croniche e, appunto, migranti e rifugiati, fungendo da collegamento tra loro e i centri vaccinali.

Questo approccio comunitario è una modalità molto efficace per entrare in contatto con le comunità e supportare una campagna di vaccinazione contro il Covid-19 che si è rivelata molto impegnativa, basti pensare che finora il 32% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e solamente il 16.4% ha completato il ciclo vaccinale.

I bambini, ponte per raggiungere le famiglie

Da ottobre ad oggi i nostri operatori sanitari e volontari di comunità hanno raggiunto oltre 14.000 persone attraverso attività di sensibilizzazione ed eventi comunitari, contribuendo ad aumentare la copertura vaccinale nel Paese e a raggiungere i gruppi vulnerabili sia nelle aree urbane che rurali. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per garantire che tutti, ovunque, possano essere vaccinati e controllare la pandemia nel paese.
Ora che i bambini fanno parte del piano di vaccinazione contro il Covid-19, andiamo nelle scuole per insegnare agli studenti come proteggersi dal virus. Loro sono anche un validissimo mezzo per far arrivare le informazioni alle famiglie”, dice Mabrouka, una volontaria di Ghat.

Questo entusiasmo è palpabile in tutti i nostri operatori, che possono essere certamente considerati dei veri e propri agenti di cambiamento. Sappiamo infatti che il loro impegno nel sostenere i sistemi sanitari comunitari, proteggere la popolazione vulnerabile e prevenire la diffusione del virus non si ferma al canonico orario di lavoro. Il nostro ringraziamento va a loro, preziosi collaboratori che ci aiutano ogni giorno a rafforzare il sistema sanitario e salvare vite!

Vanessa Parada (Helpcode) e Giacomo Colturani (Terre des Hommes)

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