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Sognando Cristiano Ronaldo, Nader è di nuovo tra i banchi di scuola

4 dicembre, 2018

Non c’è nessuno meglio di Nader che rappresenti quella che l’ONU ha definito la “generazione perduta”, ovvero le centinaia di migliaia di bambini siriani a cui è stata negata l’istruzione a causa della guerra.

Nato ad Aleppo 11 anni fa, solo per i primi 4 anni di vita non ha conosciuto la guerra e le sue sofferenze. Durante il conflitto ha iniziato ad andare a scuola in maniera molto sporadica, solo quando i combattimenti nella sua città si calmavano e la madre lo lasciava uscire. Poi, all’intensificarsi degli scontri ad Aleppo, la sua famiglia ha deciso di lasciare la Siria e rifugiarsi in Giordania, nella città di Zarqa.

Per i primi due anni di permanenza in Giordania Nader non è potuto andare in nessuna scuola perché non avevano i documenti per registrarsi come rifugiati. La situazione della famiglia, d’altronde, è talmente precaria che l’istruzione diventa quasi l’ultima delle priorità: il padre fa il manovale, ma a causa di un’ernia non può accettare lavori troppo pesanti, quindi non può sempre provvedere alle esigenze di tutta la famiglia, composta da 14 persone. Il fratello più grande ha un cancro e non è in grado di lavorare. Per questo anche lo stesso Nader cerca di dare una mano e nei fine settimana vende gelati per strada.

Quando gli operatori di Terre des Hommes sono venuti a conoscenza delle grosse difficoltà della famiglia e del fatto che il piccolo Nader non andava a scuola gli hanno subito proposto di frequentare le attività di recupero scolastico previste dal progetto “Back to the Future”, avviato in Libano e Giordania da un consorzio quattro ong internazionali: Terre des Hommes Italia e Olanda, Avsi e War Child Holland. Con il sostegno del Fondo Madad dell’Unione Europea il progetto Back to The Future punta a riportare a scuola in tre anni quasi 22.000 bambini siriani, libanesi e giordani che la crisi siriana ha reso più vulnerabili.

All’inizio, quando Nader entrava in classe, lo assaliva l’ansia perché nella sua lunga assenza da scuola aveva dimenticato anche quel poco che sapeva. Inoltre era uno dei più “vecchi” della sua classe”, spiega la sua insegnante. “Faceva fatica a seguire le lezioni perché non riusciva a leggere l’arabo. Si sentiva fuori luogo, incapace di fare quelle cose che agli altri bambini sembrava riuscissero senza alcuno sforzo. E per questo si sentiva molto solo”.

Ma l’insegnante non si è data per vinta. Con un po’ di aiuto e pazienza il bambino ha recuperato l’autostima, oltre ad avanzare moltissimo con la sue conoscenze di arabo, inglese e matematica. Nell’ultimo semestre ha preso degli ottimi voti e il suo umore è alle stelle. “Adesso venire al centro mi piace moltissimo”, racconta Nader. “Ho fatto amicizia con molti compagni, con loro giochiamo appena abbiamo un momento libero e ci divertiamo tantissimo a giocare a calcio, io faccio finta di essere Cristiano Ronaldo, il mio idolo! Mi piace anche andare bici e spero proprio di averne una un giorno. Il mio sogno? Diventare medico e aiutare gli altri a guarire, primo fra tutti mio fratello”.

Insomma, non si può dire che a Nader le energie manchino, bisognava solo dare il là con un percorso educativo che gli restituisse quell’infanzia che per molti anni gli è mancata. Per questo riteniamo che il progetto Back to the Future stia diventando fondamentale per cambiare le sorti della “generazione perduta”, facendola diventare invece la generazione che ricostruirà la Siria, con l’augurio che venga al più presto la pace.

#EUTF4Syria #EU4Youth #EUMadad.

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