(c)Mirko Cecchi

Tutori e minori stranieri: dai dubbi alla voglia di partecipazione

22 maggio, 2018

Una delle principali novità dell’ultimo anno per i minori stranieri non accompagnati giunti in Italia è stata il varo di corsi in tutte le regioni per formare tutori volontari, come stabilito dalla Legge Zampa(1) per migliorare l’assistenza di questi ragazzi, particolarmente vulnerabili ad abusi e sfruttamento proprio perché lontani dalla famiglia di origine e quindi privi di un adulto di riferimento.

Il tutore volontario, appositamente formato, sarà dunque una persona che con la sua presenza, ascolto e guida del minore, avrà per lui un ruolo importante che affianca i responsabili delle strutture d’accoglienza in cui si trovano.

I corsi di formazione degli aspiranti tutori sono gestiti generalmente dai Garanti Regionali per l’Infanzia, di cui però non tutte le regioni sono dotate. Per ovviare questo problema l’Autorità Nazionale Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, in collaborazione con l’European Asylum Support Office (EASO), ha chiesto l’intervento di Terre des Hommes, assieme ad altre organizzazioni impegnate nella tutela dei minori migranti, per realizzare a partire da ottobre 2017, una serie di corsi di formazione per aspiranti tutori di minori stranieri non accompagnati in Sardegna, Toscana, Molise ed Abruzzo, ancora prive di un Garante Regionale.

Gli incontri con gli aspiranti tutori hanno dato ampio spazio, oltre che agli aspetti giuridici, amministrativi e burocratici, alla condivisione di conoscenze e competenze di tipo psicosociale relative alla costruzione della relazione con il minore.
I corsi hanno coinvolto circa 400 aspiranti tutori, donne e uomini – più donne che uomini – di tutte le età, con differenti background culturali e professionali – impiegati pubblici, professionisti di vari settori, pensionati e, pochi, studenti universitari. Nei corsi che ho personalmente seguito mi risulta difficile tracciare un profilo comune dei partecipanti, al di là del condiviso interrogarsi su possibili forme di partecipazione e di impegno civico. Per qualcuno si tratta più esplicitamente di una scelta politica, che equivale a testimoniare nel quotidiano l’opposizione al crescente clima di razzismo ed esclusione.

Pochi arrivano con le idee chiare, la maggior parte vuole conoscere, capire, confrontarsi. Qualcuno, avvocato di professione, è già stato tutore. Le domande sono sempre tante.

Al terzo giorno di corso, quasi invariabilmente, dubbi e timori prendono il sopravvento: “Sono abbastanza competente?”, “Avrò abbastanza tempo?”, “Potrò tirarmi indietro?”. Non è scontato pensarsi come parte del sistema di accoglienza e tutela nonostante la tavola rotonda con le istituzioni e gli attori del privato sociale, c’è paura di restare soli ad affrontare le difficoltà. E poi: “Qual è la giusta distanza?, “Devo invitarlo a casa?”, “Posso abbracciarlo?”, “E se non ci piacciamo?”. Domande cui ognuno di loro dovrà rispondersi nel contesto di una relazione unica, sempre guardando al superiore interesse del minore, alla sua personale biografia e ai suoi specifici bisogni.

Durante un corso è stata molto interessante la testimonianza di Billy, giovane subsahariano arrivato in Italia alcuni anni fa e ormai maggiorenne, che ha tramutato i fantasmi degli aspiranti tutori in una realtà molto meno spaventosa, fatta di ragazzi e ragazze in carne ed ossa, pieni di risorse e desideri nonostante le durissime esperienze vissute e per i quali poter contare su un adulto di riferimento ha fatto la differenza.

Una volta concluso l’iter di formazione e selezione i tutori volontari vengono inseriti in un apposito elenco istituito presso il Tribunale per i Minorenni che con una nomina farà l’abbinamento tra minore e tutore, dando il via a una straordinaria esperienza di cittadinanza attiva.

Roberta Giunta, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice dell’equipe del progetto Faro di Terre des Hommes a Catania.

(1) La Legge 47 (cosiddetta Legge Zampa, dalla promotrice on. Sandra Zampa) è entrata in vigore a maggio 2017.

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