slum Dacca (c)Abir Abdullah

Un contributo vitale per le donne degli slum

7 maggio, 2020

Nazma ha 25 anni, ha 2 bimbi piccoli e un anno fa il marito l’ha abbandonata. Ha sempre fatto la donna delle pulizie, lavorando ad ore a casa delle famiglie bene di Dacca, la capitale del Bangladesh. Ma con l’emergenza Covid e le restrizioni di movimento imposte dal governo ha perso il lavoro e con esso qualsiasi reddito, non avendo nessun contratto. A quasi due mesi dall’inizio del lockdown ormai non sa più come fare per nutrire sé e i suoi bambini. Ha chiesto aiuto ai vicini di casa, ma nella baraccopoli dove vive la maggioranza della gente è nelle sue stesse condizioni e in molti ormai vanno a chiedere l’elemosina. In Bangladesh il restare a casa è un privilegio, non un diritto per tutti. Inoltre il distanziamento sociale è impossibile quando si vive negli slum come Nazma, dove la densità abitativa è una delle più alte nel mondo.

Il lockdown ha innescato una crisi economica senza precedenti in un paese in cui l’85% della popolazione che lavora lo fa nel settore informale – pensiamo ai guidatori di rickshaw, a chi lavora nel settore dei trasporti, nei servizi di ristorazione, ai manovali e alle lavoratrici domestiche. Si tratta di categorie di persone che fanno già fatica a far tornare i conti in una situazione normale e che ora, senza una fonte giornaliera di reddito, non hanno altra alternativa che scendere in strada e chiedere l’elemosina. Sono costretti a scegliere tra il restare a casa e morire di fame oppure uscire, cercare cibo e soldi per la propria famiglia e contrarre il virus.

Le misure del governo

Il governo ha promesso una serie di aiuti economici soprattutto a favore dell’industria del tessile e della piccola e media impresa, ma ad oggi è difficile sapere se questi fondi hanno effettivamente raggiunto le tasche dei lavoratori. A questo si aggiungono problemi cronici di corruzione e l’assenza di liste e dati verificabili di persone disoccupate o inserite nel mondo del lavoro, che rendono estremamente difficile la distribuzione di cibo e denaro a chi ne ha veramente bisogno.

Gli interventi di Terre des Hommes

In questo contesto, Terre des Hommes ha avviato una raccolta fondi online nazionale per fornire un contributo mensile di 7,500 taka (circa 82 euro) per i prossimi due mesi a Nazma e ad altre 150 famiglie che vivono nella baraccopoli di Baunya-Badh a Dacca, una delle aree in cui Terre des Hommes lavora da due decenni. Questo denaro servirà a coprire il 75% delle loro spese giornaliere (non solo cibo, ma anche spese mediche e affitto), permettendo loro di stare a casa e non contrarre il virus. Al fine di assicurare la sicurezza sia dei nostri beneficiari che dei nostri operatori, i fondi sono distribuiti utilizzando conti correnti telefonici, un sistema finanziario molto diffuso in Bangladesh.

I beneficiari sono stati selezionati attraverso un’indagine telefonica applicando criteri di vulnerabilità quali famiglie mono parentali con a capo donne, reddito procapite, durata di assenza di reddito, livello di indebitamento. Questa iniziativa è portata avanti insieme a HerStory Foundation e ARBAN, nostri partner in questa zona d’intervento, dove una APP è operativa e collega 2000 ragazze, in grado di scambiarsi in tempo reale informazioni sui servizi disponibili nella baraccopoli e messaggi di pronto intervento in caso di emergenza. 10 ragazze dello slum coinvolte nel progetto della App ci inviano ogni settimana messaggi audio e video raccontandoci la loro esperienza di lockdown e condividendo notizie e informazioni su cosa succede nei loro dintorni.

Parallelamente stiamo raccogliendo fondi per donare un contributo mensile di 2,000 BDT (22 euro) per l’acquisto di cibo per i prossimi due mesi a 50 famiglie di Kurigram, il distretto più povero del paese. Dal punto di vista dei contagi, la situazione nelle zone rurali è meno grave che in quelle urbane, ma a livello economico la pandemia ha ridotto le fonti di guadagno dei nostri beneficiari che già vivono al di sotto della soglia di povertà e si ritrovano ora in una condizione di indigenza estrema.

Con il supporto dell’Unione Europea, che finanzia il nostro progetto Ekotay Morjada – Unity for Dignity sui diritti socio-economici delle lavoratrici del tessile e domestiche a Dacca, stiamo inoltre sviluppando una canzone per questi gruppi target per diffondere messaggi di prevenzione sul Covid-19 e sulla violenza di genere, che come in molti paesi è aumentata anche in Bangladesh con il lockdown. La canzone verrà trasmessa su canali radio e televisivi nazionali e sui social media. Inoltre, nelle prossime settimane invieremo a 100,000 persone di entrambi i sessi, tra i 18 e 65 anni residenti nelle zone d’intervento del progetto, un SMS spiegando che la violenza non è mai accettabile nonostante le difficoltà che viviamo in questa pandemia e ricordando le linee telefoniche gratuite del governo da contattare nel caso in cui qualcuno subisca violenza.

Prevenzione come unica arma

In Bangladesh il primo paziente contagiato da Covid-19 è stato identificato l’8 marzo 2020. Ad oggi (7 maggio) il numero di persone contagiate è pari a 12.425 con 186 morti. In un paese in cui il Governo investe nel settore sanitario solo il 0,69% del PIL, il personale medico è privo di dispositivi di protezione personale e chi può permetterselo preferisce farsi curare all’estero, il Covid-19 non si può combattere negli ospedali. Per chi ha bisogno di terapia intensiva ed ossigeno, le possibilità di uscirne vivi sono minime. La prevenzione è l’unica arma a disposizione per affrontare questo nemico invisibile. Per contenere la trasmissione del virus a livello comunitario, il Bangladesh ha dichiarato un periodo di lockdown dal 26 marzo fino al 16 maggio con la chiusura di scuole, uffici governativi, industrie, servizi e trasporti di merci e persone.

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