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In India 6,8 milioni di bambine abortite entro il 2030

22 settembre, 2020

In India, gli aborti selettivi in base al sesso del nascituro sono vietati per legge dal 1994. Eppure, entro il 2030, circa 6,8 milioni di bambine verranno uccise prima ancora di essere nate. È quanto emerge da una nuova ricerca condotta da un gruppo di ricercatori della “King Abdullah University of Science and Technology” e dell’Università di Parigi. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Plos One”.

Quello delle “donne mancanti”, non è un fenomeno nuovo. Gli effetti della tradizionale preferenza per i figli maschi, infatti, ha iniziato a essere visibile in India a partire dagli anni Settanta. Ma è solo a partire dagli anni Novanta che nel Paese si è accesa l’attenzione sulla “scomparsa” delle bambine: abortite ancora prima di venire alla luce oppure private delle cure fondamentali nei primi anni di vita. Gli aborti selettivi dei feti di sesso femminile ha provocato uno “sbilanciamento” tra i generi: già oggi ci sarebbero 37 milioni di uomini “in eccesso” rispetto alle donne.

Secondo i ufficiali delle autorità indiane il “Child sex ratio” (ovvero il rapporto tra maschi e femmine tra i bambini nelle fascia d’età tra 0 e 6 anni) è andato verso una progressiva “mascolinizzazione” con il passare degli anni. Se nel 1991 il rapporto era di 945 femmine ogni 1.000 maschi, nel 2011 si è passati a 914 femmine ogni 1.000 maschi.

Secondo alcune stime, dagli anni Settanta a oggi le “donne mancanti” in India a causa di questa pratica sarebbero circa 63 milioni. “Lo sbilanciamento tra i sessi al momento della nascita a favore della componente maschile è la diretta conseguenza degli aborti selettivi a livello nazionale”, scrivono i ricercatori. Ma a differenza di quanto avviene in altri Paesi affetti dallo stesso fenomeno, l’India presenta una forte diversità a livello regionale. Mentre alcuni stati come il Punjab hanno visto una rapida e ampia crescita di questo squilibrio di genere a partire dagli anni Ottanta, in altri Stati (soprattutto nel Sud e nell’Est) del Paese sono rimasti quasi immuni al fenomeno degli aborti selettivi e al conseguente squilibrio di genere.

Record di aborti selettivi nell’Uttar Pradesh

A differenza di studi simili condotti in passato, in questa nuova analisi i ricercatori hanno messo a punto un modello del rapporto trai sessi alla nascita in 29 Stati e territori indiani, coprendo così il 98% della popolazione, prendendo in considerazione una mole importante di dati relativi a nascite, tassi di fertilità e preferenze di sesso. Partendo da questa enorme mole di dati, i ricercatori hanno elaborato una serie di proiezioni che prendono in analisi il periodo compreso tra il 2017 e il 2030. Le proiezioni sono drammatiche: in appena 13 anni verranno abortite circa 6,8 milioni di bambine, con una media di 469mila l’anno nel periodo compreso tra il 2017 e il 2025. Mentre nel periodo compreso tra il 2026 e il 2030 i ricercatori prevedono che il numero di aborti selettivi salirà a 519mila l’anno.

L’Uttar Pradesh è lo stato in cui, secondo le proiezioni dei ricercatori, il fenomeno sarà più diffuso. Se continueranno i trend attuali, il numero di aborti selettivi toccherà quota 2 milioni nel 2030. Pari al 29,6% del totale nazionale.

Record di aborti selettivi nell’Uttar Pradesh

Nel 1994 il parlamento indiano ha approvato una norma (“Pre-conception and pre-natal diagnostica techiques act“) che vieta l’utilizzo di ecografie e altri strumenti per la diagnostica natale per determinare il sesso del feto. Sebbene siano previste pene e multe severe, gli aborti selettivi continuano a essere praticati. Nel Paese resiste infatti una spiccata preferenza verso i figli maschi che vengono considerati più “utili” rispetto alle figlie femmine perché possono contribuire al reddito familiare. Al contrario, le ragazze, vengono considerate un peso, soprattutto in considerazione dell’impatto della dote che la famiglia d’origine deve pagare al futuro marito.

Oltre alle leggi in materia, il governo ha lanciato anche diverse campagne di sensibilizzazione a favore delle bambine e per il diritto all’istruzione delle ragazze. Ma l’impatto è molto limitato e le conseguenze di queste politiche avrà gravi ripercussioni anche a livello globale. Secondo le stime delle Nazioni Unite, infatti, l’India diventerà il Paese più popoloso al mondo entro la metà degli anni 2020. Lo sbilanciamento di genere che si registra all’interno del Paese è dunque destinato ad avere un peso significativo anche a livello globale.

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