© Tushar Dayal

India, cure negate alle bambine

31 maggio, 2018

Ogni anno, in India, circa 239mila bambine fino ai cinque anni di età muoiono per mancanza di cure mediche o per cause evitabili. Interventi spesso banali -ad esempio quelli necessari a curare un’influenza o un’infezione- che però vengono negati alle bambine a causa di una forte discriminazione di genere, radicata soprattutto in alcune aree del Paese. Per un totale che ammonta a 2,4 milioni di morti nel decennio, che si vanno a sommare alle bambine che non sono mai venute al mondo a seguito degli aborti selettivi, ancora molto diffusi nel Paese. I due fenomeni, sommati, provocano un drammatico sbilanciamento di genere, determinando il fenomeno delle “donne mancanti”: circa 63 milioni il numero stimato in India.

È la drammatica fotografia scattata dalla rivista medica britannica “The Lancet”, che per la prima volta ha studiato la mortalità tra le bambine con meno di cinque anni nel Paese e ha cercato di individuarne le cause. “Le discriminazioni di genere nei confronti delle bambine non si limitano agli aborti selettivi, ma possono anche aumentare il tasso di mortalità tra quelle che sono venute alla luce -spiega Christophe Guilmoto-. La parità di genere non riguarda solo il diritto all’istruzione, al lavoro o alla rappresentanza politica. Riguarda anche le cure mediche, le vaccinazioni e la nutrizione delle bambine. In definitiva, la sopravvivenza”.

Un fenomeno diffuso nel Nord dell’India

Il report mette innanzitutto in evidenza una chiara distinzione geografica. Sebbene la mortalità in eccesso tra le bambine con meno di cinque anni sia diffusa in quasi tutto il Paese (29 stati su 35), questa riguarda soprattutto gli stati settentrionali dell’India, in modo particolare l’Uttar Pradesh, il Bihar, il Rajasthan e il Madhya Pradesh che da soli contano circa due terzi delle morti in eccesso tra le bambine con meno di cinque anni. L’Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell’India, ha un’incidenza pari a 30,5 morti ogni mille nati vivi tra le bambine. In alcune parti del Rajasthan occidentale e del Bihar settentrionale, l’eccesso di mortalità dovuto a pregiudizi di genere rappresenta il 30-50% del tasso di mortalità delle donne al di sotto dei cinque anni.

Lo studio del “Lancet”, inoltre, evidenzia come le aree maggiormente interessate dal fenomeno sino quelle rurali, con un basso livello di istruzione, alta densità abitativa. La ricerca evidenzia anche un legame con gli alti tassi di natalità, suggerendo che “l’eccesso di mortalità post-natale tra le bambine sia una conseguenza di una gravidanza non voluta e dalla conseguente negligenza verso le figlie femmine”.

Le “donne mancanti” e la lotta alla mortalità infantile

La prima e più immediata conseguenza di questa situazione è l’aumento dello sbilanciamento demografico che in India vede un rapporto medio alla nascita di 107 maschi ogni 100 femmine (ma che in alcune regioni arriva al rapporto record di 100 maschi ogni 100 femmine) a fronte di una media mondiale di 105/100. C’è poi una seconda -altrettanto grave- conseguenza: l’eccesso di mortalità tra le bambine ha impedito al Paese di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio fissati per il 2015, che fissava un target pari a 42 morti ogni 1.000 nati vivi.

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