{"id":12014,"date":"2015-12-02T13:47:36","date_gmt":"2015-12-02T13:47:36","guid":{"rendered":"https:\/\/old.terredeshommes.it\/?p=12014"},"modified":"2015-12-02T13:47:36","modified_gmt":"2015-12-02T13:47:36","slug":"ragazze-e-migrazione-un-passo-che-vale-una-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/terredeshommes.it\/indifesa\/ragazze-e-migrazione-un-passo-che-vale-una-vita\/","title":{"rendered":"Ragazze e migrazione, un passo che vale una vita"},"content":{"rendered":"<p>Sono sempre di pi\u00f9 le ragazze e le giovani donne che emigrano anche all\u2019interno dei paesi in via di sviluppo. Ne \u00e8 la prova il Bangladesh, dove ogni anno migliaia di ragazzine si muovono per andare a lavorare nelle citt\u00e0, soprattutto nella capitale Dacca. Ma quali sono le ragioni e le conseguenze di questo spostamento e quali i rischi connessi?<br \/>\nPer avere un quadro realistico del fenomeno \u00e8 stata condotta la ricerca \u201c<strong>Time to look at girls: Adolescent girls\u2019 migration and development<\/strong>\u201d (\u201c<em>E\u2019 tempo di considerare le ragazze: migrazione delle adolescenti e sviluppo<\/em>\u201d) i cui risultati sono stati presentati a fine novembre durante un seminario a Dacca promosso dalla delegazione locale di Terre des Hommes Italia.<br \/>\nLa ricerca si \u00e8 focalizzata sulle esperienze, le scelte di vita e le aspirazioni delle adolescenti e giovani donne che emigrano all\u2019interno del paese o all\u2019estero. E\u2019 stato analizzato il corso della vita e come la decisione di emigrare si \u00e8 intersecata con altre scelte importanti che caratterizzano l\u2019adolescenza, come quelle riguardanti la scuola, il matrimonio e l\u2019avere figli. L\u2019obiettivo era capire quali sono veramente le aspirazioni delle ragazze e valutare la loro capacit\u00e0 di prendere delle decisioni, come pure i cambiamenti nella percezione di s\u00e9 e del proprio status a seguito della migrazione. La ricerca ha anche studiato l\u2019impatto della migrazione sui membri delle loro famiglie che rimangono a casa. Dato che la ricerca intendeva dare una prospettiva di lungo termine su questi punti, tutte le ragazze intervistate sono emigrate da adolescenti ma solo una minoranza di loro erano ancora adolescenti al momento dell\u2019intervista.<br \/>\nCondotta per conto del Global Migration Centre del Graduate Institute of International and Development Studies di Ginevra, Svizzera, con fondi messi a disposizione dal Swiss Network for International Studies (SNIS), la ricerca \u00e8 stata svolta in Bangladesh tra gennaio 2014 e dicembre 2015, e fa parte di un progetto di ricerca comparata che include anche l\u2019Etiopia e il Sudan. La parte che riguarda il Bangladesh \u00e8 stata condotta da Nicoletta Del Franco in collaborazione con RMMRU e con il supporto della delegazione locale di Terre des Hommes Italia. Il progetto \u00e8 sostenuto da Terre des Hommes, l\u2019Universit\u00e0 del Sussex (Regno Unito), Feminist Review Trust e ZXY International.<br \/>\n<strong>Ragazze migranti: chi sono e cosa vogliono<\/strong><br \/>\nLa ricerca ha coinvolto 47 ragazze Bengalesi che lavorano per lo pi\u00f9 nelle fabbriche d\u2019abbigliamento, e 13 ragazze e giovani donne che appartengono alla minoranza etnica Garo e che lavorano soprattutto nei saloni di bellezza.<br \/>\nLa maggior parte delle ragazze migranti intervistate per la ricerca provenivano da famiglie vulnerabili che, al momento della decisione di partire, disponevano di pochissime risorse economiche e sociali. Nel caso delle ragazze Garo, invece, la met\u00e0 delle famiglie di provenienza non potevano definirsi propriamente povere. La parola \u201c<em>obhab<\/em>\u201d (mancanza) gioca nei loro discorsi un ruolo fondamentale e non si tratta solamente di povert\u00e0, ma anche di mancanza di prospettive, perdita di familiari che lavorando mantenevano la famiglia (a causa di malattie o addirittura di morte), l\u2019assenza di supporto da parte dei fratelli, disastri naturali o emergenze improvvise.<br \/>\nRaccontano le intervistate: \u201c<em>Mia madre aveva dei problemi mentali e mio padre era muto, non possedevamo terre, mio fratello fa il bracciante a giornata, la nostra casa era minacciata dalle alluvioni, quindi sono stata costretta a partire<\/em>\u201d. \u201c<em>Mio padre \u00e8 morto, non potevamo sopravvivere solo con i guadagni dei miei fratelli, sono venuta in citt\u00e0 a causa dell\u2019obhab<\/em>.\u201d<br \/>\nAlcune ragazze sono andate a Dacca per fuggire da situazioni familiari difficili: non andavano d\u2019accordo con la matrigna o il patrigno, si sentivano trascurate o maltrattate. Solo poche hanno dichiarato che volevano avere pi\u00f9 libert\u00e0, fare qualcosa per s\u00e9 stesse e\/o non doversi sposare molto presto.<br \/>\n\u201c<em>Quando avevo 6-7 anni mio padre si \u00e8 risposato, ma la mia matrigna non mi voleva bene. Ho fatto di tutto per farmi accettare ma continuava a picchiarmi. Ero stufa di quella violenza e me ne sono andata<\/em>\u201d.<br \/>\nCinque ragazze che hanno citato il fallimento del loro matrimonio tra le ragioni della loro migrazione hanno avuto esperienze simili. Si erano sposate da giovanissime (dai 12 ai 14 anni), poi avevano divorziato o si erano separate quando avevano scoperto che il marito aveva gi\u00e0 una moglie, oppure venivano picchiate o maltrattate dal marito o dai suoi familiari.<br \/>\n\u201c<em>Mi hanno dato in sposa quando ero molto piccola. A quel tempo non facevo altro che giocare, quando mi dissero che una persona stava venendo per me mi misi a piangere. Mia suocera sin dall\u2019inizio mi ha maltrattato, io piangevo continuamente\u2026 dopo del divorzio sono rimasta per 3 mesi nel villaggio dove sono nata, a casa di mio fratello maggiore, ma non stavo bene, mia cognata mi guardava con disprezzo\u2026 per questo sono venuta a Dacca<\/em>\u201d.<br \/>\nDegno d\u2019attenzione il fatto che tutte le ragazze che sono emigrate per continuare gli studi sono Garo. Tutte avevano la speranza di poter lavorare e contemporaneamente studiare, ma solo una \u00e8 riuscita a farlo, probabilmente perch\u00e9 la titolare del salone di bellezza in cui lavorava era lei stessa una Garo e anche lontana parente della ragazza.<br \/>\nAscoltando le storie delle ragazze migranti si pu\u00f2 capire non solo la molteplicit\u00e0 di circostanze che stanno dietro alla decisione di emigrare, ma anche la complessit\u00e0 della situazione in cui matura quella decisione. In molti casi si tratta di mancanza di alternative, ma allo stesso tempo essa arriva dopo una valutazione cosciente delle differenti possibilit\u00e0 e come risposta a un\u2019opportunit\u00e0. Le ragazze non la percepiscono come scelta forzata. Dicendo: \u201cDevo andarmene\u201d vogliono sottolineare come si sentano responsabili verso la loro famiglia e che vogliono contribuire al suo sostentamento. Alcune di loro lasciano gli studi di loro volont\u00e0 per cercare lavoro. Altri hanno espresso la loro speranza in un futuro migliore e la consapevolezza che la migrazione avrebbe offerto maggiori opportunit\u00e0 a loro e alla famiglia d\u2019origine.<br \/>\nMettendo insieme i dati quantitativi e qualitativi della ricerca appare chiaro che per la maggior parte delle ragazze bengalesi emigrate dalle campagne alla capitale, la migrazione non \u00e8 una scelta di vita a lungo termine. Molte ragazze che si sono spostate in citt\u00e0 da piccole, a volte a seguito delle sorelle, si fermano per uno-due anni. Altrettante ritornano a casa dopo pochi mesi. Altre rimangono di pi\u00f9 in citt\u00e0 ma dopo diversi anni ritornano anche loro al villaggio di nascita, a causa delle difficili condizioni di lavoro, il peggioramento della propria salute, oppure per sposarsi quando i genitori trovano un marito adatto.<br \/>\nLe poche che hanno trascorso pi\u00f9 tempo in citt\u00e0, di solito si trasferiscono dagli slum a quartieri migliori, grazie ai risparmi raccolti in anni di lavoro e\/o al matrimonio e al conseguente miglioramento della propria situazione economica. Alcune ragazze emigrano all\u2019estero e molte lo vorrebbero fare, ma questa ricerca non ha raccolto informazioni sulle traiettorie a lungo termine di queste migranti. La traiettoria delle Garo \u00e8 molto diversa. Molte si sono trasferite a Dacca molto tempo fa, si sono sposate e si sono stabilite l\u00ec definitivamente.<br \/>\nLa maggior parte delle ragazze bengalesi coinvolte nella ricerca vivono negli slum di Dacca e hanno problemi nel trovare acqua pulita, servizi igienici adeguati e un posto per cucinare. Per molte, dopo il trasferimento in citt\u00e0, la loro salute \u00e8 peggiorata. Di solito trascorrono la giornata tra l\u2019\u201cufficio\u201d (chiamano cos\u00ec la fabbrica) e la loro stanza nello slum, poich\u00e9 le ore di lavoro sono molte e non hanno tempo n\u00e9 denaro per divertirsi. Le ragazze Garo hanno avuto molte delusioni una volta arrivate in citt\u00e0, perch\u00e9 non hanno potuto soddisfare il loro sogno di finanziarsi lo studio con il lavoro. Soprattutto le nuove arrivate raccontano di sentirsi come prigioniere negli ostelli dove vivono.<br \/>\nVivere a Dacca per una ragazza vuol dire avere potenzialmente pi\u00f9 occasioni di sviluppare una rete di conoscenze tra i giovani della sua et\u00e0, rispetto a vivere in un villaggio. Ci\u00f2 viene facilitato dal fatto di lavorare fianco a fianco in fabbrica, dalla mancanza di controllo da parte dei genitori e dall\u2019uso dei cellulari. Tuttavia, quando si tratta di relazioni con ragazzi e uomini, queste adolescenti hanno molta paura di perdere la reputazione con comportamenti contrari alle norme socialmente riconosciute. Le ragazze hanno paura di essere tradite da pretendenti giovani e meno giovani, alcune di loro hanno gi\u00e0 vissuto in passato esperienze simili. Alcune sono state sposate con uomini a caccia di dote, che spergiuravano di essere innamorati. Inoltre, trovandosi molto distanti dal luogo di nascita e non potendo contare sulla protezione di un \u201ccustode\u201d pi\u00f9 grande di loro, le ragazze sono pi\u00f9 vulnerabili al cosiddetto \u201ceve-teasing\u201d, letteralmente \u201cla presa in giro di Eva\u201d, molestie verbali in pubblico a sfondo sessuale per minare la reputazione di una ragazza, un\u2019abitudine molto diffusa nell\u2019Asia meridionale.<br \/>\nNon solo, possono essere pi\u00f9 facilmente vittime di  violenze e gli abusi rispetto alle ragazze che negli slum ci sono nate e vivono con i loro genitori e fratelli. Ne deriva che molte ragazze migranti non approfittano delle occasioni offerte dalla citt\u00e0, hanno un comportamento molto riservato e dichiarano che si sposeranno nel loro villaggio solo quando i loro genitori avranno trovato loro un marito. Coloro che si allontanano dalle norme sociali rischiano di avere gravi conseguenze come ricatti e matrimoni forzati, di essere aggredite dalle bande di giovani teppistelli legate ai potenti dello slum e\/o di essere vittime di tratta ed essere portate nei bordelli del Bangladesh o all\u2019estero.<br \/>\n<strong>Matrimonio e migrazione<\/strong><br \/>\nPer le ragazze bangladesi la ricerca consente di arrivare ad alcune considerazioni importanti:<br \/>\n<strong>Uno:<\/strong> la migrazione pu\u00f2 contribuire a posticipare il matrimonio: coloro che non sono mai state sposate dichiarano di attendere di ritornare a casa dopo qualche anno e sposarsi. Alcune di loro sostengono che se non fossero emigrate probabilmente si sarebbero gi\u00e0 sposate. La ricerca indica che la migrazione per lavorare nella capitale pu\u00f2 costituire per i genitori poveri una possibile alternativa a dare in moglie le proprie figlie da piccole.<br \/>\n<strong>Due:<\/strong> un matrimonio fallito assieme alla mancanza di risorse economiche della famiglia di origine sono le cause scatenanti la migrazione delle giovani donne. Divorzi, separazioni provocano un sentimento di vergogna e danneggia la reputazione della ragazza e della sua famiglia, diminuendo le sue possibilit\u00e0 di trovare un altro marito nella stessa zona. Migrare diventa quindi un modo di sfuggire allo stigma sociale, aumenta le possibilit\u00e0 della ragazza di risposarsi ricominciando daccapo e facendo finta di non essersi mai sposata. La ragazza non \u00e8 pi\u00f9 un peso per la famiglia d\u2019origine, ma si trasforma in una risorsa.<br \/>\n<strong>Tre:<\/strong> alcune migranti si sposano dopo essersi trasferite in citt\u00e0 con qualcuno che incontrano l\u00ec. Questi matrimoni di solito vengono etichettati come \u201cmatrimoni d\u2019amore\u201d perch\u00e9 sono la sposa e lo sposo che prendono l\u2019iniziativa e organizzano il matrimonio, invece delle loro famiglie. Di questo tipo di matrimoni se ne trovano pochissimi tra le ragazze migranti bengalesi, tutti riusciti tranne uno. In questi casi le ragazze si stabiliscono a Dacca o dove risiede la famiglia del marito.<br \/>\nInvece, tra le ragazze Garo partecipanti alla ricerca che sono sposate, tutte si sono sposate dopo l\u2019arrivo in citt\u00e0 o con vecchi fidanzati. In questa etnia le norme sociali riguardo il matrimonio differiscono molto da quelle bengalesi, infatti viene celebrato pi\u00f9 tardi, di solito dopo un periodo di \u201cfidanzamento\u201d durante il quale la coppia pu\u00f2 trascorrere del tempo insieme e non \u00e8 necessariamente combinato dai genitori.<br \/>\n<strong>Impatti della migrazione percepiti come positivi<\/strong><br \/>\nLa maggior parte delle bengalesi e tutte le ragazze Garo hanno dichiarato che le loro condizioni generali di vita e lavoro sono migliorate a seguito della migrazione, soprattutto per il fatto di guadagnare uno stipendio. Due terzi delle migranti hanno sottolineato che la loro autostima e sicurezza di s\u00e9 stesse sono migliorati, si riescono a muovere di pi\u00f9 e hanno pi\u00f9 potere decisionale nella vita di ogni giorno. Specialmente coloro che sono emigrate da piccole e adesso guadagnano bene, si sentono autorizzate ad avere pi\u00f9 voce in capitolo nelle decisioni da prendere sulla loro vita e quella dei membri della loro famiglia. Pure le migranti pi\u00f9 piccole dicono che, grazie alla migrazione, sono diventate pi\u00f9 \u201cintelligenti\u201d, capaci di stare in piedi da sole e gestire la loro vita quotidiana. Le ragazze che si sono sposate in citt\u00e0 considerano il matrimonio e i figli nati da questa unione come una conseguenza positiva sulla loro situazione personale.<br \/>\nNelle aree dove la migrazione per lavorare nelle fabbriche d\u2019abbigliamento tocca un gran numero di famiglie, sta diventando socialmente pi\u00f9 accettabile che in passato il fatto che le ragazze emigrino da sole. Le ragazze lavoratrici migranti sono considerate una risorsa importante per le loro famiglie. Oltre a un miglioramento della situazione economica generale della famiglia, esse offrono una maggiore capacit\u00e0 di coprire le spese giornaliere di base e le emergenze legate alla salute. Grazie alle ragazze Garo, la migrazione a lungo termine ha cambiato visibilmente i villaggi d\u2019origine. In alcuni ogni famiglia ha uno o pi\u00f9 membri che hanno emigrato a Dacca o in altre citt\u00e0, creando un notevole flusso di rimesse e sono state costruite case di mattoni dove vivono in modo permanente solo gli anziani.<br \/>\n<strong>Vulnerabilit\u00e0 specifiche delle ragazze migranti<\/strong><br \/>\nLe ragazze bengalesi, che siano migranti o meno, soffrono delle stesse limitazioni in termini di mobilit\u00e0, possibilit\u00e0 di interazione con l\u2019altro sesso, gli stessi rischi in termini di violenza fisica e sessuale ed essenzialmente le stesse sanzioni sociali quando e se non si conformano alle regole sociali che regolano la transizione all\u2019et\u00e0 adulta, la sessualit\u00e0 e il matrimonio. Coloro che si allontanano apertamente da queste norme rischiano di essere stigmatizzate come \u201ccattive ragazze\u201d e diventano facile obiettivo di trafficanti e microcriminalit\u00e0. Negli slum non c\u2019\u00e8 spazio per lo sviluppo di una cultura giovanile condivisa tra i sessi, eccetto che nel regno virtuale di internet e dei cellulari.<br \/>\nLa ricerca ha evidenziato che le adolescenti migranti sono pi\u00f9 vulnerabili perch\u00e9 sono nuove della citt\u00e0 e nella maggior parte dei casi non hanno la protezione delle reti familiari. Inoltre \u00e8 particolarmente preoccupante il fatto che le ragazze migranti non hanno accesso ai servizi di base, non sanno a chi rivolgersi e in effetti esistono pochi centri che eroghino servizi mirati a loro.<br \/>\nA causa della loro et\u00e0, del loro stato di lavoratrici e della loro situazione che cambia rapidamente, normalmente non ricadono nelle categorie di beneficiari individuate dalle istituzioni statali e dalle organizzazioni non governative.<br \/>\nEssere un\u2019adolescente migrante a Dacca significa non avere il supporto delle reti familiari e dover vivere il rapido cambio dall\u2019essere \u201cfiglia\u201d a diventare l\u2019adulta che sostiene ed \u00e8 responsabile del benessere della propria famiglia. Mentre alcune ragazze possono contare sull\u2019aiuto di fratelli che sono gi\u00e0 emigrati in citt\u00e0 e altre riescono a farsi degli amici sul luogo di lavoro, la maggior parte delle ragazze migranti partecipanti alla ricerca dicevano di sentirsi isolate e hanno apprezzato la possibilit\u00e0 di poter condividere le proprie esperienze con le altre grazie a questa ricerca.<br \/>\nTutto ci\u00f2 non riguarda le migranti Garo, che possono contare di solito su un network di parenti e familiari che risiedono a Dacca. La Chiesa cattolica e quella Protestante, oltre ad alcune congregazioni missionarie attive nella capitale e nelle aree d\u2019origine delle migranti Garo costituiscono un punto di riferimento per loro, oltre ad offrire delle opportunit\u00e0 di lavoro.<br \/>\n<strong>Raccomandazioni finali per una migrazione pi\u00f9 sicura delle adolescenti<\/strong><br \/>\nLa partenza delle ragazze per andare a lavorare in citt\u00e0 non \u00e8 semplicemente il risultato di vari fattori di spinta, ma piuttosto una scelta complessa, motivata anche dal desiderio di migliorare la propria vita. Per questo \u00e8 importante focalizzarsi su ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare per assicurare un\u2019esperienza migratoria pi\u00f9 sicura per le adolescenti e una transizione pi\u00f9 sicura verso l\u2019et\u00e0 adulta.<br \/>\n<strong>Spazi protetti e reti sociali pi\u00f9 ampie<\/strong><br \/>\nLe esigenze sociali e psicologiche delle ragazze possono essere soddisfatte con la creazione di spazi fisici e sociali dove i giovani si possono incontrare, condividere le proprie esperienze, avere accesso ad attivit\u00e0 ricreative e sportelli informativi, e incontrare delle persone che possono fungere da mentori.<br \/>\nPromuovere la discussione e sfidare gli stereotipi di genere, sulla sessualit\u00e0 e la violenza di genere<br \/>\n\u00c8 necessario prevedere attivit\u00e0 di sensibilizzazione, ricerche e altre iniziative che coinvolgano leader comunitari, genitori, operatori sociali, giovani e anziani. Occorre toccare temi come le relazioni tra i sessi, la violenza domestica, il matrimonio, la sessualit\u00e0, argomenti che generalmente non vengono discussi e sono relegati al regno intoccabile della \u201ccultura\u201d. \u00c8 necessario che le relazioni finora considerate \u201cillegali\u201d tra i giovani diventino un argomento su cui si pu\u00f2 discutere. Deve essere evidente a tutti quanto sia importante condannare e sanzionare comportamenti violenti, dare assistenza alle vittime di violenza e sviluppare una cultura di rispetto reciproco tra i giovani.<br \/>\n<strong>Migliorare l\u2019accesso ai servizi per le ragazze migranti<\/strong><br \/>\nOccorre rafforzare gli interventi attualmente esistenti indirizzati alle ragazze adolescenti e coinvolgere un numero sempre maggiore di utenti. Un modo semplice per farlo \u00e8 estendere gli orari d\u2019apertura di questi servizi durante il venerd\u00ec e alla sera, in modo che le ragazze lavoratrici possano andarci durante il loro tempo libero.<br \/>\nOccorre diffondere il pi\u00f9 possibile le informazioni su tutti i servizi e le strutture disponibili nell\u2019area degli slum dove vive la maggior parte delle ragazze migranti. In particolare quelle su corsi scolastici, di formazione professionale, centri sanitari e sulla presenza di fornitori di servizi di vario genere come ONG, sindacati, gruppi di microcredito.<br \/>\nInfine la ricerca indica come sia importante offrire alle ragazze migranti servizi di tutoraggio\/counselling per mitigare il loro senso di solitudine e isolamento, sostegno psicosociale specialmente per ragazze a rischio di abuso o vittime di violenza.<br \/>\nIl testo integrale della ricerca (in inglese) pu\u00f2 essere richiesto a Nicoletta Del Franco: Nicoletta.delfranco(at)graduateinstitute.ch oppure nicodelfranco(at)gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono sempre di pi\u00f9 le ragazze e le giovani donne che emigrano anche all\u2019interno dei paesi in via di sviluppo. Ne \u00e8 la prova il Bangladesh, dove ogni anno migliaia di ragazzine si muovono per andare a lavorare nelle citt\u00e0, soprattutto nella capitale Dacca. 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