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In Nuova Zelanda assorbenti gratis a scuola. Ma il Covid fa esplodere la “period poverty”

7 luglio, 2020

Dopo la Scozia e l’Inghilterra, anche la Nuova Zelanda garantirà gratuitamente assorbenti e prodotti sanitari in tutte le scuole del Paese. L’annuncio è stato dato nei giorni scorsi primo ministro, Jacinda Ardern, che ha messo sul piatto 2,6 milioni di dollari neozelandesi (poco meno di 1,5 milioni di euro). “Sappiamo che quasi 95.000 ragazze fino ai 18 anni potrebbero essere costrette a rimanere a casa durante i giorni del ciclo perché non possono permettersi gli assorbenti. Rendendoli disponibili gratuitamente, sosteniamo queste giovani a continuare ad imparare a scuola”, ha dichiarato la Ardern.

Il progetto prenderà il via durante il terzo quadrimestre (che nel Paese australe va da luglio a settembre) in 15 scuole del distretto di Waikato, per estendersi successivamente a tutte le scuole del Paese entro il 2021. “Le mestruazioni sono un normale evento della vita quotidiana per metà della popolazione e l’accesso a questi prodotti è una necessità, non un lusso”, ha aggiunto Julie Anne Genter, ministro per le politiche femminili.

Tra le ragazze di età compresa fra i 13 e i 18 anni intervistate per la “Youth Survey 2019” il 12% ha dichiarato di avere difficoltà ad accedere a tamponi e assorbenti a causa del costo eccessivo. Tra queste, una studentessa su 12 ha dichiarato di aver perso giorni di scuola per l’impossibilità di acquistare questi prodotti. In termini assoluti, secondo le stime dell’Università di Otago, le ragazze neozelandesi che rischiano di perdere giorni di scuola per l’impossibilità di acquistare assorbenti sono poco meno di 95mila.

“Period poverty”, che cos’è?

Il provvedimento adottato dal governo neozelandese ha come obiettivo quello di contrastare quella che nel mondo anglosassone viene indicata come “period poverty”. Ovvero l’impossibilità per donne e ragazze di gestire con dignità e prodotti sanitari adeguati i giorni delle mestruazioni perché il loro costo è troppo elevato o perché non sono disponibili. E quando mancano assorbenti (usa e getta o lavabili), tamponi, slip assorbenti o coppette mestruali per gestire il ciclo, donne e ragazze in tutto il mondo sono costrette a ricorrere a metodi di fortuna: vecchi calzini riempiti di scampoli di stoffa o abiti usati fatti a pezzi, carta igienica, stracci. Persino foglie secche e pelli di animali. Soluzioni inadatte a gestire questa situazione con dignità e che, soprattutto, espone donne e ragazze al rischio di contrarre pericolose infezioni.

L’impossibilità di “gestire” i giorni del ciclo con dignità comporta serie limitazioni nella vita di milioni di ragazze in tutto il mondo. Ad esempio incide sulla possibilità di frequentare la scuola con regolarità: senza assorbenti e senza bagni adeguati negli istituti per potersi cambiare, molte ragazze preferiscono stare a casa durante i giorni del ciclo mestruale. Nei Paesi dell’Africa sub-sahariana, ad esempio, alcune ragazze possono arrivare a perdere fino al 20% dei giorni di scuola.

Il coronavirus peggiora la situazione

“Solitamente mi compro gli assorbenti, ma da quando è iniziato il lockdown non vengo pagata. E quindi devo usare quello che ho a disposizione: vecchi vestiti”. Chantal ha 22 anni ed è una delle tante giovani donne rwandesi che con l’entrata in vigore del confinamento non ha più potuto permettersi di acquistare gli assorbenti. L’alternativa è quella di recuperare vecchi scarti di tessuto da cucire all’interno di un calzino. Questi “assorbenti improvvisati” -spiega la ragazza- devono essere cambiati tre volte al giorno.
In Rwanda, per molte studentesse il solo modo per avere la certezza di poter utilizzare veri assorbenti durante i giorni del ciclo era dato da un programma governativo che li distribuiva gratuitamente alle ragazze. Sebbene il Paese abbia rimosso l’iva su questi prodotti -scrive il quotidiano “The New Times”- i prezzi sono rimasti invariati e in alcuni casi sono persino aumentati.

Nel corso degli ultimi mesi -a seguito dell’impatto del Coronavirus e delle misure di confinamento adottate per ridurre la diffusione del virus- il problema della “period poverty” sembra essersi ulteriormente aggravato: un crescente numero di ragazze e giovani donne (sia nei Paesi più poveri, sia in Europa) si è trovata nell’impossibilità di acquistare assorbenti e tamponi. Un sondaggio realizzato nel Regno Unito durante il mese di aprile ha messo in evidenza come tre ragazze su dieci (nella fascia d’età compresa tra i 14 e i 21 anni) hanno avuto difficoltà a rifornirsi di assorbenti durante il lockdown. Più delle metà delle ragazze che non sono riuscite a comprare gli assorbenti ha dichiarato di aver utilizzato la carta igienica per continuare a gestire la propria vita quotidiana durante i giorni delle mestruazioni.

Inoltre, sebbene il programma governativo per fornire gratis gli assorbenti alle studentesse sia rimasto attivo, il 42% delle ragazze ha dichiarato di non sapere dove potersi approvvigionare gratuitamente di assorbenti, mentre il 30% ha dichiarato di essere troppo imbarazzata per fare questo tipo di richiesta. Ajmal Said, 14 anni, ha spiegato alla BBC che solitamente lei e le sue amiche si riforniscono a scuola “ma è difficile avere accesso a questi prodotti quando non sei a scuola. Avere le mestruazioni non è una scelta e se non abbiamo i soldi non possiamo permetterci gli assorbenti“. Sempre nel Regno Unito l’associazione di beneficienza “Bloody Good Period” ha distribuito gratuitamente più di 23mila confezioni di assorbenti tra il 23 marzo (data d’inizio del lockdown) e il 23 giugno. Solitamente l’associazione ne fornisce circa 5mila al mese.

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