© Pagina Facebook di Heroic Girls

È tempo di ragazze eroiche (non solo nei fumetti)

9 novembre, 2020

#MoreThanCute ovvero “Più che carina”. È questo l’hashtag che accompagna il profilo twitter di “Heroic Girls”, una fondazione statunitense che si è posta un obiettivo interessante: “Raggiungere una maggiore uguaglianza di genere nel mondo reale, migliorando la rappresentazione delle ragazze e delle donne nei libri, nei fumetti, nei film, in televisione e nel mondo dei giocattoli”, ci ha spiegato John Marcotte, fondatore di “Heroic Girls”.

Come si concretizza la vostra azione?
Ci confrontiamo con i produttori di giocattoli e forniamo consigli su come migliorare il mercato per le bambine e come evitare stereotipi di genere negativi. È importante, inoltre, fare in modo che ciascuno possa vedersi come l’eroe protagonista della storia. Per questo abbiamo un programma di lettura di graphic novel per bambini che sottolinea la diversità: metà dei libri ha una protagonista femminile, cerchiamo di avere una diversità di razze ed etnie, oltre a includere materiale LGBTQ+ adatto all’età dei piccoli lettori.
Inoltre, tengo lezioni nei college e nelle università. Animiamo panel al Comic-Con International (la più grande convention annuale dedicata ai fumetti degli USA, ndr) e abbiamo una fiorente comunità di Facebook dove parliamo di questioni relative al genere, al sessismo e alla discriminazione.

A quale fascia d’età si rivolge con il vostro lavoro?
Penso che chiunque (a prescindere dall’età o dal genere) possa fare del proprio meglio nel combattere dannose norme di genere. Ma la maggior parte dei nostri programmi sono rivolti ai bambini: è più facile per loro imparare il valore dell’uguaglianza fin da quando sono piccoli, piuttosto che dover “disimparare” pregiudizi e misoginia più avanti nella vita.

In che modo i fumetti possono aiutare l’emancipazione delle ragazze?
Tradizionalmente, le ragazze sono immerse in quella che io chiamo “cultura delle principesse”. Le principesse sono personaggi passivi: aspettano che il principe le salvi, sono ossessionate dalla bellezza fisica. E quello della principessa è un titolo che ti viene conferito per via di chi sono i tuoi genitori o la persona che sposi. Non devi fare nulla per guadagnartelo.

I supereroi, invece, sono protagonisti attivi. Salvano sé stessi e gli altri, sono giudicati per le loro azioni, non per il loro aspetto. Inoltre, sono le loro azioni a renderli eroici, non un diritto di nascita. Fare in modo che le ragazze si identifichino con i supereroi mostra loro un mondo diverso: un mondo in cui le ragazze possono essere apprezzate da una società che non è più ancorata a norme patriarcali vetuste.

Perché è importante che le ragazze possano trovare modelli di empowerment nei fumetti?
Sebbene siamo tutti d’accordo sul fatto che l’uguaglianza è importante, ma purtroppo si tratta di un sogno ancora irrealizzato. Le donne sono sotto-rappresentate nella leadership politica e imprenditoriale, sono pagate meno rispetto agli uomini per lo stesso lavoro. È improbabile che siano le protagoniste dei film ed è ancora meno frequente che siano alla regia. Nei libri dei bambini, i maschi sono gli eroi protagonisti due volte di più rispetto alle femmine.
Il mondo cerca di dire alle ragazze che sono meno importanti rispetto ai maschi e che dovrebbero avere meno pretese. Le storie ‘emancipanti’ -come quelle dei super-eroi- dicono alle ragazze che sono importanti e che possono fare la differenza. Che meritano rispetto. Questi sono messaggi forti, che le bambine non sentono abbastanza spesso.

Per raggiungere questo obiettivo servono fumetti dedicati appositamente alle ragazze o è meglio pensare a fumetti che si rivolgano a bambini e ragazzi indipendentemente dal fatto di essere maschi o femmine?

Servono entrambi. Troppi giocattoli vengono bollati per essere “da maschio” o “da femmina”. Si fatica persino a trovare una palla che non abbia sopra un Transformer o una Barbie. Sottolineare l’appartenenza di genere su ogni giocattolo ribadisce il concetto che maschi e femmine sono fondamentalmente diversi e che non dovrebbero giocare insieme. Entrambe queste idee sono dannose.
Ma al tempo stesso abbiamo bisogno di giocattoli e media che abbiano protagonisti femminili, perché non ce ne sono abbastanza. Abbiamo già parlato dell’importanza per le ragazze di vedersi come eroi, ma questo è altrettanto importante per i maschi. Vedere un’eroina come protagonista di una storia aiuta le ragazze ad accrescere la fiducia in sé stesse, ma al tempo stesso dà qualcosa anche ai maschi: la possibilità di empatizzare. Leggere storie in cui il protagonista è un personaggio diverso da noi è un modo per imparare a metterci nei panni degli altri. Un esercizio che viene chiesto raramente a bambini e ragazzi: gli eroi delle storie sono prevalentemente di sesso maschile e ai piccoli e ai giovani che leggono queste storie non viene mai chiesto di pensare a come sarebbe quella situazione se il protagonista fosse diverso.

Quello dei super eroi, solitamente, è un filone prettamente maschile: da Superman a Batman. Ma negli ultimi anni, c’è stato un aumento del numero di protagoniste femminili. Come mai?

Penso che in realtà i personaggi femminili ci siano sempre stati, semplicemente venivano disegnati da uomini per fumetti che venivano letti da maschi e venivano relegati al ruolo di “donzella in pericolo” o di fidanzata del protagonista. In seguito, sono stati presentati in modo che la loro sessualità potesse essere sfruttata per essere venduta agli adolescenti maschi. Solo in tempi più recenti i personaggi femminili hanno iniziato ad essere presi più sul serio come protagonisti e non come semplici “elementi decorativi”.
A questo hanno contribuito diversi fattori: il sessismo smaccato è diventato tabù nella nostra società, è aumentato il numero di ragazze che leggono fumetti, le aziende si sono rese conto che donne e ragazze rappresentano metà del mercato ed è aumentato il numero di autrici che scrivono fumetti in un’ottica femminile. Tutti questi elementi hanno avuto un peso nell’aumento del numero di eroine nei fumetti, mentre i film di supereroi hanno offerto una piattaforma gigantesca, ampliando il loro fascino ben oltre la cerchia degli appassionati di fumetti.

In molti fumetti i personaggi femminili vengono spesso raffigurati in abiti striminziti e pose ammiccanti. In un articolo pubblicato sul vostro sito c’è un’interessante riflessione sulle modalità con cui il disegno può aiutare a de-oggettificare un personaggio femminile. Perché è importante prestare attenzione alle modalità con cui vengono rappresentati i personaggi femminili?

Il semplice fatto di essere presenti in un fumetto o in un film è rappresentazione. Ma questo non significa che sia una rappresentazione corretta. Le eroine spesso sono rappresentate in un modo che sfrutta la loro sessualità per fare colpo sui ragazzi e sugli uomini. Quando questo succede, smantella tutti gli aspetti positivi di cui abbiamo parlato fino ad ora perché porta la componente maschile a pensare alle donne solo come oggetti e rinforza nelle ragazze l’idea che quello è il modo in cui la società le rappresenta. Il modo con cui ci si aspetta che si presentino al mondo.

Un personaggio femminile scritto in maniera eccellente, ma raffigurato come se appartenesse all’industria della moda (o peggio, all’immaginario della camera da letto) può portare le ragazze a pensare che la società le valuta solo per la loro bellezza e il loro corpo, piuttosto che per i risultati che raggiungono. E, come mostra l’articolo di cui parlavi, non ci vuole poi molto a modificare il disegno per fare in modo che un personaggio femminile appaia forte e preparato, invece di delicato e sessualizzato.

Puoi darci qualche esempio di personaggio femminile che possa essere un modello positivo? E uno negativo?

Qualsiasi eroe può essere ben sceneggiato o meno in base alle capacità di chi lo ha creato. Ma Ms. Marvel è un eccellente esempio di eroe al femminile per i bambini. Captain Marvel, Wonder Woman, Squirrel Girl, Batgirl… c’è una lista quasi infinita di eroine pronte a ispirare le più giovani. Per contro, non mi piace puntare il dito contro un “modello negativo”. Come diceva Jessica Rabbit: “Non sono cattiva, è che mi disegnano così”. Con un disegnatore e uno scrittore diverso, sono certo che qualsiasi personaggio possa essere realizzato al meglio. A patto che il team di autori ci provi sul serio.
Tuttavia, ci sono personaggi come “Lady Death”, che da sempre vengono rappresentati in abiti succinti e con seni enormi. Non vedo uno sforzo per ritrarre questo personaggio in un modo che possa ispirare il lettore o indurlo a provare empatia. Sembra che sia stata creata solo per soddisfare le fantasie sessuali degli adolescenti maschi. Forse un giorno un nuovo scrittore prenderà in mano questo personaggio e ne farà qualcosa di più. Non vedo l’ora di leggere quel fumetto, quando verrà scritto.

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