Le ragazze, la scienza e gli stereotipi duri a morire

11 febbraio, 2021

Lo scorso marzo, mentre l’epidemia di Coronavirus iniziava a diffondersi in Afghanistan, il governatorato di Herat, nell’Ovest del Paese, ha lanciato un’appello per trovare una soluzione “creativa” e open-source a un problema drammatico: la mancanza di ventilatori polmonari. Fondamentali per salvare la vita alle persone che contraggono il Covid-19. A questo appello hanno risposto le cinque adolescenti (dai 14 ai 17 anni) dell’Afghan girls robotic team, un gruppo formato tre anni fa dall’imprenditrice Roya Mahboob che, attraverso il “Digital Citizen Fund”, finanzia corsi legati alle materie STEM per le ragazze.

Il team ha impiegato quasi quattro mesi per mettere a punto il ventilatore, che è in parte basato su un progetto del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ed è stato assemblato utilizzando parti di vecchie Toyota Corolla, un’automobile molto diffusa in Afghanistan. Il dispositivo è facile da trasportare, può funzionare a batteria per dieci ore e costa circa 700 dollari, rispetto ai 20mila dollari di un ventilatore tradizionale.

“Tutti i membri del nostro team si sentono felici perché dopo mesi di duro lavoro, siamo stati in grado di raggiungere questo risultato”, ha dichiarato Somaya Faruqi, 18 anni, all’agenzia Reuters. Il ventilatore sviluppato dalle giovani studentesse afghane aziona automaticamente un Ambu, un sacchetto di plastica autogonfiante usato dal personale medico per aiutare i pazienti a respirare.

La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza

Somaya Faruqi è una ragazza che ama la scienza e la tecnologia. Ha avuto la fortuna di poter mettere a frutto la propria passione e un giorno potrebbe diventare un’imprenditrice o una ricercatrice, dando una svolta alla propria vita e mettendo il suo talento e la sua passione a servizio di tanti. Per molte ragazze, purtroppo, non è così perché incontrano sulla propria strada non solo ostacoli all’istruzione che le costringono a interrompere gli studi, ma anche stereotipi e pregiudizi.

La Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, che si celebra oggi, istituita dalle Nazioni Unite nel 2015, nasce proprio con l’obiettivo di far conoscere storie come quella di Somaya e di contrastare i troppi stereotipi che, ancora oggi, scoraggiano le ragazze dall’intraprendere un percorso scolastico e una carriera nelle discipline STEM (acronimo dall’inglese di Science, Technology, Engineering and Mathematics).

Brave in matematica, ma non saranno ricercatrici

Troppo spesso si sente dire che l’informatica è una professione da “nerd” e l’immagine che viene subito in mente, probabilmente, è quella dei giovani programmatori impegnati in estenuanti gare di “coding” del film “The social network”. Dimenticandosi che negli anni Quaranta furono sei donne a programmare (da autodidatte) uno dei primi computer della storia. Allo stesso modo, alle prime difficoltà tante bambine si sentono dire dai loro insegnanti “che non sono portate per la matematica”. O le scienze, o la chimica

Un’indagine condotta da fondazione Openpolis analizzando i dati dei test OSCE-PISA mette in evidenza che: “In tutti i Paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica , anche a parità di risultati in matematica”. Un’ulteriore conferma (indiretta) di questi pregiudizi viene dall’età di primo utilizzo del PC: in tutti i Paesi arriva solitamente prima per i bambini rispetto alle bambine. In Italia il 29% dei quindicenni aveva usato un PC per la prima volta quando aveva 6 anni o meno , per le ragazze il dato scende al 21%. E anche in un Paese come la Danimarca il divario tra ragazze e ragazze è a svantaggio di queste ultime di quasi dieci punti percentuali.

“In quasi tutti i Paesi le ragazze che hanno ottimi risultati in matematica e scienze tendono a nutrire minori aspettative su un futuro percorso nel settore -si legge nel rapporto-. In media, nei paesi Ocse, solo il 14,5% delle ragazze top performers in matematica e scienze prevede che lavorerà come ingegnere o scienziata quando avrà 30 anni. 11,5 punti in meno dei maschi allo stesso livello di competenze”.

Poche le ragazze tra le matricole di ingegneria

Secondo le ultime stime Unesco, solo il 28% dei ricercatori impegnati nei laboratori di tutto il mondo sono donne. “Queste enormi disparità, questa diseguaglianza così profonda non avviene per caso. Troppe ragazze sono frenate da discriminazioni, pregiudizi, norme sociali e aspettative che influenzano la qualità dell’istruzione che ricevono e le materie che studiano -si legge in un documento Unesco-. La scarsa rappresentazione delle ragazze nell’istruzione scientifica, tecnologica e ingegneristica e matematica è profondamente radicata e frena negativamente il progresso verso lo sviluppo sostenibile”.

Le differenze di genere all’interno delle discipline STEM sono evidenti anche in Italia e in particolare all’interno del mondo universitario. Se da un lato le ragazze rappresentano il 55% degli iscritti all’università (dati a.a. 2018/219), all’interno delle facoltà STEM la percentuale femminile scende al 37. La buona notizia è che il numero di ragazze che sceglie le facoltà tecniche e scientifiche è in aumento.

Ma se si guarda in dettaglio alle iscrizioni alle singole facoltà emerge un altro elemento: all’interno della vasta categoria delle discipline STEM, le ragazze si iscrivono prevalentemente a quelle di ambito chimico farmaceutico (56% del totale), sanitario e paramedico (71% del totale) o biotecnologie (65%). Mentre le percentuali sono ancora basse in facoltà come ingegnerie elettronica e dell’informazione (20% del totale) e ingegneria industriale (21%).

I dati sono stati elaborati da Assolombarda, in uno studio dedicato proprio al gender gap nelle discipline STEM. Che evidenzia come anche i voti di laurea delle studentesse siano mediamente più elevati rispetto a quelle dei coetanei maschi. E se è vero che una laurea in una disciplina STEM offre maggiori garanzie di trovare un impiego, le laureate ricevono stipendi più bassi rispetto ai loro coetanei maschi: gli uomini, infatti, possono contare su uno stipendio medio mensile di 1.500 euro contro i 1.428 delle controparti femminili.

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