Attiviste turche protestano contro i matrimoni precoci (2011)

Turchia, una nuova legge apre le porte ai matrimoni precoci

19 novembre, 2017

Lo scorso 14 novembre in Turchia è stato celebrato il primo “matrimonio del mufti”, dopo l’entrata in vigore di una controversa legge che permette ai chierici musulmani di celebrare matrimoni civili e quindi legalmente vincolanti. Prima dell’entrata in vigore della legge, al matrimonio celebrato secondo rito islamico si doveva accompagnare una cerimonia celebrata da un pubblico ufficiale. Ora, per sposarsi, è sufficiente il rito celebrato davanti al mufti.

La legge è entrata in vigore ai primi di novembre, dopo più di un anno di battaglie e contestazioni da parte delle associazioni impegnate per la tutela della laicità dello Stato (da una parte) e quelle impegnate per la tutela dei diritti delle donne. Il timore condiviso da molte associazioni è che questa norma possa spalancare le porte ai matrimoni precoci: attualmente l’età minima per il matrimonio in Turchia è di 17 anni (ma in alcuni casi le ragazze si possono sposare già a 16) e nel Paese il 15% delle spose ha meno di 18 anni. Secondo una stima del quotidiano “The Guardian” negli ultimi quattro anni sarebbero stati celebrati circa 232mila matrimoni che hanno coinvolto una ragazza minorenne.

Come abbiamo raccontato nell’ultima edizione del dossier “InDifesa” sono molti i Paesi che hanno stabilito un’età minima per il matrimonio al di sotto dei 18 anni o non l’hanno stabilita affatto. In Arabia Saudita, ad esempio, non è fissata un’età minima per il matrimonio. Mentre in Iran una ragazza si può sposare legalmente già a 13 anni, ancora: Mali e Kenya hanno fissato l’età minima per il matrimonio a 16 anni. In Sudan è permesso alle ragazze musulmane di sposarsi quando raggiungono la pubertà mentre le ragazze non musulmane possono sposarsi già dai 13 anni.

Anche in molti Paesi dove l’asticella è fissata a 18 anni esistono una serie di scappatoie che permettono il matrimonio a bambine e ragazze ancora minorenni se c’è il consenso dei genitori, l’autorizzazione di un tribunale o di un’autorità religiosa. È il caso, ad esempio, degli Stati Uniti dove, tra il 2000 e il 2010 si sarebbero celebrati – nella totale legalità – almeno 167mila matrimoni in cui uno dei partner (solitamente la sposa) erano minorenni40 nei 38 Stati in cui questa prassi è legale. È però verosimile immaginare che il numero reale sia più elevato, infatti secondo le stime più accreditate potrebbe essere di circa 250mila.

A livello globale tuttavia negli ultimi anni si è registrato un generale innalzamento dell’età minima per i matrimoni. Nel 2008 in Egitto, ad esempio, era stata portata a 18 anni. Dopo la Rivoluzione Araba del 2011 vennero avanzate diverse proposte per riportare l’età minima ben al di sotto i 18 anni (fino a 9 anni), ma grazie alla mobilitazione del Consiglio Nazionale per le Donne queste proposte sono state abbandonate.

Anche in Pakistan -malgrado l’opposizione di diversi partiti islamisti- si è acceso un animato dibattito sulla proposta di legge avanzata dalla senatrice Sehar Kamran di portare l’età minima per il matrimonio da 16 a 18 anni. Mentre a Dakar, capitale del Senegal, lo scorso ottobre i capi di governo e i leader religiosi di 27 Paesi si sono incontrati per affrontare il problema dei matrimoni precoci con l’obiettivo di eliminarli entro il 2030.

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