Con l’abbandono dell’Afghanistan da parte del contingente occidentale nell’agosto 2021 e il ritorno al potere dei Talebani sembrava che sul calcio femminile afghano fosse stata posta una pietra tombale. Tra i tanti divieti posti alle donne, infatti, c’era anche quello di praticare attività sportive.

Ma tra le persone che sono riuscite a scappare da quel paese c’è un gruppo di coraggiose calciatrici che hanno continuato a seguire la loro passione sui campi di calcio di tutto il mondo, costituendo la squadra Afghan Women United.

Per loro in aprile è arrivata una bellissima notizia: la FIFA ha riconosciuto come nazionale ufficiale afghana di calcio femminile questa squadra, che adesso può gareggiare nei vari tornei internazionali e partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028 pur senza il riconoscimento del governo talebano.

Tra loro c’è Fatema Haidari di Herat, giunta in Italia assieme ad altre calciatrici afghane grazie a un percorso di accoglienza avviato da COSPE, Caritas e Comune di Firenze e proseguito in ambito calcistico grazie alla FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio) insieme ad AIC e AIAC, che attualmente gioca con la USD Tegoleto di Arezzo in Eccellenza. A lei abbiamo posto alcune domande.

Quando hai capito che la tua ambizione era diventare calciatrice?

Avevo 12 anni e ho cominciato a giocare a calcio con altre mie compagne di scuola. Vivevo a Herat e non c’erano molte ragazze che lo facessero, sembrava un’assurdità. Però la passione era tale che siamo state le pioniere lanciando il calcio femminile ufficialmente nella Federazione di calcio in Herat.

Che role model hai avuto?

Sul campo Messi! Nella vita le donne forti della storia. Ma il mio vero obiettivo è il mio futuro; voglio diventare io stessa una role model per le ragazze e le donne.

Cosa sogni per il tuo futuro?

Sogno una carriera da calciatrice professionista, ai massimi livelli, e di poter tornare nel mio Paese per giocare per l’Afghanistan!

Che difficoltà hai incontrato nel tuo percorso?

La sfida più grande per me è stata la costante preoccupazione per la mia famiglia, che è rimasta in Afghanistan. Vivo ogni giorno con l’angoscia per loro, che oggi affrontano una realtà senza diritti e speranze.

Anche il percorso d’integrazione nella nuova realtà italiana ha posto delle difficoltà: conoscere una nuova cultura, imparare una nuova lingua, insomma ricominciare tutto daccapo in un posto completamente diverso da quello in cui sono cresciuta.

Come hai superato queste difficoltà?

Con coraggio, fiducia e aggrappandomi ai ricordi felici. Trasformo la nostalgia e il dolore in forza per non mollare mai ed essere la voce delle altre donne in Afghanistan e tutto il mondo. Grazie all’interesse di molti media ho potuto raccontare attraverso interviste, documentari ed eventi la mia storia e rappresentare le donne afghane.

Hai un messaggio che vuoi dare alle bambine di oggi?

Inseguite i vostri sogni, anche se sembrano impossibili; soprattutto se vivete in un Paese libero! Perché per molte bambine nel mondo libertà e normalità sono un sogno irraggiungibile!

Share This