Quando le è stato detto che avrebbe dovuto sposarsi Amal, 14enne di Gaza, ha pensato che così la sua vita avrebbe potuto migliorare: “Forse qualcuno si sarebbe preso cura di me e non sarei più andata a letto affamata.”. Ma per la ragazza così non è stato: “La prima notte di nozze è stata un incubo. Mi sono sposata per sfuggire a una difficoltà solo per affrontarne un’altra”, ha raccontato alle operatrici di un centro di Unfpa, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione.

Prima dell’invasione da parte dell’esercito israeliano, nell’ottobre 2023, i matrimoni precoci nella Striscia di Gaza avevano registrato un calo importante: tra il 2009 e il 2022 la percentuale di ragazze under 18 sposate era passata dal 28% al 18% del totale. Ma il conflitto ha invertito questa tendenza. Già nel 2024 un sondaggio di Unfpa aveva evidenziato le crescenti pressioni sulle ragazze a sposarsi e un monitoraggio realizzato dalla stessa agenzia sui registri dei tribunali (gli organismi che possono autorizzare il matrimonio di una minorenne) ha rilevato che nel 2025 in soli quattro mesi ad almeno 400 ragazze di età compresa tra i 14 e i 16 anni è stata concessa l’autorizzazione a sposarsi.

Un fenomeno confermato da un’inchiesta dell’Associated Press, che ha ottenuto accesso ai dati sui matrimoni registrati presso la Supreme Shariah Court di Gaza: “Il 20,6% dei 35.474 matrimoni registrati nel 2024 e nel 2025 riguardava ragazze con meno di 18 anni, compresi 627 matrimoni di ragazze con meno di 15 anni”, si legge nell’inchiesta. Ma è quasi certo che i numeri reali siano più elevati: a causa delle distruzioni causate dai bombardamenti e il collasso di gran parte dei sistemi di registrazione, molti matrimoni vengono celebrati in modo informale e senza essere registrati.

Tutto questo ha conseguenze drammatiche: “Stiamo assistendo allo smantellamento del futuro di un’intera generazione”, ha dichiarato Nestor Owomuhangi, rappresentante nazionale dell’Unfpa per lo Stato di Palestina. “Le ragazze di Gaza non scelgono di sposarsi: vi sono spinte dalla fame, dalla paura e dallo sfollamento”.

Oltre la Striscia

Questo fenomeno non si registra solo nella Striscia di Gaza. L’Unfpa ha denunciato l’aumento dei matrimoni precoci anche tra le giovani e giovanissime sudanesi che, per fuggire al conflitto che dilania il loro Paese dal 2023, vivono nei campi profughi del Sud Sudan.

Nei Paesi e nei contesti “fragili”, segnati da conflitti e povertà, i matrimoni precoci aumentano considerevolmente: la prevalenza è del 35% rispetto al 19% registrato a livello globale. Questo avviene perché le crisi amplificano la povertà, le disuguaglianze di genere e i sistemi patriarcali su cui si regge la pratica del matrimonio precoce, erodendo al tempo stesso le reti di protezione formali e informali su cui le famiglie e le comunità fanno normalmente affidamento.

Non è un caso che molti dei Paesi in cui il fenomeno è più diffuso si trovino in aree attraversate da crisi prolungate, instabilità e povertà estrema: Niger, Repubblica Centrafricana, Ciad, Mali, Sud Sudan, Burkina Faso, Mozambico, Guinea e Somalia registrano le percentuali di matrimoni precoci più alte al mondo. A livello di numeri assoluti, invece, il primato spetta all’Asia, con il Bangladesh e l’India che, da sola, rappresenta circa un terzo delle spose bambine nel mondo.

Matrimoni precoci: cause e conseguenze

Il costo dei matrimoni precoci

Pur essendo stati registrati dei progressi negli ultimi decenni, il fenomeno del child marriage riguarda ancora circa una ragazza su cinque a livello mondiale. Un dato ancora elevato, molto lontano dall’obiettivo dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che, nel target 5.3, puntava all’eliminazione di questa pratica entro la fine del decennio in corso.

L’assenza di interventi efficaci per contrastare e prevenire i matrimoni precoci viola ogni anno i diritti di milioni di bambine privandole del diritto all’istruzione, esponendole al rischio di subire violenze e maltrattamenti, condannandole alla povertà. Ma, come evidenzia un recente rapporto della Columbia University, ha anche un costo enorme: 175 miliardi di dollari all’anno, pari a quasi 2.500 miliardi di dollari entro il 2040 a causa della perdita di produttività e dell’aumento dei rischi per la salute.

In particolare, sul fronte dell’istruzione, l’interruzione precoce del percorso scolastico di bambine e ragazze e la conseguente perdita di reddito futuro costano all’economia dei diversi Paesi fino a 45 miliardi di dollari all’anno, con un impatto particolarmente marcato in India, Indonesia, Nigeria, Tanzania e Turchia.

Eppure, contrastare i matrimoni precoci può generare un ritorno economico significativo. Secondo le stime della Columbia University, ridurre del 30% l’incidenza dei matrimoni precoci nei prossimi cinque anni (portando la prevalenza a livello globale da una ragazza su cinque a una su sette) richiederebbe un investimento di 1,3 miliardi di dollari all’anno: una cifra di gran lunga inferiore del costo annuo dell’inazione, stimato a 175 miliardi.

Sottofinanziamenti e tagli

Gli attuali livelli di finanziamento (circa 60 milioni di dollari all’anno destinati in via primaria al contrasto dei matrimoni precoci, e altri 230 milioni che li affrontano come obiettivo secondario) restano però insufficienti. Si tratta di meno di 1 dollaro all’anno per ciascuna delle oltre 70 milioni di ragazze a rischio di matrimonio precoce tra il 2025 e il 2030: una cifra che non basta a sostenere interventi capaci di incidere realmente sul fenomeno.

A questa situazione cronica di sottofinanziamento, però, si aggiungono i tagli agli aiuti internazionali. Il caso più rilevante è quello degli Stati Uniti che, nel 2025, hanno congelato gran parte degli aiuti esteri e smantellato USAID, l’agenzia che destinava 2,6 miliardi di dollari a programmi per i diritti delle donne, incluse le iniziative contro i matrimoni precoci. Ma gli Stati Uniti non sono stato un caso isolato: anche altri Paesi, tra cui Paesi Bassi, Canada, Germania e Regno Unito, hanno ridotto i fondi destinati ai diritti delle donne.

Questi tagli si ripercuotono sia sugli interventi bilaterali che su quelli multilaterali. Nel 2024, a fronte di un finanziamento previsto di 37,4 milioni di dollari, il Programma Globale Unicef-Unfpa contro i matrimoni precoci ha ricevuto solo 21,1 milioni, pari al 56% di quanto previsto. Il finanziamento è rimasto stabile nel 2025, ma le previsioni per il 2026 sono drammatiche, con un budget previsto che rischia di crollare sotto quota 14 milioni.

Gli effetti dei tagli sulla vita delle ragazze sono immediati. Già nel 2025 il programma Unicef-Unfpa ha ridotto il suo raggio d’intervento, diminuendo il numero delle beneficiarie da 16 a 12 milioni. E il crollo dei fondi previsto per il 2026 sta già portando alla chiusura di numerose iniziative, come quelle già annunciate dalle Nazioni Unite in Etiopia e Yemen.

Ma i tagli non sono l’unico problema. Lo stesso rapporto evidenzia come la lotta ai matrimoni precoci si trovi oggi di fronte a nuove minacce politiche e culturali, in un contesto di una diffusa regressione dei diritti delle donne e delle ragazze a livello globale.

Tra i diversi segnali di arretramento sul piano dell’uguaglianza di genere indicano i tentativi di indebolire le leggi contro i matrimoni precoci, le restrizioni ai diritti riproduttivi e il ridimensionamento di istituzioni dedicate alla tutela dei diritti delle donne.

Contrastare i matrimoni precoci significa quindi non solo investire in istruzione e salute, ma anche difendere con decisione l’autonomia, i diritti e la libertà di scelta delle ragazze.

 

 

 

 

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