In America Latina, e particolarmente in Cile, dagli anni ‘70 esiste una massa critica di persone molto giovani e molto attive politicamente.

Moltissime delle persone che sono sparite o sono state torturate durante la dittatura di Pinochet erano adolescenti o poco più. Il neoliberalismo ha estremizzato la povertà, ha stretto i legami con le chiese cattoliche ed evangeliche, per questo chi è giovane e povero si sente molto lontano dai luoghi del potere politico e religioso.

Così la lotta delle e dei giovani non si ferma per strappare qualche progresso come, per esempio, la legalizzazione dell’aborto (che adesso è possibile per tre sole ragioni, ma fino a pochi anni fa era sempre un reato).
Il protagonismo delle ragazze e dei ragazzi è fortissimo, sono molto coraggios3 e in effetti non hanno niente da perdere in questo sistema politico.

manifestazione femminista Cile

manifestazione femminista Cile

Nel 2019 la rivolta contro l’aumento dei trasporti pubblici, che poi è diventata un movimento contro il governo di destra allora in carica, è partita da ragazze adolescenti.
Le manifestazioni di strada sono vere e proprie performance artistiche, le ragazze danzano, creano passamontagna bellissimi per nascondere il proprio volto e difendersi da ritorsioni, che sono numerose e molto violente.

Foto (c)CarlosMolina

Foto (c)CarlosMolina

A volte convocano le donne più grandi, le mamme e le nonne, perché scendano in corteo con loro.

Dopo il grande movimento “Me too”, che in Cile è stato accompagnato dalla canzone “Lo stupratore sei tu” (El violador eres tú) del Collettivo Las Tesis, moltissime donne vittime di violenza finalmente hanno capito che non era stata colpa loro e che ora ne potevano parlare apertamente e accusare i veri colpevoli.

canto El violador eres tu

canto El violador eres tu

Le ragazze scendono in piazza usando il proprio corpo come manifesto di protesta.
Alcune usano estetiche “mostruose”
, rompendo tutti gli schemi, gli stereotipi di genere sulla femminilità convenzionale di origine coloniale, altre usano in maniera gioiosa, quasi ludica, un modo di vestire sessualmente più esplicito, altre propongono reinterpretazioni critiche dei costumi tradizionali.
Tutte con lo scopo di affermare la loro diversità e il loro desiderio di libertà.

Grazie a queste lotte le ragazze hanno preso coscienza della propria forza, hanno appreso i principi della partecipazione politica e sociale, hanno fatto gruppo con altre identità storicamente marginali come le persone LGBTIQNA+ e migranti. Questo processo d’empowerment però ha tagliato fuori i ragazzi maschi eterosessuali e questo per me è stato un grande errore.

I ragazzi spesso non sanno più qual è il loro ruolo, di solito hanno come modello genitori maschilisti. Per questo entrano in crisi.
Sono spaventati, disorientati, non sanno inventare un altro tipo di erotismo, a volte perdono persino la voglia di fare l’amore.
Alcuni abbracciano le ideologie di destra, il ritorno ai principi patriarcali, ma io vedo che c’è anche un movimento di giovani maschi che è contro tutto questo, che vuole smontare gli stereotipi maschili. Ragazzi che dicono: “Noi non siamo stupidi, noi possiamo essere altro”.

Natalia Guerrero Fernández, sessuologa

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