Il 4 luglio 2026, a Baruipur, cittadina del Bengala Occidentale non lontana da Calcutta, una bambina di undici anni è uscita di casa per la festa di compleanno di un’amica e non è più tornata. È stata rapita, violentata e uccisa da un gruppo di uomini. Il suo corpo è stato recuperato la mattina del giorno dopo.

Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato: in India vengono denunciati alla polizia più di 80 stupri al giorno. Secondo quanto riporta l’agenzia Reuters, nel 2024 i casi registrati sono stati quasi 30mila, una cifra che negli ultimi anni è rimasta sostanzialmente invariata. In più della metà dei casi le vittime di violenza sono giovani donne di età compresa tra i 18 e i 30 anni, mentre quelle con meno di 16 anni sono solo il 3,2%: un numero così basso che gli analisti ritengono fortemente sottostimato.

Tante aggressioni, infatti, non vengono denunciate dalle sopravvissute per il timore di essere colpevolizzate. È un meccanismo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha denunciato apertamente nel suo ultimo rapporto, pubblicato a novembre 2025, che contiene le nuove stime globali sulla violenza contro le donne. Inoltre, evidenzia ancora l’Oms, in molte società la violenza esercitata dal partner viene ancora considerata una vicenda privata, nella quale polizia e servizi sanitari non dovrebbero intervenire.

I numeri della violenza

Secondo l’Oms, 840 milioni di donne e ragazze dai 15 anni in su hanno subito almeno una volta nella vita violenza fisica o sessuale da parte del partner o violenza sessuale da parte di altre persone. Questo significa che, a livello globale, una donna su tre è stata vittima di violenza almeno una volta nella sua vita.

L’adolescenza rappresenta una fase di particolare vulnerabilità. Tra le giovani donne tra i 18 e i 24 anni che hanno subito uno stupro o un’aggressione sessuale prima dei 18 anni, otto su dieci riferiscono che il primo episodio è avvenuto tra i 14 e i 17 anni. Nei casi restanti, la violenza si è verificata quando avevano 13 anni o meno. Il rischio è elevato anche nelle prime relazioni di coppia: tra le adolescenti di 15-19 anni sposate o che hanno avuto un partner, il 23,3% ha subito violenza fisica e/o sessuale almeno una volta nella vita e il 16% nei dodici mesi precedenti alla rilevazione.

La violenza sessuale contro le ragazze è inoltre più diffusa nei contesti in cui le istituzioni sono deboli o segnati da guerre e instabilità. Nei Paesi classificati come fragili, il 27% delle donne ha subito uno stupro o un’aggressione sessuale prima dei 18 anni mentre nei Paesi colpiti da conflitti la quota è del 21%, contro una media globale del 12%.

Nella maggior parte dei casi, inoltre, chi commette la violenza non è uno sconosciuto, ma una persona vicina alla vittima: un familiare, un amico o un partner. Secondo l’Unicef, solo nel 14% dei casi l’autore è una persona sconosciuta.

A rendere il fenomeno ancora più difficile da intercettare è il silenzio che spesso lo circonda. Sette giovani donne su dieci che hanno subito violenza sessuale durante l’infanzia o l’adolescenza non ne hanno mai parlato con nessuno. Una su dieci lo ha raccontato senza chiedere aiuto e solo due su dieci hanno cercato sostegno.

Violenza contro le donne e violenza contro i minori

La violenza contro i minori e quella contro le donne non sono fenomeni separati. Secondo l’Unicef, infatti, spesso si sovrappongono all’interno delle stesse famiglie, condividono fattori di rischio – dalle disuguaglianze di genere alle norme sociali che giustificano il controllo e la violenza – e possono produrre conseguenze che si accumulano nel corso della vita. Per le ragazze, in particolare, l’esposizione alla violenza durante l’infanzia è associata a una maggiore probabilità di diventare vittime di violenza da parte del partner nell’adolescenza e nell’età adulta.

È proprio durante l’adolescenza che questa intersezione diventa particolarmente evidente. Alcune forme di violenza di genere emergono o si intensificano in questa fase e le ragazze possono trovarsi esposte contemporaneamente alla violenza all’interno della famiglia, a quella nelle prime relazioni affettive, agli abusi e allo sfruttamento sessuale, ai matrimoni precoci e alla violenza facilitata dalla tecnologia. Una vulnerabilità ancora maggiore riguarda le adolescenti con disabilità, maggiormente esposte sia alla violenza da parte del partner sia alla violenza sessuale.

Il rischio è che proprio le adolescenti rimangano in una zona d’ombra dei sistemi di tutela. Unicef sottolinea infatti che politiche e servizi tendono ancora ad affrontare separatamente la violenza sui minori e quella contro le donne, senza sempre tenere conto delle diverse forme di violenza che possono sovrapporsi durante l’adolescenza. Le ragazze rischiano così di cadere nello spazio tra i sistemi di protezione dell’infanzia e quelli rivolti alle donne vittime di violenza, proprio in una fase della vita in cui avrebbero bisogno di risposte specifiche e coordinate.

La guerra sul corpo delle ragazze

“Nel 2025 i casi documentati di violenza sessuale utilizzata come tattica di guerra, tortura, terrorismo e repressione politica, caratterizzati da un’estrema brutalità e rivolti in maniera schiacciante contro donne e ragazze, sono aumentati drasticamente”. A lanciare l’allarme è Pramila Patten, Rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, in occasione della pubblicazione del Rapporto del Segretario Generale sulla violenza sessuale legata ai conflitti.

Il rapporto ha verificato 9.788 casi di violenza sessuale legata ai conflitti nel corso del 2025, più del doppio rispetto ai 4.600 dell’anno precedente. Patten ha tuttavia sottolineato che questa cifra non restituisce la reale dimensione della brutalità: “I dati contenuti in questo rapporto non devono essere considerati come un quadro completo, ma come un’indicazione di un fenomeno di violazioni molto più ampio, che rimane in gran parte invisibile e non denunciato”, ha affermato.

La situazione è particolarmente drammatica in Sudan, dove dall’aprile 2023 è in corso una violenta guerra civile che si combatte anche sul corpo delle donne e delle ragazze. La violenza sessuale viene utilizzata come arma di guerra per terrorizzare, umiliare e controllare intere comunità. In questo contesto sono oltre 12,7 milioni le donne e le ragazze che hanno bisogno di servizi di assistenza dedicati: un numero enorme che, evidenzia UnWomen, è quadruplicato rispetto all’inizio della guerra.

Quando chiudono i luoghi sicuri

Mentre guerre e crisi umanitarie aumentano l’esposizione di donne e ragazze alla violenza, le risorse destinate a proteggerle si riducono. Nel suo Humanitarian Action Overview 2026, Unfpa avverte che la crisi dei finanziamenti umanitari ha raggiunto un livello critico: programmi e servizi vengono ridimensionati o chiusi proprio mentre cresce il numero delle persone che ne avrebbero bisogno. Le conseguenze riguardano anche l’assistenza alle vittime di violenza sessuale: in diversi contesti, sottolinea l’agenzia delle Nazioni Unite, le sopravvissute vengono respinte perché le strutture non sono più operative.

Il ridimensionamento della rete di protezione è già consistente. Più di mille strutture sanitarie e unità mobili hanno chiuso o rischiano di farlo, mentre oltre 2.000 operatori sanitari e della protezione sono venuti meno in diversi interventi umanitari. Ma a colpire direttamente donne e ragazze è soprattutto la chiusura di oltre 250 spazi sicuri, centri di risposta alla violenza di genere e strutture dedicate alle adolescenti. Per più di 2 milioni di donne, ragazze e adolescenti significa perdere un luogo nel quale chiedere protezione, ricevere assistenza sanitaria e psicologica o essere indirizzate verso altri servizi.

La perdita di questi presidi pesa particolarmente sulle sopravvissute alla violenza sessuale. Unfpa segnala che in diversi Paesi stanno venendo meno i percorsi di presa in carico dei casi di violenza di genere, il sostegno psicosociale, i servizi rivolti ai giovani e le équipe mobili. Complessivamente, se gli attuali deficit di finanziamento dovessero persistere, tra 10 e 12 milioni di donne e ragazze rischiano di perdere tra il 2025 e il 2026 l’accesso a servizi essenziali contro la violenza di genere.

Un indice globale per la capacità di risposta

Per contrastare e prevenire il fenomeno della violenza sessuale sui minori serve che ogni Paese nel mondo costruisca un sistema onnicomprensivo di protezione per bambine, bambini e adolescenti. Un nuovo strumento per comprendere lo stato dell’arte in questo campo è il Global Out of the Shadows Index, realizzato da Economist Impact con la coalizione Together for Girls, che analizza le strategie di 60 Paesi che rappresentano l’83% dei bambini e delle bambine del mondo, in quattro aree: governance e accountability, prevenzione, assistenza e cura delle vittime, legislazione.

Il report 2026 mostra che il punteggio medio dei 60 Paesi è appena 52,6 su 100 e nessun Paese dispone di un sistema pienamente efficace per prevenire la violenza sessuale e proteggere e sostenere bambine e bambini. L’area con il punteggio medio più alto (58,5/100) è quello legale, seguito dall’assistenza alle vittime, mentre le lacune maggiori riguardano soprattutto governance e prevenzione. Il report interpreta questo risultato come il possibile effetto di un approccio storicamente concentrato sulla punizione e deterrenza degli autori, anziché su interventi preventivi che coinvolgano tutta la società.

Nella classifica globale le differenze tra Paesi sono enormi: si passa dagli 83 punti dell’Australia, prima classificata, ai 29,5 dell’Arabia Saudita. Solo 7 Paesi superano i 70 punti: Australia appunto, Regno Unito (78), Germania (74,1), Francia (73,7), Canada (71,4), Svezia (71,2) e l’Italia (70,9).

Se andiamo ad analizzare i punteggi ottenuti dal nostro Paese nelle varie aree troviamo che è al quarto posto per il sistema di assistenza delle vittime (85 punti) e al settimo posto per quel che riguarda le leggi. La sua posizione scende al decimo posto per quel che riguarda la governance e precipita al 16esimo sulla prevenzione. Ne esce quindi un quadro dove l’Italia è tra i Paesi più avanzati nella protezione delle bambine e dei bambini, ma presenta ancora un divario importante tra capacità di intervenire quando la violenza è avvenuta e capacità di prevenirla.

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