Ayesha sognava di “diventare qualcuno, di lavorare per la comunità”. Invece è stata costretta a lasciare la scuola e sposarsi ad appena 16 anni. “La mia vita è distrutta”, racconta la ragazza che vive nel campo profughi Rohingya di Cox’s Bazar, in Bangladesh. La scuola era diventata il suo rifugio da quando, nel 2017, è fuggita dal Myanmar insieme alla madre e alle sorelle. Ma nel giugno del 2025 la sua insegnante ha comunicato in classe che i fondi per l’istruzione erano stati tagliati e le lezioni sarebbero terminate.
Dietro la chiusura della sua scuola c’è la drastica riduzione degli aiuti internazionali voluta dall’amministrazione USA guidata da Trump. Nel 2024, infatti, il governo statunitense aveva stanziato 300 milioni di dollari per rispondere alla crisi Rohingya. Nell’aprile 2025 quella cifra era crollata a 12 milioni e le realtà impegnate nell’istruzione degli oltre 437mila bambini, bambine e adolescenti che vivono nei campi erano riuscite a raccogliere, facendo ricorso ad altri donatori, appena 22 milioni di dollari. Una cifra del tutto insufficiente.
Di fronte alla chiusura della scuola, la famiglia di Ayesha – come quella di altre centinaia di ragazze – ha scelto di organizzare per lei un matrimonio. E lo ha fatto nel giro di poche settimane. Ora Ayesha è costretta a trascorrere le sue giornate in una baracca con un uomo che la picchia e abusa di lei: “Se la scuola non avesse chiuso, non sarei stata intrappolata in questa vita”.
Sei milioni di bambini e bambine in più fuori dalle scuole
La storia di Hasina non è un caso isolato. È la forma che prende il disimpegno dei donatori internazionali sull’istruzione. Unicef stima, entro la fine del 2026, un taglio degli aiuti internazionali all’istruzione pari a 3,2 miliardi di dollari, il 24% in meno rispetto al 2023. Le conseguenze di questa stretta le pagheranno circa 6 milioni di bambini che non potranno più frequentare la scuola: è come svuotare tutte le scuole primarie di Germania e Italia messe insieme.
Questo porterebbe il numero di bambini e ragazzi esclusi dai percorsi formativi dai 273 milioni stimati nel 2024 (di cui 133 milioni di sesso femminile) a 278 milioni entro la fine del 2026. Un peggioramento che si innesta su una dinamica già in atto: se tra il 2000 e il 2015, infatti, gli “out of school children” erano diminuiti di un terzo, nel decennio successivo sono invece aumentati del 3%. E nei Paesi a basso reddito il peggioramento è stato ancora più netto: +29% dal 2015.
A pagare il prezzo più alto per questi tagli saranno le bambine e le ragazze. Solo per quanto riguarda gli aiuti diretti all’istruzione femminile, Unicef stima infatti un taglio del 28% entro la fine del 2026, pari a 123 milioni di dollari. Si tratta di fondi che servono a finanziare sussidi per le tasse scolastiche dedicati alle studentesse, per realizzare servizi igienici sicuri e altri programmi a loro dedicati. Piccoli interventi, ma dagli effetti immediati: il report 2026 di monitoraggio sull’educazione globale di Unesco stima che, per esempio, in Burkina Faso un programma finanziato dagli Stati Uniti che combinava accesso all’acqua, servizi igienici e fornitura di pasti ha portato ad un aumento delle iscrizioni scolastiche delle ragazze del 20%.
In guerra le scuole diventano target
Ma a mettere a rischio l’educazione delle bambine non sono solo i tagli agli aiuti internazionali. Il rapporto Education Under Attack ha ricostruito, nel biennio 2024-2025, oltre 8.566 attacchi contro l’istruzione. Un dato in crescita del 40% rispetto al biennio 2022-2023, e che comprende bombardamenti di edifici scolastici, rapimenti di studenti e insegnanti e uso militare di edifici scolastici.
Utilizzare le scuole come target militare è diventata una tendenza diffusa. Se a Gaza le Nazioni Unite stimano che sia stato distrutto l’81% degli edifici scolastici, frequentati da circa 497.710 studenti e studentesse, gli attacchi contro l’istruzione sembrano essere diventati la normalità anche in Ucraina, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia e Haiti.
“Donne e ragazze subiscono in misura sproporzionata le conseguenze degli attacchi all’istruzione”, sottolinea il rapporto Education Under Attack che ha identificato almeno 11 Paesi in cui sono state deliberatamente colpite studentesse e scuole femminili: Afghanistan, Camerun, Repubblica Centrafricana, Colombia, Haiti, India, Nigeria, Pakistan, Sud Sudan, Sudan e Yemen. “In alcuni di questi Paesi le scuole femminili sono state bombardate per cancellare il diritto all’istruzione di bambine e ragazze. In altri, ragazze e donne sono state arruolate con la forza, rapite o sottoposte a violenza sessuale nelle scuole, nelle università o lungo il tragitto per raggiungerle”.
Anche la crisi climatica svuota le aule
Un ulteriore fattore di rischio che, negli ultimi anni, sta diventando sempre più rilevante sono i cambiamenti climatici. Secondo l’Unicef, nel solo 2024 almeno 242 milioni di studenti e studentesse in 85 Paesi hanno visto la propria istruzione sospesa o interrotta a causa di eventi climatici estremi.
La crisi climatica non si limita a danneggiare edifici scolastici o rendere impraticabili le strade per raggiungerli. Nelle comunità più vulnerabili siccità e scarsità d’acqua aumentano il tempo che donne e ragazze devono dedicare alla raccolta dell’acqua e al lavoro di cura; alluvioni e cicloni costringono intere famiglie a spostarsi; la perdita dei mezzi di sussistenza rende più difficile sostenere i costi diretti e indiretti della scuola. È così che il cambiamento climatico si trasforma in una crisi educativa: prima interrompe le lezioni, poi rende più difficile il ritorno in classe.
A pagarne il prezzo più alto sono, ancora una volta, le ragazze: “Quando si verifica un evento climatico estremo”, avverte il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, “e le famiglie si trovano a fare i conti con risorse limitate o con un aumento del lavoro di cura non retribuito, le bambine e le ragazze sono le prime a essere ritirate dalla scuola”.
L’importanza dell’istruzione
Garantire alle bambine e alle ragazze la possibilità di frequentare la scuola con continuità e avere accesso a un’istruzione di qualità non è solo una questione di equità: è una delle leve più efficaci per spezzare cicli di povertà che si trasmettono di generazione in generazione.
Una ragazza che rimane a scuola ha meno probabilità di andare in sposa prima di aver compiuto i 18 anni: ogni anno aggiuntivo di istruzione secondaria, infatti, riduce del 6% il rischio di matrimonio precoce e accresce del 20% i suoi guadagni futuri. Inoltre, ha più probabilità di scegliere se e quando avere figli, di accedere a professioni qualificate e di partecipare alla vita pubblica.
Proprio per questo motivo è necessario invertire la tendenza e tornare a investire sull’istruzione femminile. Per garantire il rispetto di un diritto fondamentale, certamente, ma anche per investire nel futuro: secondo la World Bank il costo globale della mancata istruzione femminile per l’economia mondiale va dai 15 e ai 30mila miliardi.
Più opportunità per ogni bambina e ragazza, a partire dall’istruzione
L’educazione è da sempre uno degli strumenti più efficaci attraverso cui Terre des Hommes promuove l’empowerment di bambine e bambini in condizioni di maggiore vulnerabilità, come quelli con disabilità o vittime di esclusione sociale, economica e dei conflitti. L’obiettivo è garantire a tutte e tutti l’accesso a un’istruzione primaria e secondaria di qualità, condizione fondamentale per spezzare il ciclo della povertà e dell’emarginazione.
Particolare attenzione è dedicata agli interventi di Education in Emergencies, nei quali educazione e protezione procedono insieme. Questi programmi non si limitano a contrastare l’abbandono scolastico, ma promuovono anche il benessere psicosociale di bambine, bambini e adolescenti, offrendo loro spazi sicuri in cui apprendere, crescere e ritrovare stabilità anche nei contesti più difficili.
Nel 2025 il 54% dei quasi 325.000 beneficiari diretti dei progetti di educazione realizzati da Terre des Hommes erano bambine e ragazze, a conferma dell’impegno dell’organizzazione nel favorire un accesso equo all’istruzione e maggiori opportunità per le giovani più vulnerabili.