Diritto alla salute: cosa succede se le cure diventano un privilegio?

Diritto alla salute: cosa succede se le cure diventano un privilegio?

Ti sei mai chiesto cosa accade quando il diritto alla salute smette di essere un diritto e si trasforma in un privilegio?

Il diritto alla salute è un tema del quale si discute ancora troppo poco. Quando l’accesso alle cure diventa una possibilità, non un diritto, quel che accade è che si genera una frattura sociale devastante: non più di uguaglianza, ma esclusione; non più dignità, ma sopravvivenza negoziata; non più inclusione, ma confini che separano chi può curarsi da chi è costretto a soffrire in silenzio.

E quando a pagare il prezzo più alto sono i bambini, la questione non è solo un’emergenza. È un fallimento collettivo.
La salute non dovrebbe mai dipendere dal luogo in cui nasci, dal reddito, dal livello di istruzione della tua famiglia, dal genere o dall’etnia. Eppure, oggi, milioni di bambini crescono senza accesso alle cure essenziali, a vaccini, a nutrizione adeguata, a strutture sanitarie minime. In questi luoghi accade che la disuguaglianza diventa una condanna, e questo non deve accadere.

Se il diritto alla salute si spezza

Il divario tra chi può curarsi e chi no

Oggi il mondo è attraversato da una contraddizione feroce: da un lato, scienza e medicina hanno raggiunto livelli straordinari; dall’altro, vastissime popolazioni non riescono ad accedere nemmeno ai servizi più basilari.
Nel mondo 4,6 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi sanitari essenziali, e 2,1 miliardi sono in difficoltà finanziarie a causa delle cure mediche necessarie. Fra queste, 1,6 miliardi vivono in povertà proprio a causa delle spese mediche.

Lo ricorda l’Oms nel suo rapporto annuale pubblicato in vista della Giornata Internazionale della Copertura Sanitaria Universale che si celebra il 12 dicembre. La salute diventa una linea di confine tracciata su mappe di povertà, guerra e discriminazione.
Se nasci nel posto sbagliato o nella famiglia sbagliata, non solo ti è negata la possibilità di vivere sano: ti è negata la possibilità stessa di crescere.

Paesi fragili, infanzie a rischio

I bambini che vivono in contesti fragili o colpiti da conflitti hanno probabilità molto maggiori di essere esclusi dai sistemi sanitari. Le strutture vengono distrutte, il personale fugge, i medicinali scarseggiano.
In queste zone, il diritto alla salute non è un concetto astratto: è una quotidiana lotta per la sopravvivenza.

Le malattie prevenibili e curabili – polmonite, diarrea, malaria – uccidono ancora troppi bambini ogni anno. Malattie che altrove sono diventate rare o facilmente trattabili. La salute, insomma, diventa un privilegio geografico.

Povertà, istruzione, discriminazioni: il peso delle disuguaglianze

La povertà non colpisce solo il reddito: si incarna nel corpo.
Un bambino che vive in una famiglia povera è più esposto alla malnutrizione, alla mancanza di acqua pulita, a condizioni abitative malsane, a una vita più breve.
E tutto inizia molto presto: in gravidanza, con madri che non hanno accesso ai controlli prenatali, e nei primi anni di vita, quando la deprivazione lascia segni irreversibili sullo sviluppo.

Gli studi più recenti mostrano una realtà drammatica: il livello di istruzione dei genitori, in particolare della madre, incide in modo diretto sul tasso di mortalità infantile e sull’accesso alle cure. Laddove non c’è istruzione, la salute diventa ancora più fragile.

È stata osservata una riduzione della mortalità sotto i 5 anni del 31%  per i bambini nati da madri con 12 anni di istruzione (cioè, istruzione secondaria completata) e 17,3% per i figli nati da padri con 12 anni di istruzione, rispetto a quelli nati da un genitore senza istruzione. 

Un altro elemento che deve spingere a combattere non solo la povertà in senso generale, ma anche la povertà educativa: ora è dimostrato dai numeri che studiare può realmente salvare la vita.

Discriminazioni che ammalano

Accanto alle difficoltà economiche, alla povertà educativa, alle situazioni di vita in aree a rischio per conflitti ci sono le barriere più sottili: quelle culturali, sociali, politiche.

Parliamo di situazioni di famiglie e bambini appartenenti a minoranze etniche o religiose, comunità indigene, famiglie migranti o sfollate che vivono discriminazioni multiple, negli ospedali vengono trattati peggio o non vengono trattati affatto (non parliamo del nostro Paese, ma di quei luoghi dove la sanità non è pubblica), nei sistemi sanitari, a volte, vengono ignorati, nelle statistiche diventano invisibili.

La salute dovrebbe essere universale, ma troppo spesso è condizionata dall’identità.

E quando la discriminazione incontra la povertà, il risultato è un cerchio di esclusione quasi impossibile da spezzare senza un intervento mirato e strutturale.

La fragilità dei sistemi sanitari e il prezzo dell’inefficienza

Paesi dove il sistema crolla

Molti Stati non hanno risorse per sostenere sistemi sanitari efficaci. Le strutture sono poche e mal attrezzate. Gli operatori sanitari sono insufficienti e spesso sottopagati.

Molti Stati, specialmente in via di sviluppo, mancano di risorse per sistemi sanitari efficaci, con oltre metà della popolazione mondiale senza accesso ai servizi essenziali. 

Le famiglie devono percorrere chilometri per raggiungere un ambulatorio. E quando arrivano, trovano farmaci scaduti, macchinari guasti, file interminabili, costi insostenibili.

Nei paesi più ricchi, a causa dell’invecchiamento della popolazione, dei costi crescenti e della domanda elevata di servizi medici, diventa sempre più difficile assicurare cure mediche accessibili a tutti senza lunghe liste d’attesa. 

Il mercato che decide chi vive

Un altro nodo inquietante è la privatizzazione crescente dei servizi sanitari. Laddove lo Stato non garantisce cure gratuite o accessibili, sono le logiche di mercato a determinare chi può curarsi e chi no.
La salute diventa un bene acquistabile. E chi non può permetterselo resta indietro.

È una forma di violenza strutturale: una società che accetta che un bambino non venga curato perché povero è una società che ha tradito i principi fondamentali dei diritti umani.

Infanzia e salute mentale: l’altra emergenza

Quando parliamo di diritto alla salute, non possiamo dimenticare la salute mentale, spesso ignorata ma centrale nello sviluppo del bambino.
Guerra, fame, abusi, violenza domestica, sfruttamento, migrazioni forzate: tutto questo si imprime nella mente dei bambini come ferite invisibili difficilissime da curare, soprattutto dove mancano psicologi e psicoterapeuti.

Lo stigma che isola

A peggiorare la situazione c’è il peso dello stigma. In molte comunità chiedere aiuto psicologico è ancora visto come una vergogna. Bambini con disabilità cognitive o disturbi emotivi vengono isolati, nascosti, esclusi dai percorsi educativi.

Quando la salute mentale diventa un tabù, i bambini vengono lasciati soli proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di essere assistiti.

Le conseguenze sociali di un diritto negato

Quando il diritto alla salute viene meno si innesca una catena di effetti che va oltre la sofferenza individuale. Un bambino che cresce senza cure adeguate sarà un adulto con minori opportunità educative, lavorative, sociali. Le comunità si indeboliscono. I paesi restano intrappolati in cicli di povertà. L’uguaglianza diventa un miraggio.

Negare la salute ai bambini significa compromettere il futuro di intere società.
E significa anche rinunciare al principio più semplice e più potente dei diritti umani: nessuno dovrebbe essere lasciato indietro.

Terre des Hommes: difendere il diritto alla salute, ovunque e senza discriminazioni

In un mondo dove il diritto alla salute è ogni giorno minacciato, il lavoro di Terre des Hommes è una risposta concreta e coraggiosa a questa ingiustizia.
Da oltre 60 anni, come ricordato nei documenti ufficiali ci battiamo affinché nessun bambino resti senza cure, senza protezione, senza dignità. Il nostro impegno parte da un principio semplice ma rivoluzionario: la salute non è mai un privilegio, è un diritto inviolabile.

Nel 2024 abbiamo portato avanti 20 progetti di tipo sanitario e nutrizionale in 9 paesi tra cui la Palestina (in particolare la Striscia di Gaza), l’Ucraina, la Siria e la Libia. Nello Zimbabwe stiamo contribuendo a migliorare la dieta di migliaia di bambini e sconfiggere la malnutrizione con programmi di sostegno all’agricoltura.

Se vuoi sostenere queste attività puoi fare una donazione cliccando qui 

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